X-Men Apocalisse e la distinta sobrietà dell’uccello di fuoco

Periodo intenso di visioni di un certo livello. Per intenderci, l’altra sera il dialogo è stato questo:

LUI: dai, stasera guardiamo qualcosa di più serio?

IO: tipo cosa?

LUI: cos’hai da vedere?

IO: lo sai. Ho X-Men Apocalisse, oppure La teoria del tutto e Danish Girl, che non vuoi mai vedere.

LUI: no dai, X-Men no.

IO: allora uno degli altri.

LUI: no ma sono troppo seri. Abbiamo appena visto un film impegnato.

IO: tipo quale?

LUI: Star Wars!

IO: … vero. Guardiamo su Netflix se c’è qualcosa di sensato?

LUI: nah, lo sai che non c’è niente. Dai, basta. Metti gli X-Men.

9

E vorrei sottolineare che era il 25esimo dalla prima messa in onda di Fantaghirò. E io guardo gli X-Men. Non mi riconosco più. Comunque, Apocalisse. L’avete visto tutti quindi SPOILER.

Nuova linea temporale per nuovi e giovani X-Men, tranne Wolverine che è sempre lui ma non ci regala nemmeno una battuta. Del resto Hugh Jackman è alla fine della sua sfolgorante carriera nei panni del supereroe più sexy di sempre e andatevi a vedere ancora una volta la presentazione degli Oscar 2009. Ancora. E ancora. Sta qui. Nessuno riuscirà mai ad eguagliarlo in questo ruolo, né in nessun altro. Fassbender ci prova ma, ragazzo, non ti spogli abbastanza in questo film.

Già.

Dicevamo, nuova linea temporale per gli X-Men, che dopo l’Inizio e Giorni di un futuro passato ci fa vedere come tutto comincia ma in maniera diversa dall’ultima volta, quella della trilogia originale per intenderci. In questa linea, più attinente al fumetto, ci mostrano come gli X-Men sono diventati gli X-Men, e ci faranno vedere in seguito, si presume, come si evolverà la vicenda (cioé come Magneto e Mystica diventeranno di nuovo cattivi) e come appariranno i nuovi personaggi della serie, quelli che già conosciamo. E lo si fa attraverso l’X-Man più potente della storia, il Primo a detta sua, ovvero Apocalisse. Sobrietà.

(Una piccola precisazione: tutto quello che dico su attinenza al fumetto o spiega generale delle vicende al di fuori del film deriva da ciò che il mio collega spacciatore di fumetti e sommo conoscitore del tema mi racconta in macchina la mattina. Dovrei andarmi a controllare di persona la cosa ma è troppo sbattone).

Premetto che di tutti i film Marvel-DC gli X-Men sono gli unici a suscitare vagamente il mio interesse, al punto da non farmi addormentare a metà del film. Credetemi, è un grande successo. Sarà che i primi 2 film mi sono piaciuti, poi c’è stato l’immancabile tracollo, che ha culminato con Wolverine che è stato il film di livello più basso mai visto nella saga. Dopo di lui, non è che l’Inizio e Giorni siano andate bene, per intenderci, ma almeno riprendevamo il senso della storia. Infine il capovolgimento di linea temporale ha reso tutto più interessante. In questo film si prosegue dal 1983: Magneto negli anni marroni ha fatto il suo discorso in diretta mondiale, gli X-Men sono noti al pubblico, si nascondono ma sono anche eroi, Xavier ha la sua scuola alla luce del sole e Mystica salva poveri X-Men ingabbiati per fare soldi e per pietà solidale. Insomma una realtà accettabile, tutto sommato. Ci sono i mutanti, ma possiamo immaginarcelo. Poi la boiata galattica, perché del resto sul fumetto c’è quindi non si sono dovuti inventare nulla di nuovo: il primo X-Men della storia, Apocalisse, viene richiamato alla luce dai soliti seguaci della solita setta che crede che sia un dio e che dovrà salvare il mondo. Se si chiama Apocalisse, la salvezza mi pare un po’ utopica. Questo tizio chiaramente è fighissimo: può assorbire le abilità degli altri X-Men e incarnarsi nel loro corpo per risorgere, accumulando sempre più poteri. Insomma, è davvero un dio. E come se non bastasse va in giro con i 4 cavalieri dell’Apocalisse, che portano le relative piaghe e contribuiscono a incenerire ciò che toccano. Come si fa a vincere contro uno così?

Non si può, ma lo fanno lo stesso grazie all’attribuzione di un potere inimmaginabile alla povera e giovane Sansa Stark che dovrebbe avere un metalupo e un’enorme pelliccia e invece si trova a interpretare la X-Men più potente della storia, Jean. Ma non era l’invincibile Apocalisse? Ecco, no. Non sto capendo.

Brevemente: Xavier ha la scuola per mutanti, gli portano Scott che ha appena scoperto di avere la vista laser e lui si innamora subito di Jean che già stava lì. Lumacone. Lei sogna Apocalisse che sventra il mondo mentre Magneto viene scoperto e gli seccano la famiglia polacca, sbrocca e passa dalla parte sbagliata (di nuovo). Poi Apocalisse entra nella testa di Xavier e lo rapisce, facendo saltare la scuola, così i ragazzini insieme a Mystica e Bestia lo vanno a cercare, mentre Apocalisse distrugge Il Cairo con Tempesta, Magneto , Arcangelo e quella con le armi viola nelle mani che non mi ricordo come si chiama. Serie di immagini da videogioco, poi Mystica e gli altri, presi e ingabbiati da Stryker, scappano grazie a Jean, Scott, Nightcrawler e soprattutto alle zanne di Wolverine che fanno evadere dal buco in cui era stato messo (remember?), e vanno a salvare il mondo. La battaglia pacchianissima si risolve a tarallucci e vino nel momento in cui Apocalisse sta per uccidere Xavier nella sua testa, mentre nella realtà è impegnato a difendersi dal metallo di Magneto e dal fuoco laser di Scott. Ha un cedimento e viene trattenuto da Tempesta e fatto infine esplodere da Jean che non si capisce come dal nulla impara a gestire il suo immenso potere e a sprigionarlo per distruggere uno che teoricamente era più forte di tutti e virtualmente immortale. Sospensione dell’incredulità livello massimo e grossissimo MACCOSA. Poi tutta la storia ricomincia daccapo.

 

Jean è Fenice ed è la supereroina più forte di sempre ma sta dentro una ragazzina piagnona che ancora non ha capito se fidarsi o meno di Ditocorto e che prende le sue vendette grazie ai cani. Ah no, aspe. Da freak of the house diventa in 4 rapide mosse supersicura: controlla la mente delle guardie, libera Wolverine e gli restituisce qualche ricordo (e in cambio lui non la squarta, grande successo!), entra nella mente di Xavier mentre lui sta morendo male sotto i colpi di Apocalisse, cammina nel vuoto sospeso (WOAH) e si trasforma nell’Uccello di Fuoco facendo esplodere il cattivo. Ma non era la Jennifer quella dell’Uccello di Fuoco? No? Abbiamo bisogno di più diversità negli attori.

Ci piace tutto questo? Razionalmente no. È una vaccata pazzesca, c’è gente che vola a destra e a sinistra senza un motivo, c’è pure la vena comica, ci sono situazioni impossibili risolte alla bene e meglio e ci sono case che vengono ricostrutite così, senza progetto, con legname volante e via. Ma andiamo. Dov’è l’architetto? Dov’è l’ingegnere? E a catasto cosa mettiamo?

Eppure. Eppure io lo guardo volentieri. Ho dormito gli Avengers, tutti. Ho dormito Captain America, Thor, e tutte le altre bestialità uscite da casa Marvel negli ultimi anni. Ma gli X-Men per me sono fighi, anche quando sono pallide ombre di loro stessi e anche quando le trame non stanno in piedi. Sarà che mi piace la storia: questo continuo tentare di credere che ci possa essere un futuro comune tra mutanti e non mutanti, la fiducia riposta in Magneto, che alla fine non è davvero cattivo, come nemmeno Mystica. Questo rivedere interamente il personaggio e non mostrarti mai solo il bianco o solo il nero. E poi la gente che ha i poteri più diversi, ma mai eccessivi. Anche Apocalisse muore, come tutti. Non si spiega come, ma muore. Niente dei, niente invincibili Superman o Wonder Woman o Thor o Lanterna Verde. Niente di troppo esagerato da non poter essere sconfitto. Persone fortissime ma in fondo giovani e insicure. Pilotabili. Moribili. Mi piace. Pensa che mi piace pure la vena comica di Quicksilver che mentre la scuola esplode tira fuori tutti sparandoli su un enorme telone e nel frattempo cazzeggia con bibite, cani e pesci rossi. In un altro film lo avrei odiato, qui lo apprezzo e ridacchio pure.

Sarà perché gli X-Men sono la prima saga Marvel uscita al cinema e vista quando ero adolescente? Sarà che è un po’ una coperta di Linus? So solo che non vedrò mai La teoria del tutto, di questo passo…

Ah, felice Natale di menare, bella gente.

Una storia di Guerre Stellari

Furfante Uno. Parliamone.

Tutti dicono bello, figo, finalmente un film di Star Wars fatto bene, si sparano un sacco, la migliore Star-battaglia di sempre, ecc. Ma si poteva fare meglio.

Meglio di così? È da L’Impero colpisce ancora che non si vedeva un film bello di Star Wars! Dice.

Vero, ma questa storia è davvero paragonabile? Discutiamone.

Versione breve SENZA SPOILER.

Il film è discreto, un tantino troppo lungo ma forse sono io che non sopporto più i Blockbuster e dopo 2 ore di menate mi annoio. La trama è ben gestita, i personaggi sono presentati poco però, o sono troppi per darne una caratterizzazione sensata, e nella prima parte ci si dilunga un po’ troppo, a mio avviso, sulla gestione della storia personale dei protagonisti (di cui, diciamocelo, fregasega), ma lo stile Disney impone tragedie familiari e quindi puppiamoci le tragedie familiari. A parte questo, dicevamo, il senso della trama c’è e gli effetti ci sono alla grande. Anche la parte che riguarda l’inserimento nella storia subito prima di Episodio IV è ben curato: dettagli rilevanti, riprese volutamente invecchiate per dare il senso degli anni 70, armature vecchie per gli Stormtroopers, case nel deserto, c’è tutto insomma. E poi c’è la più bella Star-battaglia di sempre, anche se la piana gelata di Hot, vuoi mettere… ma pazienza.

Nel complesso bene insomma. Ma, perché c’è un ma, ricordiamoci che è una storia fuori dal filone, quindi puoi mettere personaggi a caso che nessuno ti criticherà più di tanto, e soprattutto devi usare cose che frullano nel mondo del cinema da 40 anni. Potrai avere idee nuove? Non credo.

Ma veniamo alla parte divertente. Quella piena di SPOILER. Ho detto SPOILER, se non l’avete visto e ci tenete a vederlo senza fregarvi il finale (anche se sappiamo già come va a finire, per intenderci), non varcate questa soglia.

Ah, la parte che preferisco.

Film Disney, quindi ci garantiamo subito tre cose:

  • la mamma muore nei primi 2 minuti di girato;
  • il papà è assente e inutile, e possibilmente cattivo;
  • i protagonisti sono distrutti dal dolore delle loro infanzie rovinate e ne parleranno alla prima occasione.

C’è tutto? Bene, possiamo andare avanti col film.

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Personaggi inutili, dicevamo: chi è il ribbelle più ribbelle di tutti, Saw Gerrera? Dice che è uno della saga delle Guerre dei Cloni, dice. Ma che nome è? Cosa ce ne facciamo? Serve alla storia? Ma soprattutto, che senso ha prendere un ottimo attore, famoso e bravo, e nasconderlo sotto 50 chili di ferraglia al punto da renderlo mezzo androide e se vogliamo anche molto simile a Immortan Joe (l’ho immaginato solo io?) e fargli dire battute stucchevoli e prive di significato? Boh, fate esplodere la città e basta, di tutta la storiella potevamo fare a meno. Bisognava mettere il collegamento, dice, fare andare la Ragazza-topo a prendere il pilota col messaggio, dice, farglielo vedere, dice, fargli capire che il papà è buono, dice, che le vuole bene (e non vogliamo farci anche un bel pianto?)… Più esplosione meno lamentazione.

Dritta nella TOP FIVE delle meglio battute di Darth Vader dopo NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Darth Vader? Ecco, lui è figo: maschera vintage, casco opaco, battuta stupenda mentre strozza l’ennesimo comandante incompetente. Ci piace molto. Vive a Orthanc sulla lava, ma pazienza. Devi rispettare il piacere degli occhi, dice, non cercare di spiegare tutto. Sono donna, devo spiegare. Anche qui: dice che era un’idea in ballo da 30 anni. Se la fai dopo il Signore degli Anelli il paragone viene spontaneo, sorry.

L’Alleanza è la solita manica di imbecilli ma del resto non hanno mai brillato per intelligenza. Troviamo con piacere Comandante Ranocchia al suo posto di battaglia e questo ci da sicurezza. E poi le due astronavi imperiali che si schiantano una contro l’altra e vanno a scassare lo scudo sono decisamente TOP. Tutto quello che il fan vuole. Inoltre la CGI del mega-direttore-galattico della Morte Nera è così figa che sembra resuscitare l’attore, che invece defunse.

Per finire, abbiamo scongiurato la love story inutile tra Ragazza-topo e Vipera-annacquata, e di questo, cara Disney, ti ringraziamo sentitamente.

Insomma, mi è piaciuto o no? Sì e no.

La prima ora ero indecisa se dargli una possibilità, perché mi stavo annoiando non poco. La seconda ora si riprende molto bene e finisce col botto (pure la CGI della principessa Leyla va alla grande anche se più scarsa di quell’altro). In sostanza, siamo in netta ripresa su Episodio VII. Però, visto che quello che conta sono le megabattaglie e le astronavi, perché non fare un film alla Mad Max Fury Road, con 2 ore di fiato sospeso e un continuo rincorrersi? Visto che questa storia è solo un riempire i buchi, perché non approfittare del fatto che i personaggi tirano le cuoia in massa per fare un mega-assalto alla fortezza dell’Impero che dura un’ora e mezza, con tutto l’armamentario necessario (molto bene anche i Camminatori, approposito), tagliando tutta la parte della storia inutile?

Non so voi, ma se facessero un episodio di Star Wars con lo stile Mad Max io lo guarderei a ruota per giorni. Mesi, forse.

Ah, scusate. Siamo Disney adesso.

Non si può più. Rida, Ortolani. Rida.

P.S. Contare le volte che vengono dette le parole ribelle/ribellione e speranza.

P.P.S. Se ogni volta che l’Impero perde un pezzo dei piani delle armi fa saltare il pianeta archivio, ci credo che 30 anni dopo costruiscono un’arma uguale con lo stesso punto debole. Tutto torna. Don’t trust engineers.

Batman V Superman Dawn of Justice e la teoria dello spreco compulsivo del tempo

Ridatemi le tre ore perse a guardare Batman contro Superman versione estesa. Ridatemele. No, anzi, ridatemi le 2 ore e 40 dove non succede assolutamente niente. Salviamo i 10 minuti di pizze in faccia e le battute di Jeremy Irons. Faremo una breve recensione ricca di SPOILER perché sento il bisogno di sfogarmi con qualcuno e parlarne al lavoro non mi basta (e comunque grazie per il supporto morale).

  • Abbiamo Batman che di nuovo rivive l’infanzia segnata dalla tragedia della rapina ai genitori. Ancora. E ancora. E ancora. Dal 1989 non si parla d’altro.
  • Abbiamo Superman che sta sempre in cielo, con la luce del sole alle spalle, o al suolo coperto di folla. Gesù Cristo con un pessimo gusto nel vestire.

  • Abbiamo Amy Adams occhi da cerbiatta che fa la svenevole tutte le volte che casca dal tetto e Clark la prende al volo. Ancora. E ancora. E ancora. Dal 1978 non si girano altre scene.
  • Abbiamo papa Alessandro VI appena più grande di Batman che finge di essere la sua tata e poi gli fa le battute su quanto sia estremamente più figo lui di Bruce Wayne.

  • Abbiamo la donna del mistero che tutti sanno chi è ma non si può dire fino a quando OMMIODDIO ma è Wonder Woman! Chi l’avrebbe detto?? Dai.

  • Abbiamo l’imboccata sulla Justice League di cui, sinceramente, non sentivamo il bisogno.
  • Abbiamo Zuckerberg che finge di essere un pazzo maniaco ma riesce ad assomigliare solo a Tremotino.

  • Abbiamo un megamostro kriptoniano indistruttibile che devasta Gotham. Tanto faceva schifo già prima.

Tutto questo ben di Dio è tenuto insieme alla meno peggio da una scollacciatissima sceneggiatura che prevede delle armi segrete fatte usare ai russi per far credere al mondo che Superman è cattivo e fargli venire i sensi di colpa, perché lui è gnucco e buonone e si beve tutto quello che gli dicono. In realtà si tratta di un astuto piano di Lex Luthor che lo vuole distruggere (senza che si capisca perché) e allora gli mettiamo contro anche Batman (che se ne stava nel suo buco a rimuginare sulla s-figa) e nel frattempo andiamo a creare il megamostro con cui annienteremo molto probabilmente il pianeta. Perché? Che senso ha? Perché non prendere semplicemente la sceneggiatura derivante dal fumetti di Miller? Perché inventarsi una sequela di cretinate di questa portata? Ah ma la boiata più colossale deve ancora venire: Superman va a spiegare a Batman che deve morire perché lui possa salvare la mammina che si è fatta rapire, e per tutta risposta il pipistrello si presenta tutto ricoperto di ferro e comincia a menargli con gli elementi architettonici. Al che scatta la rissa e Batman, di cui l’unica cosa che conta è la deriva violenta, tira fuori la kriptonite e stordisce il ragazzo di campagna. Poi lo pesta coi lavandini e mentre sta lì lì per infilzarlo con un arpione verde (un arpione???? con tutti i gingilli ipertecnologici che possiedi, un arpione??? sul serio?) Clark vocifera che così Martha morirà e qui Bruce di blocca, come una statua di sale. La mamma di Clark si chiama Martha. La mamma di Bruce si chiamava Martha. Fine. Vieni qua bello, pacca sulla spalla, amici per la vita, volemose bene.

Ma state scherzando? Un minuto prima ti apro il cranio con una putrella, un attimo dopo sei il mio migliore amico?

Poi, come da copione, città che esplode, megamostro che incenerisce elicotteri, kriptonite in pancia, Agnello Immolato, anello di fidanzamento, storiacce con donne immortali, bare finte, matti pelati in galera e fine.

Lei è l'unica vera mamma

Lei è l’unica vera mamma

Ma davvero? La mamma? Scusate, ma non si può sentire.

 

Untitled

 

Sarà quasi un mese che ascolto la play di Natale e devo notare 3 cose: primo, il marito non ne può più e siam solo a Santa Lucia; secondo, è sempre più difficile trovare della gente nuova e sensata che canta in modo ascoltabile la roba di Natale, che diciamocelo, è trita ormai; terzo, quando la metto su mi viene il buonumore. Sarà una cretinata, ne convengo, capiterà solo a me magari, ma è così. Quindi, con buona pace del resto del pianeta che entra in casa e sente sempre la stessa roba per 2 mesi, la metto e mi riscaldo. Che poi la stessa roba anche no, son 400 brani, hai voglia a sentire sempre quelli… Comunque, il punto non era questo. Il punto è che ieri sera abbiam guardato la fine di Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e devo dire che me lo ricordavo esattamente brutto così. Son settimane che Paramount Channel propone Indiana a pressione, vai a capire perché. A metà sera giri i canali e compare Sean Connery che fa le faccette da scemo mentre mitraglia la coda di un Fokker e da la colpa ai nazisti. Sempre colpa dei nazisti. L’altro giorno poi c’era tutta la maratona, dal primo al quarto. 12 ore di Jonsy. Inaffrontabile anche col tutto il bene che gli vogliamo. Ci siamo comunque sparati l’ultimo episodio, finché han retto le palpebre e soprattutto la voglia di vederlo nonostante la tristezza, perché ogni tanto ci piace guardare un film brutto per apprezzare meglio quelli belli, al grido di “beh dai, poteva essere molto peggio. Poteva essere orrendo come Spiderman 3”. E niente, a una certa abbiamo mollato il colpo e ieri sera abbiamo recuperato gli ultimi 40 minuti, quelli dove succedono le peggio nefandezze. Perché la prima ora, dai, accettabile. C’è lui che picchia dei russi con una strizzata d’occhio al fan che rivede l’hangar con l’Arca dell’Alleanza, c’è una bomba atomica che fa schizzare il frigo a chilometri di distanza rimbalzandolo nello spazio siderale, ma “ehi, tuttapposto, neanche un graffio, sono Indiana!”. C’è l’Inserviente che fa il boss dell’FBI, c’è il giro in moto dentro l’università, ci sono i greaser, c’è la lingua assurda che tuttavia traduciamo subito perché “ehi, sono Indiana, so tutte le lingue morte del mondo”. E poi ancora ci sono le formiche giganti che mangiano la gente e la scena bellissima in cui la donnella decide di mettere Indiana a parte della sua paternità mentre corrono in auto per la giungla. Insomma, tutto abbastanza accettabile, divertente persino. Poi invece cominciano le vaccate apocalittiche imperdonabili, come l’astronave nascosta nel tempio Maya, con gli alieni di cristallo che sono vivi/morti/imbalsamati, non ci è dato saperlo. E questa costruzione che si smonta come un transformer e nasconde un sacco di tesori che vanno a catafascio nel momento in cui si attiva la baracca. Ma perché stavano lì? Non si sa. Il culmine viene poi raggiunto con la povera Cate Blanchett che purtroppo non riesce ad affrontare con il giusto piglio questo ruolo nefando che le viene appioppato. Sta la, mendicando il sapere, a guardare inebetita l’alieno molto Incontri Ravvicinati e con grande strizzata d’occhi al fan muore bruciata alla vecchia maniera. E poi finisce tutto a tarallucci e vino con prospettive sul futuro. Povera Cate e poveri noi. Mi ricordo di aver dormito durante la prima visione e immancabilmente anche sulla seconda. Un po’ come per i Magnifici Sette: la lunga attesa e la lunga spiega e poi finisce tutto cosi, ad minchiam. Vabbé, tanto fanno il 5. Peggio di così?

Ma dato che abbiamo tirato in ballo l’argomento Saghe e Altre Menate, oltre a essere carica a balestra per Rogue One che essendo fuori dalla trama principale non può fare danni di immagine e quindi può solo essere bello e stupido come piace a noi, ultimamente abbiamo recuperato un po’ di roba lasciata indietro che merita una stenografata al volo:

  • Deadpool. Carino, simpatico, autoironico. Divertente dai, nel complesso. Forse un filo troppo lungo, però non banale come il resto della melma.
  • Antman. Guardabile, tranne che per Michael Douglas che anche no. Aspettiamo Wasp che magari regala.

(Da notare che il mio giudizio medio sui film dei supereroi è ORRIBILE di solito, quindi questi son gran complimenti)

  • Avengers the Age of Ultron. Decisamente NO.
  • Suicide Squad. “Siam la DC, ci pentiam dei nostri peccaaatiii”… e NO. Troppa gente inutile che nessuno sa o vuole sapere chi sia, troppo Will Smith, troppo brodo matto che allunga e troppo poca trama.

Devo ancora vedere X-Men Apocalisse da cui non mi aspetto niente. Sarà un successo.

Sul fronte serie invece grandi gioie date dal palinsesto di Netflix ma anche da roba recuperata. Perché non esiste solo il Trono amici, anche se l’inverno è decisamente arrivato.

  • Stranger Things. SÌÌÌÌÌÌÌ. Sono una drogata del genere, quindi non dirò nulla di più. AMO.eleven
  • Peaky Blinders, stagione 3. Meglio della seconda, almeno grazie ad una novità delle prime puntate, ma in netto calo sullo standard. 100 punti di stile a Polly, versione John Lennon con pelliccia, che cammina al rallenty fumando. Ciao Povery.
  • Penny Dreadful, stagione 1. MAH, c’è del potenziale ma ci sono anche personaggi inutili. Tipo, la strega è meravigliosa e superba, Dorian Gray invece cosa mi significa? Tutto si regge sulle spalle di Eva Green. Non so se guarderò le altre. Anche perché quei vampiri non mi hanno convinto. Ho visto Buffy io, per chi mi prendono, per una fan di Twilight?
  • Brooklyn NineNine. Divertente, senza pretese, corto, idiota. Non è Scrubs e neanche Friends ma si fa guardare mentre stiro, dai.
  • Sense8. Un bel BOH. Si capisce poco, ed è tutto molto nudo, a tratti indesiderato. Vediamo se dalla seconda stagione si capisce meglio. Per ora in pole position di simpatia stanno la bionda islandese e il ragazzo africano. Ma anche la tipa indiana non è male.
  • Narcos, seconda stagione. Pianto e stridore di denti. Lacrime di sangue. Voglia di strapparsi il cuore dal petto. Ma anche gioia nel parteggiare per il cattivo e tentativo maldestro di copiarne il linguaggio sul posto di lavoro. Tutto questo è Narcos. SÌ, prendimi, sono tua.
  • Fargo, stagione 1. Un bel SÌ pieno, sia sul fronte interpretazioni di pregio da parte del nostro beneamato Bilbo Baggins sia da parte di Saul Goodman. E un piacevole recupero dal dimenticatoio degli anni 90 (mi riferisco ad Alex di Roswell che ricompare nelle veci di Gas, il poliziotto idiota). Poi è perfetta per l’inverno, con tutta quella neve. Da vedere di certo. A breve la seconda stagione.
  • Gilmore Girls di Nuovo Insieme, ma anche NO. Niente a che vedere con la serie, care amiche. Guardatelo perché bisogna ma non aspettatevi la brillantezza delle prime stagioni. Sa molto di minestra riscaldata allungata con brodo di dado e rivisitata in chiave simpatica senza che ce ne fosse bisogno. Lode e gloria sempiterna a Kelly Bishop, ma il resto è noia.
  • Luke Cage. Devo finire di guardarlo e fin qui è un FORSE. Molto nero e molto nudo, il che è positivo, visto che gli sparano sempre, ma la trama ancora non mi ha convinto.
  • Longmire, stagione 4. La definirei un PERCHÉ? Troppe cose a caso e troppe sottotrame di cui non frega nulla a nessuno. L’unica cosa che conta è che Kara Thrace alla fine si faccia il capo. Il resto è contorno e bei paesaggi. Pochi in questa serie, a onor del vero.

Ebbasta direi, il resto è routine di cui è inutile parlare. Oh, erano mesi. Bon, se vi interessava, enjoy come dice Gianluca, ma io già lo dicevo molto prima di lui. Altrimenti pace, mettetevi su la play di Natale, cura tutto. Quelle che ci sono in giro son brutte però. Ne ho fatta una al volo ma è mancante delle perle migliori, quindi è da integrare, e da ascoltare con lo shuffle.

6×10 The Winds of Winter ovvero del perché a Cittadella sanno quando arriva l’inverno e alla Barriera no

Ultima e doverosa tappa della Cavalcata Finale, si parla di Trono di Spade ovviamente. Si parla dell’ultimo, bellissimo episodio, che mi costringe a tenere in panchina Jennifer e a mostrare qualche apprezzamento nei confronti del prototipo dell’arcinemica di tutti. Siamo qui per chiudere un capitolo che, quest’anno, ha riservato molte sorprese e che nel complesso si è portato meglio di tanti altri capitoli. Le anticipazioni sulle prossime due stagioni, che si comporranno in totale di 13 episodi, ci lasciano con l’amaro in bocca perché vorremmo che il Gioco dei Troni non finisse mai, ma ogni cosa va conclusa e in merito a questo vorrei appellarmi al vecchio che sta dietro a tutto questo, che si desse per cortesia una mossa a scrivere prima che gli scoppi l’aorta e che non si azzardi a lasciarci senza un finale. Credo siate d’accordo con me.

Ma veniamo al dunque e alla solita infilata di SPOILER!

Burn 'em all!

Burn ‘em all!

Questo episodio è una sostanziale carrellata di personaggi, che tornano tutti sullo schermo (almeno quelli vivi), eccetto il Mastino, che starà affilando le spade in qualche caverna, e Brienne, che si starà godendo la crociera sul fiume con l’attendente dal magico attrezzo. Abbiamo una grandiosa scena iniziale, che illustra il cambiamento al vertice del potere dei Sette Regni in favore della nostra arcinemica Cersei, che con uno stratagemma già pianificato decenni prima da un folle sovrano, brucia contemporaneamente tutti i suoi concorrenti in un solo momento. Goodbye dunque Alto Passero, ci piacevi di più quando facevi il padre idiota della Piratessa nei Pirati dei Caraibi. Goodbye anche all’intera famiglia Tyrrel. Succede, nella vita.

Odio sprecare il vino ma a volte la vendetta lo richiede

Odio sprecare il vino ma a volte la vendetta lo richiede. Confess!

Forse Cersei non aveva previsto che l’inutile figlio si involasse verso il cielo pronto a conoscere più da vicino il selciato sotto al palazzo, ma d’altronde la maga le aveva predetto che i suoi figli sarebbero tutti morti, se ne era fatta una ragione già all’epoca.

... I believe I can fly...

… I believe I can fly…

E se non si ammazzava da solo, forse sarebbe finito in qualche segreta o avvelenato come da tradizione. Tutto per sedersi sul Trono, dannazione. Perderai Jaime, ma ormai lui conta quanto il 4 di bastoni con briscola a spade, quindi checcefrega. Sono ben altri i problemi.

Waitin' for you, Blonde Queen...

Waitin’ for you, Blonde Queen…

Problemi che si materializzeranno presto e avranno la forma di centinaia di navi Targaryen e soprattutto di 3 poderosi draghi, che finalmente prendono il via per attraversare il Mare Stretto, dopo 60 episodi in cui si favoleggiava di ciò. Alleluja. Resta da capire come abbia fatto Varys a passare in pochi istanti dal salotto di Ellaria Sand a Dorne al ponte della nave maggiore dietro alla Blonde Queen. Ce l’avranno portato i suoi uccelletti. Il povero Daario è stato friendzonato e dubito che lo rivedremo (soprattutto dubito che lo rivedremo nudo, purtroppo), ma del resto la Regina deve andare a caccia di marito, e dato che l’unico grosso calibro rimasto nei Sette Regni è Jon Snow, già cominciamo a immaginare come saranno carini i loro figli.

Hand of the Queen, bene, anche questo porta fortuna...

Hand of the Queen, bene, anche questo porta fortuna…

Approposito di Jon Snow, al Nord la ritrovata famiglia felice si sbrodola un po’ addosso sul senso di attaccamento fraterno e infine riceve l’acclamazione popolare dei sudditi, e mentre Jon viene acclamato King in the North non possiamo fare a meno di pensare che la cosa porti una sfiga atomica e che sarebbe meglio se si aggiustasse a più riprese i cosiddetti, fin che ancora li ha. Nel mentre ci viene rivelato dal fratello sciancato che Jon Snow non è altri che il figlio della sorella di Ned Stark, Lyanna, e di un potentato a caso, che secondo la trama dei filmini è un non precisato Targaryen. E già in rete è un fiorire di ipotesi su quale dovrebbe essere il nome originale del bambino, ecc ecc.

Parliamo invece di quanto non si riesca a guardare il giovane Ned

Parliamo invece di quanto non si riesca a guardare il giovane Ned

Si chiama Jon Snow, è il nostro re, e soprattutto ancora non sa una ceppa di niente. Noi sappiamo, chi ha letto il libro sa anche di più, ma probabilmente questo non influenzerà la storia prima di un bel po’. Quindi state calmi. Resta un bastardo.

KING IN THE NORTH!

KING IN THE NORTH!

La bastarda vera però è la nostra beneamata Arya, che utilizzando i superpoteri di Varys è rientrata nel continente e decide di perdere del tutto il contatto con l’umanità infilando nel tritacarne i figli di Walder Frey e confezionando al vecchiaccio una gustosa torta a base di interiora, prima di sgozzarlo come un suino. Applausi ma anche sentite preoccupazioni e sinceri “se ti vedesse tua madre oggi”. Siamo sicuri che questo avverrà presto.

Chi resta sulla lista? Vediamo... Cersei mi pare...

Chi resta sulla lista? Vediamo… Cersei mi pare…

Restano fuori i fuggiaschi col bambino, che arrivano alla Cittadella dei Maestri in tempo per essere ancora una volta trattati male dal maggiordomo e per entrare in biblioteca, con una scena degna di Beauty and the Beast, in cui vediamo appeso al soffitto persino quella specie di astrolabio che campeggia nella sigla. Coincidenza? Non credo. Povero Samwell Tarly, così tanto libri e così poco tempo. Intanto in una qualche altra parte della torre un maestro invia un corvo bianco a tutte le città, messaggio che sancisce l’inizio ufficiale dell’inverno.

Ed ecco in nostro nuovo personaggio preferito!

Ed ecco in nostro nuovo personaggio preferito!

Ma come lo sa il maestro, che è arrivato l’inverno, se non sta al Nord? Non ci è dato saperlo. L’ho letto, in qualcuno dei settordici libri della saga, ma chi si ricorda. Che importa, Sansa ride, voleva vedere l’inverno, papà-Ned glielo aveva promesso. Riderà meno quando arriverà il Night’s King ad abbattere la Barriera, temo.

Vooola, colomba bianca vooola...

Vooola, colomba bianca vooola…

Insomma, le premesse per uno scontro titanico ci sono tutte. Sarà guerra su tutti i fronti e sarà senza esclusione di colpi. Ci saranno anche pochi episodi per raccontarla, quindi fortunatamente non ci sarà molto spazio per le menate allungabrodo.

Bene.

La domanda ora è questa, signori: si aspettano davvero che attendiamo buoni buoni per 10 mesi? Dateci almeno un libro, santamamma.

 

6×09 Battle of the Bastards ovvero dell’opportunità di sfamare i cani

Ora che la fibrillazione da megabattaglia epica è svanita ed ha lasciato il posto all’inquietudine data dall’esito della Brexit, è venuto il tempo per fare alcune riflessioni del tutto superflue sull’ultimo episodio di GoT, prima che esca il 10 e che si vada tutti al mare. Siete davanti alla Cavalcata Finale 2, episodio 9. La Battaglia dei Bastardi. Il Patatone contro il pazzo di Misfits.

Come sempre SPOILER. Ma tanto l’avete vista tutti, che vi frega.

Innanzitutto ci tengo a precisare che c’è molta più figaggine nella parte iniziale dell’episodio che sulla sua conclusione, che è invece quantomai telefonata. Abbiamo infatti la nostra Blonde Queen che si atteggia ancora una volta a salvatrice della patria e decide di dimostrare la propria forza aumentata tanto quanto la dimensione delle zanne dei suoi draghi. E alla faccia dei detrattori, è il personaggio di gran lunga più qualificato a fare carriera e a sedere su quel maledetto Trono di Spade.

Avrai per sempre il mio voto

Avrai per sempre il mio voto

Inoltre questa volta non posso lamentarmi della CGI, perché sebbene i dettagli lontani e le riprese cosiddette aeree facciano alquanto orrore, il drago è venuto molto bene. Decisamente credibile e proprio bello. Si è stimato che nel prossimo episodio in cui lo vedremo sarà ormai diventato Godzilla e sarà alto come l’Empire State Building, ma sinceramente non vedo l’ora che questo accada e che la cosmologia di Martin vada in vacca sotto il fuoco di Drogon. Poi ora che sono liberi e felici tutti e tre, i draghi potrebbero oscurare il sole su King’s Landing e anche questa è un’eventualità gradita che mi farà trepidare in apertura della prossima stagione. Ci sono grandi speranze insomma.

Dov'è l'uomo nel cesso da mangiare?

Dov’è l’uomo nel cesso da mangiare?

Non posso dire altrettanto per le vicende del Nord. Sì, figa la megabattaglia, la strategia, la lotta del bene contro il male, ecc ecc, ma diciamolo, non è stato detto nulla di nuovo. L’unica parte carina e resa bene è quella del principio di soffocamento del Patatone, per il resto abbiamo un misto di Braveheart, Le Due Torri con la battaglia al Fosso di Helm, Il Ritorno del Re con la cavalcata dei Rohirrim e 300. E non la parte bella di 300, ovvero i muscoli finti di Leonida.

Certo. Come no

Certo. Come no.

E subito tutti a inneggiare a Jon Snow come salvatore della patria, quando dopo tre secondi di esercito schierato ha buttato ogni cosa in vacca cadendo nella trappola stupida di un pazzo. Salvato poi sul gong dalla sorella, la vera rivelazione di questa stagione, che avrà promesso una qualche parte del corpo a Ditocorto, il quale da vero signore non entra nemmeno in campo ma sorride distratto dalle retrovie. Il solito signore.

Poi la chiosa, con quel ridicolo confronto tra pesi massimi in cui Bolton scaglia inutili frecce a Jon, che gli arriva addosso e lo pesta di brutto, alla maniera del ghetto. Ma soprattutto i cani, ragazzi, i cani. Gli sceneggiatori non potevano scegliere una morte meno onorevole e più ovvia per lo scuoiatore seriale, facendo meno fatica di così a imbastire la storia. Tasto F8: basito.stanis-la-rochelle-boris-occhi-del-cuore-cultstories

Per carità, l’insieme è del tutto convincente e carico, ma depositatasi l’euforia del momento scatenata dal sangue, dietro le mille comparse e il fango sulla faccia, il contenuto è assai scarno e privo di colpi di scena interessanti a livello di intreccio. giphy

Onore a Wun Wun, l’unico personaggio del Nord che ci lascia quando Tormund, Davos e persino il lupo bianco erano già dati per spacciati, insieme a Rickon che tanto è da sempre inutile come Thiago Motta in questo europeo. E adesso che tutti i bruti e la gente seria stanno a Grande Inverno, come la mettiamo con l’orda di zombie che presto arriverà alla Barriera, trascinata dal quel cretino di Bran, che cerca di sfuggire al suo fato invece di fare un favore al mondo e morire una buona volta?

I'm not a big boy anymore...

I’m not a big boy anymore…

6×08 No One ovvero della rigenerazione dei tessuti

Benvenuti al primo appuntamento con la tradizionale cavalcata finale di Game of Thrones, ovvero il suntoracconto degli ultimi tre episodi di stagione. Devo dire che quando l’anno scorso decisi di intraprendere questa avventura e raccontare la mia versione delle chiacchiere da bar su GoT c’era stata più noia durante la stagione ma molto più pathos negli ultimi tre episodi, dove si cercava disperatamente di mantenere un seguito accettabile. Quest’anno ci siamo trovati davanti una stagione insolita che ha stupito, e non poco, già da subito, per poi calare di livello nella parte centrale, mentre l’attesissimo finale dovrebbe riaprire vari fronti e far parlare di sé per mesi. Ma cos’è tutta questa pretesa serietà? Vogliamo forse sembrare un blog decente? Vogliamo darci delle arie? Assolutamente no, quindi sotto con la fuffa.

SPOILER forevah.

Cominciamo subito bene. E stavolta chiamerò i personaggi col loro nome perché oggi sono stanca. Arya è ovviamente sopravvissuta e si va a rintanare nell’unico posto dove poteva trovare una persona amica, ovvero dall’attrice brava, che adducendo scuse poco credibili tipo “ho pugnalato un sacco di uomini e mi sentivo sempre in colpa, dopo” la ricuce con mano ferma e uso sapiente di oppiacei.

Nel frattempo a Meereen solite chiacchiere inconcludenti a spasso per i vicoli tra il nano e l’eunuco. Di che si parla? Ovviamente di pene. Ragazzi, sembrate uno spogliatoio di pallavolo femminile under16. O una manica di archeologhe al lavoro. Poi Varys parte non si sa bene per dove e i due si scambiano uno sguardo quantomeno inquietante.

Paolo non mi ha chiamato ieri sera, dopo la palestra. Dici che ha un’altra?

Ad Approdo del Re Cersei affoga i suoi dispiaceri nell’alcol, come al solito, visto che si vede entrare in casa quel viscido del cugino con un po’ di Credo Militante a fare la voce grossa.

Quando mi guardi così, Clegane, non sai cosa ti farei...

Quando mi guardi così, Clegane, non sai cosa ti farei…

Fortuna che la Montagna li mette subito a posto, staccando la testa a un pischello in tonaca a mani nude. Sfoggiando tralaltro un bel paio di occhioni rossi dietro l’elmo. Molto bene, bestia di Satana, avanti così. Scelgo la violenza.

Nelle terre dei fiumi Brienne arriva davanti al castello sotto assedio e finalmente, dopo anni di attesa, si può accoppiare con Jaime.

E qui l'internet delle fanfiction si supera

E qui l’internet delle fanfiction si supera

Purtroppo avremmo tutti quanti voluto vedere una cosa del genere ma mi duole informarvi che no, non è successo, e non perché Tormund la sta aspettando a Grande Inverno, ma perché i due non osano confessare la loro passione. Ma c’è stato uno sguardo intenso, quello non ce lo potevano togliere. Poi lei va dal Pesce Nero a cercare di farlo ragionare e fallisce. E sticazzi, almeno ho rivisto il mio unico amore.

LOVE

LOVE

E il Mastino? Cosa fa nel mentre? Ma quello che gli riesce meglio! Taglia teste in giro per i boschi, per svago. Riesce persino a trovare Dondarrion e la sua banda senza vessilli mentre stanno impiccando tre fuoriusciti del gruppo e a farsene dare due da uccidere. Poi, colmo della bestiaggine, si frega uno stivale all’impiccato mentre ancora soffoca. Un signore, insomma. Ah, il Cane è tornato in tutto il suo splendore.

Robin Hood e i suoi allegri compagni

Robin Hood e i suoi allegri compagni

Ma torniamo a bomba. Il nuovo bambino infame, e parlo di Tommen, riesce a farla ancora più grossa scavando una fossa ancora più profonda sotto i piedi dell’adorata mammina. Che amore di figlio. Non è giusto che i processi si tengano per singolar tenzone (metodo in effetti alquanto discutibile, ma che garantiva vittoria sicura alla cara Lannister), facciamo che da oggi si torna al vecchio sistema, ovvero il giudizio tramite 7 septon. Sicuramente imparziali. Sicuramente appellabile. Sicuramente in ambiente equo e giudicato da pari. Democrazia! Ah no, vero. Monarchia. Eh, allora è giusto.

Ed è subito gomplotto

Ed è subito gomplotto

Sul fiume, ancora, Edmure Tully consegna il castello per non far trucidare il figlio, Jaime entra trionfante mentre Brienne fugge in barca con Podrick e il Pesce si immola per la causa, come uno stolto, o un vecchio stanco della vita. E speriamo di non rivedere più questo postaccio infernale.

Infine, la Bastarda trova ovviamente Arya mentre ancora sta a letto a riprendersi e a leccarsi le ferite, ma lei sguiscia via come un gatto e corre, corre, corre, come nemmeno Forrest ha mai corso, per i vicoli di Braavos senza che le si apra nemmeno un punto (ricordiamo agli utenti che il giorno prima ha subito 3, forse 4 pugnalate all’addome, dovrebbe essere morta). Poi cade giù per una scalinata stile carrozzina della corazzata Potemkin, facendo spremute di frutta e verdura, e qui si apre la pancia.

Oh no, il centrifugato di arancia, carota e mela no!

Eh, non poteva durare amica. La Bastarda sempre dietro con lo sguardo satanico e le movenze da robot, ovviamente. Ma Arya non si arrende, si trascina in piedi sanguinante e caracolla nei vicoli, fin dentro un antro semibuio, che ovviamente era il posto dove dormiva con la spada. Eccerto. E qui, il miracolo. Invoca Wolverine e le si chiudono i punti, mentre secca l’unica fonte di luce e chiaramente uccide la Bastarda. A cui dopo strapperà la faccia per andare ad esibirla all’Uomo senza Volto, che le sorride mentre lei gli dice che tornerà a casa. Alé! Punti fitti per lei! Immortalità!

YOU LOOSE

YOU LOOSE

Scusate, mancava il pezzo conclusivo: Tyrion riesce a far bere e raccontare barzellette persino quei due manici di scopa di Missandei e Verme Grigio, peccato che sul momento la sai l’ultima arrivino i Padroni con le navi e comincino ad assediare la città. Coi trabucchi di fuoco dai velieri. Non ho mai visto niente di più assurdo. Sospensione dell’incredulità. Quindi, al culmine di un utilizzo frettoloso e scadente di CGI in un risuonante MACCOSA, ecco che atterra sul terrazzo della piramide la nostra Blonde Queen, pronta per salvare la situazione. Fine.

Ah, che trama, che intreccio, che colpi di scena. No, niente di tutto questo, grandi allungamenti di brodo per poter fare poi il finalone col botto. Dicesi che il regista delle ultime due puntate sia lo stesso che diresse la puntata degli zombie della scorsa stagione. La ricorderete senza dubbio come la puntata più travolgente e monotematica dell’intero telefilm. WWZ più Vikings più Pompeii tutto in mezz’ora, e la trovate qui, se avete voglia di rivivere le scene salienti. Ma anche no. Comunque, si preannunciano due grosse battaglie, di cui la prima è la lotta finale per Winterfell, alla buon’ora. Poi si dovrà in un qualche modo risolvere la situazione rovente creatasi a Meereen. E poi c’è un sacco di gente che deve arrivare a un punto. La vera domanda è: resusciteranno ancora qualche morto? Perché ci sarebbe, in realtà, e il momento è propizio. Ma chi può dirlo. Questa e altre vaccate, la prossima settimana. See ya.

6×07 The Broken Man ovvero della fissità della scenografia

Alé, un altro episodio è andato, ci stiamo avvicinando al gran finale, ma i passi sono lenti e scricchiolanti. Il pathos l’abbiamo perso per la via e ci aspettano solo polpettoni che riguardano personaggi di cui, personalmente, chissene. Inoltre il marito ha totalizzato più di me al FantaGoT e questa cosa è inaccettabile. INACCETTABILE.

Ma andiamo ad esplorare e ad eviscerare questo turno. Ovviamente SPOILER. E tante nuove gif di Jennifer.

Carramba che sorpresa! Dopo un orribile sbudellamento e una frattura esposta in avanzato stato di cancrena, il Cane è vivo! Ed è qui! E ha ancora l’uso di tutti gli arti! E se possibile, è ancora più brutto di prima! Basta punti esclamativi, non ce ne frega niente. Ora, cosa starà facendo, il nostro buon vecchio Mastino assetato di sangue ma pentito delle sue malefatte? Ma ovviamente costruisce case con gli hippy della foresta, ed è subito Contea. Mentre scorre sullo sfondo lo stesso paesaggio di sempre, l’unico accesso al mondo esterno che la produzione ha, evidentemente, si parla di Sette Dei, di perdono, di volemose bene e altre fregnacce del genere.

Il Cane che mangia al Corno alle Scale…

Ned Stark solleva un enorme spadone al Corno alle Scale…

Ditocorto parla del suo pene al Corno alle Scale…

Il Mastino che si pente delle sue azioni al Corno alle Scale

Poi arrivano i predoni al soldo del pazzo che non può morire, di cui non ci poteva fregare di meno da almeno un paio di stagioni, e la festa finisce. Carneficina generale a cui ovviamente solo il Cane scampa, e via, si raccoglie l’ascia di guerra. Se ci stupiamo della resurrezione di Jesus Snow, il Mastino è inamoribile peggio del Demonio.

Ma andiamo al Nord. La squadra procaccia-truppe parte all’attacco, alla ricerca disperata di uomini da portare a morire sotto le mura di Grande Inverno. E qui conosciamo un personaggissimo, che se fosse stato tutto in mano sua, avremmo già smesso di chiederci chi vincerà da un pezzo. Si tratta di una cinnazza implume che si ritrova ad essere il capo della baracca all’Isola dell’Orso, essendo unica superstite della sua razza. O quasi, visto che Jorah è in giro dietro alle sottane di Kahleesi e poi è indesiderato sul continente. Ma ce la farà, è una roccia. La ragazza, dicevamo, ha più palle di tutti gli altri personaggi messi insieme (eccetto Kahleesi) e conferma sempre più la sterzata girlpower di quest’ultima stagione. Non ne vuole mezza dei due tristi Stark ma alla fine si fa persuadere da Davos, che sa come trattare le ragazzine quando non le vede bruciare, e concede i suoi soldati. Ben 62. E sticazzi. Ma sono bravi eh. Fidatevi.

Al Sud la noia si aggiunge alla noia, anche se ci piace sempre vedere Cersei che viene presa a pesci in faccia da chicchessia. Nella prossima puntata mi aspetto che il maestro Pycelle le dia della baldracca davanti a tutti, così tanto per gradire. Inoltre è un po’ che non beve, quindi perde punti in modo vertiginoso. 

In un qualche porto che sa tanto di Tortuga, i Fratelli del Destino del Ferro decidono il da farsi mentre Yara si esprime in tutto quello che veniva molto bene al fratellino prima di essere deprivato del suo organo principale. E qui l’HBO utilizza il bonus tette con addirittura l’extra bonus lesbo, per ridare fiducia ai fans.

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Potete sentire i singhiozzi di Theon in sottofondo, se ascoltate bene

Nelle terre dei fiumi ecco invece riemergere dalle Sabbie del Tempo il Pesce Nero, che dopo un breve scambio di opinioni con l’insipido cetriolone Jaime lo invita a cavarsi dalle balle con stile, mentre Bronn, la vena comica, si lamenta che ancora non ha scalato abbastanza strati sociali.

Infine, la nostra cara ragazza sperduta, che ha riacquistato una dignità dopo aver cambiato visagista, si compra un passaggio per il continente ma viene sgamata come una lattante mentre guarda il tramonto e conseguentemente bucherellata senza ritegno.

Mai fidarsi della vecchia

Mai fidarsi della vecchia

Sfugge alla Bastarda aguzzina gettandosi nel fiume, ma ce la farà a farsi curare prima di morire dissanguata sui gradini di qualche casa? Se ce l’ha fatta il Mastino, ci sono grandi speranze.

Pronostici per la prossima puntata? Chiacchiere senza succo a Mereen, manovre tattiche dell’Alto Passero, comparsata di Bran il Rovinafamiglie, arrivo di Brienne nei fiumi con massimo colpo di scena della serata. In pratica, comincio a fare il caffè.

6×06 Blood of my Blood ovvero della noia

Esatto, la noia. Sapevo che sarebbe successo, non possiamo pretendere 10 episodi scoppiettanti e ricchi di pathos. Potremmo, ma bisognerebbe andare giù agli studios con una quantità tale di Dothraki che poi chi li campa? Quelli mangiano carne. Veniamo subito al sodo che poi devo preparare la borsa per il weekend.

SPOILER. Come sempre.

Nasone perso nel pianeta dei sogni vede cose a caso e si sveglia giusto in tempo per dire a quella sfigata che se lo porta in giro che, incredibilmente, gli zombie li hanno trovati. Ma no, ma che grande scoperta. Però intervengono le Aquile (perché di questo si tratta amici) nella persona di Zio Benjen che campa di conigli crudi al di là della Barriera da tipo 5 anni insieme alle elfe della foresta. 

Si sta una favola da dispersi in guerra

Non mi sento nemmeno di esprimere lo sdegno per questa clamorosa vaccata. Ma soprattutto, chi era allora l’Estraneo “buono” che salvò Sam e Gilly dai bruti? Il corvo a 3 occhi? Aveva gli occhi blu, me lo ricordo. Qua non ce la raccontano giusta. Ma chissenefrega, tanto finirà tutto a tarallucci e vino in un grande riavvolgimento perenne del tempo, stile Torre Nera di King.

SHAME

SHAME

Nel pianeta della noia invece abbiamo Sam e Gilly che bla bla bla. Noia. Non vale la pena di essere scritto. E poi a Delta della Acque… idem come sopra.

A Braavos la nostra mitica Leyla Viendalfreddo si impietosisce ancora una volta e salva la sua vittima, attirandosi le ire della Bastarda e dell’Uomo Senza Volto. Come ai bei tempi, va a dormire sotto un ponte con la spada in braccio, in attesa del nemico.

Ucciderò la parrucchiera alla prossima occasione

Ucciderò la parrucchiera alla prossima occasione

Siamo tornati alla seconda serie e non lo sapevamo.

Nel mondo civile invece ecco che tutto è pronto per una nuova cavalcata della vergogna, gli animi si scaldano in attesa delle tette della Regina, quando appare l’esercito Tyrell in tutta la sua magnificente CGI da 4 soldi a reclamare il potere sulla cara figlia.

SHAME

Septa del mio cuore, non hanno lasciato che ti esprimessi…

Ma ribaltone! Non se ne farà nulla (e qui potete vedere la faccia di Septa Unella creparsi quando capisce che non può sventolare la sua amata campanella davanti a tutti): il re sta con l’Alto Passero e per la ventordicesima volta i Gemelli del Destino, genitori del pio sovrano, vengono scavalcati e presi a pugni in faccia. Ma possono ancora darsi della lingua con passione.

Almeno ho visto la finale di Champions

Almeno ho visto la finale di Champions

Nulla dalle terre del Nord e dai mari del Ferro. Accenni di vita invece nel mare Dothraki, dove la nostra amata Bionda cavalca, cavalca e infine ritrova il suo drago perduto. E qui mi mangio le manone perché non l’ho schierato nella formazione del FantaGoT e invece eccolo lì! Gigantesco e fluttuante mentre sfoggia a più non posso la sua CGI.

Bentornato tesoro della mamma, ti trovo sciupato. Mangi?

Bentornato tesoro della mamma, ti trovo sciupato. Mangi?

E via, arringhiamo le folle perché sono indubbiamente la più figa di tutti e se ne accorgeranno presto. Sempre che Drogon qui non abbia fame e decida di arrostire una fetta del mio esercito.

Tanto poi Bran manderà tutto a puttane di nuovo.

Cosa ci attenderà nella prossima puntata? Allegria, che sarà la numero 7, ovvero l’inizio della Cavalcata Finale! E poi potremo tornare a parlare d’altro.

6×05 The Door ovvero della necessità di acquisire un fermaporte solido

Bene, ora che ho infilato un limone nel sedere di un pollo e collocato il tutto in forno, come ci insegna la buona Anna Moroni, ho circa un’oretta per dedicarmi a questo passatempo. Lasciatemi dire che non trovo parole per esprimere la costernazione provata nel momento topico della puntata, che già in molti si affannano a definire come “una delle più belle di sempre”. Ragazzi, freniamo gli entusiasmi. Sì ok, ondate e ondate di zombie brulicanti, ma andiamo, si era già visto nella quinta stagione. Vogliamo mettere i draghi che arrostiscono la gente? O la Montagna che cava gli occhi alla Vipera? Quelli erano bei momenti… Comunque devo riconoscere che il trend delle ultime due puntate è stato decisamente positivo, nutro ancora grandi speranze per il futuro e dunque lascio ancora in panchina Jennifer Aniston. Esploreremo più avanti il mondo Gif per trovarne una che esprima adeguatamente la sincera commozione. Non parlo di tristezza vera perché su, andiamo, è un telefilm. Eddai.

Comunque. Volevo avvertire tutti quelli che non mi hanno avvertito (e sì, parlo di voi) che Seriangolo ha riaperto il Fanta Game of Thrones, che potete trovare qui, e che può essere un divertente modo per far giocare la scimmietta sulla vostra schiena, che ormai sta diventando un orango e presto vi mangerà la testa. La mia ormai parla e vuole carne sanguinante. Trattasi di giochino di ruolo basato sulle regole del Fantacalcio e strutturato come Risiko, con territori da conquistare e caratteristiche personali, basate ovviamente sui personaggi di GoT. Lo scopo è fare più punti e conquistare così il Trono di Spade, insieme alla propria casata di elezione, schierando di volta in volta i personaggi che avete comprato nel mercato e che faranno tanti più punti quanto più compariranno in video e sfrutteranno le loro caratteristiche vincenti.

Questa era la spiega forbita. Ma la cialtronaggine che mi contraddistingue mi impone di dirvi questo: è un gioco nerd da couch potato come pochi altri e già mi piace un botto, anche se non leggerò mai le regole e non vincerò nulla visto che entro a metà stagione. Che mi frega, ho comprato i draghi. E sticazzi, vi brucio tutti.

flaming

Basta cincischiare, che il pollo si cuoce intanto. La parte figa. SPOILER REGAZ.

Questa Gif merita di invadere l’internet

Nel Nord civilizzato non succede quasi niente, come nella migliore tradizione: Sansa la figa decide di incontrarsi in segreto con Ditocorto, umiliandolo davanti alla gigantessa, e apprendendo così che suo zio sta marciando verso Grande Inverno con un esercito. Urrà per il Pesce Nero. Ma non diciamolo a nessuno che hai visto AlluceValgo, mentiamo al fratello musone, che nel mentre si attrezza per andare a convincere qualche lord minore a parteggiare per lui. Facile, può sempre aprire la camicia e far toccare le cicatrici alle folle, al grido di “vi farò pescatori di uomini”.

Sulle divertentissime Isole del Ferro comincia l’acclamazione di re, e dopo una buona partenza di Asha/Yara, ecco intervenire lo zio malvagio Euron che mette in campo la sua arma migliore: il pene. Io andrò a sposare la bella Targaryen, e tu cosa farai, donna?

Misogino. Bon, andiamo a fregargli le navi mentre lo incoronano affogandolo. Come può essere un buon sovrano se muore per un minuto? Quanti neuroni può conservare? Dettagli, costruitemi le navi che devo uccidere i miei nipoti.

Arya nelle terre del non ci frega niente si picchia ancora con la bastarda senza nome e, ovviamente, le prende, ma il tipo losco decide che è pronta per avere un’altra possibilità di uccidere la persona indicata e le affida un incarico casuale, mandandola a teatro, pettinata in maniera imbarazzante. Leyla come al solito simpatizza con la vittima ma il dado è tratto.

Leyla de Noaltri, sì ma più brutta

Leyla de Noaltri, sì ma più brutta

Nel mentre, nelle terre dei cavalli il povero Jorah viene friendzonato definitivamente, nell’area rocce per la precisione, e dopo un intenso scambio di sguardi, parte verso l’ignoto. Addio, ci mancherai. Ma anche no.

Io ti amoooooo, ma sono pietraaaaa. Non si sentooo

Io ti amoooooo, ma sono pietraaaaa. Non si sentooo

Tyrion e Varys si intrattengono con una sacerdotessa del Dio della Luce e bla bla bla. Scherzavo, ecco un buon momento per lei! 

Oltre la Barriera succede invece l’impensabile: Nasone scopre durante le sue visioni che a. i megamostri blu immortali sono stati creati dalle piantine, per difendersi dagli uomini, b. la cosa gli è evidentemente sfuggita di mano, c. il signore delle tenebre lo può vedere nel sogno e pure scoprire dove si trova. Ragazzo, hai mandato tutto in vacca. Ora ci tocca di sacrificare una tonnellata di personaggi per te. Sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quindi, per difendersi dagli invasori morti, mandiamo al macello, nell’ordine: le piantine, che tanto hanno combinato il casino in antico, quindi se lo meritano; l’albero guida, che ormai non serve più; Estate, povera bestia, perché non potevi uscire un superpotere a caso tipo gli occhi fiammeggianti; Hodor, che ci lascia con la spiegazione del perché ha il cervello fuso su quest’unica parola. E sì, Ragazzo, è di nuovo colpa tua, complimenti. Bella prova.

La grande morte da eroe di Hodor, che viene elargita a pochi

La grande morte da eroe di Hodor, che viene elargita a pochi

Concludendo: Bran sa di poter riavvolgere il tempo? Ci aspetta un mega Butterfly Effect come gran finale, tipo che si squartano alla grande e muoiono tutti per arrivare al trono ma alla fine Bran torna al momento in cui sale sulla torre e non sale, non facendo succedere niente? Queste sono le cose che mi fanno dormire male la notte. Ah, non avere una mazza da fare oltre ad un lavoro inutile e ripetitivo. Meno male che ho comprato i draghi e sono più tranquilla.

Ping. Il pollo è pronto.

6×04 Book of the Stranger ovvero della cecità dell’amore

Udite udite: mi devo smentire, e non capiterà spesso. Questa serie sta cominciando ad entusiasmarmi. Forse avevano ragione quelli che non hanno letto i libri, che tanto vale vederselo senza sapere niente, così non si recrimina e ci si può godere il momento. Quando uscirà il 6 io lo leggerò, ovviamente, ma adesso sono costretta a dire che la svolta che aspettavo è arrivata, la serie sta entrando sul vivo ben prima del previsto, e questo è molto bene. Oggi perciò niente Jennifer Aniston. Tornerai, non preoccuparti, non resterai in panchina a lungo, ci saranno altri scivoloni da commentare. Ma non oggi, oggi vogliamo essere positivi e fiduciosi. Come se fosse Una Nuova Speranza.

SPOILER, PEOPLE.

La Roscia è finalmente arrivata al Castello Nero, senza venire stuprata, rapita, malmenata o insultata lungo il percorso e, cosa ancora più incredibile, è arrivata prima che il fratello partisse. SANTI NUMI, è dalla prima stagione che questi figli della lupa vagano per il mondo senza incontrarsi mai, senza sapere nulla gli uni degli altri, condannati a rincorrersi in eterno, ma ora basta, SANSA è arrivata, Sansa ha detto no al continuo sminuire del suo personaggio, Sansa vuole partecipare ai giochi, Sansa c’è!!! E mentre abbraccia/solleva il fratello, che è alto una testa meno di lei, ha già in mente tutto.

... imbarazzante...

… imbarazzante…

Perdonami, ero una ragazzina sciocca, ora che sono navigata devi aiutarmi, sono pur sempre pulzella e schifo le armi, per questo ho bisogno di te. Andiamo a casa, massacriamo il Pazzo di Misfits che ha osato appoggiare le sue luride mani sulla mia schiena, lui e tutto il suo esercito, e riprendiamoci quello che è nostro. Ecco, questi sono i miei maroni, li appoggio qui sul tavolo.

Nel frattempo Tormund Barbarossa nota le sensuali fattezze di Brienne la Uoma ed è subito amore

Nel frattempo Tormund Barbarossa nota le sensuali fattezze di Brienne la Uoma ed è subito amore

Enorme soddisfazione da parte di tutto il popolo di GoT. E uno pensa subito che il resto della puntata sia inutile, e invece no! Meraviglia! Certo, ci sono anche un po’ di avanzamenti millimetrici in alcune saghe: Theon torna a casa dalla sorella e siccome si fa schifo da solo si sottomette a lei, che è il vero uomo di casa, diciamocelo. Tyrion chiacchiera coi nemici e riesce a farsi detestare da Verme Grigio e Missandei per questioni irrilevanti di schiavitù, ma questi sono solo minuti di brodo tra ColpodiscenaA e ColpodiscenaB. Cersei continua a dare spallate al Consiglio Ristretto del Re, riuscendo a fare breccia con la notiziona del giorno, estorta all’inutile bamboccio seduto sul trono: la Regina Gnocca deve fare ammenda davanti al pueblo ignuda e rasata, proprio come lei.

Septa Unella, regalaci il tuo sapere!

Septa Unella, regalaci il tuo sapere!

Ma la Nonna di Spine non può permetterlo, la sua bellissima bambina, quindi sì, mandiamo l’esercito dei Tyrrel a liberare il mondo dai Passeri. Che onestamente hanno un po’ rotto le balle, suvvia. Ma non è tutto, tra ColpodiscenaA e ColpodiscenaB introduciamo anche il figlio della cugina della bisnonna del pronipote di quella che aveva il cane giallo e abitava in via delle Nespole ad Abbiategrasso. Sono talmente tanti mesi che non lo vediamo, e francamente è così inutile che nemmeno ne sentivamo il bisogno, ma ecco che il cugino nato male della famiglia Stark si palesa, brutto come i debiti e simpatico come un gatto attaccato ai maroni, e sta lì, ebete, a fissare un falco.

Se pensavate che Brandon Stark fosse cresciuto male...

Se pensavate che Brandon Stark fosse cresciuto male…

Insieme a lui però abbiamo il sempre ottimo e viscido Ditocorto, grande istrione e salvatore di sceneggiatori. AlluceValgo dunque, presentandosi fa notare che Sansa gli è stata “rapita di mano” e inculca nel pupattolo la necessità di andare a trarla in salvo, ora che anche i Frey, privati di un erede e della donna cannone, si trovano nell’impiccio di dover muovere guerra ai Bolton. Che son cativi eh, ma mica sono infiniti o eterni. Dai su, ce la potete fare.

Ma basta dileggiarci in sottotrame, eccoci al gran finale. Figone dei Mercenari e Vecchio Orso son lì che fanno l’ultima tappa del Campo 16 dell’Azione Cattolica a Monte Sole, e durante l’hike si raccontano i loro dubbi adolescenziali:

“tu sei troppo vecchio e lei è selvaggia, non sei abbastanza vigoroso per sopportare il coito.”

“cheddici come osi ti squarto all’istante, sono come Attila e posso andare avanti tutta la notte!”

Quand’ecco che l’orda infernale dei selvaggi viene avvistata dietro la collina.

Mad Max io ce l'ho più lungo di te

Mad Max: io ce l’ho più lungo di te

“Presto, introduciamoci nel campo senza armi, la troveremo e la trarremo in salvo. Guarda i vicoli, attento due energumeni ubriachi, tu insegui quello che scappa, questo me lo intorto io.”

E meno male che Figone aveva il coltello o stavate muerti male. Nel mentre la Madre del mondo sui Draghi nella Tempesta con lo Stallone che salva gli Uomini Bruciati parla con le vecchie e si augura di non finire in catene di nuovo, ma uscendo a fare plin plin ecco che si ricongiunge coi salvatori, che però respinge. Così inizia il giudizio del “cosa ne faremo mai di questa strafiga illegale”, in questa megatenda dove sono riuniti tutti i Khal, solo per questo evento.

Sotto un unico tetto.

Tutti.

Ci sono solo loro, qualche braciere e una tenda nomade.

Fatta di paglia e pelli. Forse imbevute di olio o grasso.

O petrolio.

O benzina a questo punto.

Come può finire, quando entra Khaleesi e spiattella di nuovo la sua lista di nomi ed attributi, col sogghigno di chi sa che non sarà un bello spettacolo? E niente, quelli ridono ma “ops, farò cadere a terra questo braciere, e poi anche quest’altro”, e tutto prende fuoco in un decimo di secondo. E per la seconda volta eccola lì, nuda, davanti alla folla adorante.

Attenzione VM14

Attenzione VM14

Credo che la cosa stia iniziando a piacerle.

Cos’altro dire? Nulla. Ci sono le tette, e avevo sbagliato. Ci sono i colpi di scena, e avevo sbagliato. Non ci sono i draghi ma, ehi, non possiamo avere tutto. L’unico appunto che mi sento di fare è che mostrano fugacemente la Septa del mio cuore ma non le fanno dire la magica battuta (perché??? Vivo solo per questo!!). Ah, Osha muore troppo in fretta. Sadness.

In definitiva, questa è davvero Una Nuova Speranza.

6×02 Home – 6×03 Oathbreaker ovvero dell’assenza di CONFESS

Sono basita. Perché nessuno mi ha informato del FantaGoT PRIMA della chiusura delle iscrizioni? Così ora mi tocca aspettare fino alla quinta puntata? Perché? La mia vita ha bisogno di cretinate come questa per superare i momenti di noia esistenziale, io mi fidavo di voi… Niente, nella vita vera sono circondata da persone serie e a quanto pare incapaci di applicarsi nei giochi di ruolo. Nella vita finta non conosco nessuno. Che tristezza. Beh, ora vi ho avvertito, queste menate stupide da sepolti in casa io LE VOGLIO SAPERE! DITEMELE!

Grazie.

Torniamo alle cose serie. 6×02 Home si è dimostrata la ciofeca tipica che ci aspettavamo a questo punto della storia e 6×03 Oathbreaker non è da meno. La lentezza che si percepisce tra fine aprile e inizio maggio è proverbiale e leggendaria. Sappiamo ormai le tre scomode verità:

  1. Il drago costa TROPPO, quindi non vorrete mica usarlo in grande stile adesso che siamo all’inizio? Non avete imparato niente? Ne trovo centinaia come voi, di sceneggiatori cresciuti a Snickers e Dragonball.
  2. Le tette bisogna che le risparmiamo, poi dicono che facciamo i porni e visto che ormai ci guarda tutto il pianeta e non più solo gli infoiati del fantasy, bisogna che ci diamo un tono. Serietà, perdinci.
  3. Le grosse scene splatter le teniamo per la fine di maggio, meglio la prima di giugno, quando la gente starà cominciando a chiedersi chi gliel’ha fatto fare di guardarsi Sentieri per il Trono. E a quel punto molliamo la bomba e tutti a fare OOOOOOHHH per 6 mesi.

Riassumiamo dunque queste puntata, brevemente che mi pare che siano state noiose bastantemente.

SPOILER raga, SPOILER. Telefonatissimi.

6×02. Abbiamo Nasica nella Neve che rivede un’infanzia non sua e poi parlano. La Regina Cattiva che si intristisce, arriva il re bambino e parlano. Jamie minaccia l’Alto Passero (ma potrà essere un nome) ma purtroppo parlano e basta. Davos-non-sono-Jean-Reno che non sa cosa fare con gli altri, e parlano. Il re del ferro muore (male) ma si sapeva già, e poi parlano del futuro. Che non ci interessa per niente. Il Folletto si ubriaca e si fa venire in mente un’idea folle (ommioddio un drago! Due! Sono lì! Ah no, basta) e parlano.

Fufiiii, vieni bello, vieni...

Fufiiii, vieni bello, vieni…

DareDevil le prende ancora e ancora, poi arriva l’Uomo del Mistero e parlano, poco fortunatamente. Il pazzo di Misfits si libera dell’inutile peso del padre (colpo di scena!) e poi parlano.

L'intenso sguardo di Walda (che ha partorito un'ora prima) e già sa che la situa le sta sfuggendo di mano...

L’intenso sguardo di Walda (che ha partorito un’ora prima) e già sa che la situa le sta sfuggendo di mano…

La gigantessa si intrattiene con Sansa e parlano. Davos-smettetela-non-sono-Reno va a prendere la Vecchia e la convince a fare le magie, e parlano. Gesù risorge, miracolo della Pasqua! Incredibile! Fine.

E non mi dite che non lo sapevate. E poi ditemi se non ho il dono della sintesi.

Guarda caro, ci interessa altro al momento, sposta quella gamba...

Guarda caro, ci interessa altro al momento, sposta quella gamba…

6×03. Gesù è risorto ma non sa perché. Indovina, tesorino, i tuoi amichetti ti amano e vogliono che tu li guidi verso l’infinito e oltre (e vogliono sapere baggianate tipo cosa c’è nell’aldilà) ma tu ti sei schifato degli umani perché tu quoque Ollie, fili mii. Via. La mia guardia è conclusa. E tutti quelli che stanno confluendo verso il Castello Nero per te e solo per te? Sticazzi.

Giustizia è fatta.

Giustizia è fatta.

DareDevil ha imparato a parare i colpi della bastarda e riesce persino a darne indietro 2 o 3. Pronta per la prova del nove, sempre e solo quella ragazza, sempre quella. Passata, 8+, puoi riavere gli occhi.

Stronza, sarai la prossima sulla mia Black List

Stronza, sarai la prossima sulla mia Black List

Canappione nell’Albero vede un altro spezzone di padre morto e si accorge (finalmente) che gli hanno raccontato delle zecche per 10 anni (e dai dai dai che ho ragione io e finalmente si scoprono le trame segrete di Ned Stark). Ma comunque parlano eh, oh se parlano. Dialoghi inutili a Meereen. Dialoghi inconsistenti ad Approdo del Re. Dialoghi sottotitolati nelle praterie dei cavalli.

Nuova collezione primavera-estate 2016

Nuova collezione primavera-estate 2016

Grande rientro di Sam che vomita l’anima in barca e parla con la tipa. Colpo di scena: spuntano dal nulla Osha e Rickon. Ma dal nulla proprio. E finiscono ovviamente nelle mani di Psycho-Bolton. Grande festa alla corte di Francia, Kiss me Licia ha portato due amiche…

Quindi, in definitiva, perché stiamo guardando Beautiful Thrones, qui? Perché ci piace dai, anche quando fa schifo e prevediamo battute e situazioni, quando non ci fanno vedere il sangue per un mese, quando c’era più pathos in una puntata di Castle, quando ci tolgono i personaggi più significativi senza motivo (Septa del mio cuore, dove sei? CONFESS! Le puntate sono vuote senza di te). E poi la cosa indubbiamente più divertente è cercare le immaginette migliori e metterle qui, con un filo quasi logico. Con quale altra serie lo potrei fare con altrettanta soddisfazione? Si guarda per questo dai. E per fare il FantaGoT, mannaggia, mancano 2 settimane. Due.

Coraggio.

6×01 – The red woman, ovvero dell’utilità di Jennifer Aniston

Benritrovati nel Salottino della Sparlanza in merito a Game of Thrones, ricco di corbellerie e da quest’anno anche di vignette semoventi. Avvisiamo subito la gentile clientela che ogni volta che penserò un sacco di cose cattivissime e/o scurrili, degne di un escavatorista da metanodotto, in merito a personaggi, attori, fatti e in merito al creatore di tutto questo, ma mi asterrò dal riportare puntualmente ogni virgola del mio pensiero su questa paginetta perché in fondo sono una signora e immagino quello che potrebbe pensare di me la mia vicina di casa leggendomi (e la cosa non succederà mai), vedrete una gif di Jennifer Aniston da Friends, tipo questa: Perché proprio Jennifer Aniston? Perché dicesi nel mondo che esiste un neurone che si attiva solo vedendo la sua faccia, quindi lo faccio per voi, per allenare ogni parte del vostro cervello. Come sono magnanima. Ma bando alle ciance, che la vita scorre e non si può star qui passare le ore a guardare telefilm.

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE UNA MAREA DI SPOILER. E siccome ho deciso di parlare poco e lasciare agli occhi il gusto, son quasi tutti spoiler visivi. Così non vi racconto niente di che, tanto GoT parla da solo, e pure troppo.

Ci siamo, la nuova stagione è partita, ma nessuno ci viene a dire cosa è successo a You-Know-Nothing-Sticazzi. Sta là, come una salma congelata, ad alimentare gli ululati della meta-bestiola. Quindi non ne parliamo, tanto poi risorge. Lo chiameremo Gesù, d’ora in poi. Parliamo invece degli spunti interessanti con cui la regia ha voluto stuzzicare il nostro interesse.

Punto 1: l’affranto padre di famiglia che torna col feretro della più bella principessa del reame, dritto nelle braccia della Regina Cattiva, per la nostra gioia emotiva. Un giorno realizzerò un fotoromanzo misto tra GoT e Once Upon a Time, ne uscirebbe una cosa divertente.

C’è qualcosa che mi sfugge, non sarà mica che…

E siamo a due mammina, olé!

E qui ci stava Jennifer dietro alle grida di giubilo ai danni della megera, ma siccome c’erano già due fotine in fila, ho avuto pietà dell’articolo. In ogni caso il nostro amato cavaliere dal bianco destriero e dalla manona dorata inservibile anche alle più basiche funzioni vitali si dimostra ancora una volta inutile quanto un orifizio anale sul gomito, giusto perché sono una signora.

Punto 2: la cara DareDevil fa una breve quanto significativa apparizione, dove si porta all’attenzione definitiva tutto il suo essere inquietante. E come sempre, le prende.

SETTE GIORNI...

SETTE GIORNI…

Punto 3: Udite udite! Colpo di Stato a Dorne! Il re malaticcio è stato falciato dalle Serpi! Gioia e Giubilo! Sapevamo che sarebbe finita così, anche se diciamo che non è proprio così che si profilava la vicenda sulla carta, ma tutto questo sangue e questa poca attenzione nei confronti dei personaggi ci piace sempre un sacco. E soprattutto si apre il campo per una nuova regina, andando a sbilanciare notevolmente a favore della doppia x il conteggio delle personalità notevoli nonché degli aspiranti al trono definitivo. Ma aspettiamo il ritorno di Gesù, come sempre.

O debole e instabile sovrano...

O debole e instabile sovrano…

... sono io la nuova e favolosa Regina!

… sono io la nuova e favolosa Regina!

E vogliamo accennare alla scena madre sanguinaria della prima puntata? Vogliamolo!

Molto fotogenico

Pinocchio, non si dicono le bugie!

 

Ok. La parte toga è finita. Veniamo alle note dolenti. La nostra regina del dramma, accompagnata dalla pacioccosa drug queen dell’intrigo internazionale, si aggira sciantosa per i vicoli di una città di cui non frega niente a nessuno. E non succede assolutamente niente. D’accordo, qualche fuocherello, e poi? Niente. La noia. 

Sono il Primo Cavaliere di un regno senza Regina in un posto orrendo e non so perché lo sto facendo. Ah sì, ora ricordo. Tutti gli altri mi vogliono sbudellare.

E poi: Tizio e Caio partono alla ricerca della Bionda e si raccontano storielle d’amore, mentre la ragazza viene trascinata in ceppi da un’orda di Dothraki assetati di sangue e non solo. E qui ci sorbiamo per l’ennesima volta tutto il pippone dello sciorinamento dei titoli fatto al re di turno per evitare di essere violentata alla brutta in mezzo alla polvere. Termini totalmente inutili perché io sono il re figo e mi accingo ad agitarmi la virilità in merito. Anzi son già qui che ti strappo le vesti, ma d’improvviso mi dici che sei vedova di un Khal. Orrore! Non ti si può toccare mai più. E niente sesso selvaggio davanti a tutti. Giuro che si poteva udire il sospiro sconsolato del cameraman, che mentre giravano la scena in studio ci aveva sperato almeno per un secondo. E niente. 

E il drago? Dove caspio è finito il drago? Ah già, costa soldi di carta e si può usare una sola volta all’anno. Quindi vai, veleggia verso il pianeta delle vedove, vola e vai come una rondine, corri felice sul prato là sui monti che ti sorridono.

E anche oggi si tromba domani

E anche oggi si tromba domani

Ancora. L’infanta fuggiasca dal regno del terrore dei Bolton riesce a farsi beccare appena fuori dalla porta. Non ti fidare del monco, è visibilmente uscito di testa! E poi dovrebbe già essere morta congelata almeno da 2 ore quand’ecco arriva la gigantessa a cavallo e squarta tutte le guardie del re liberando la fanciulla. Poi si inchina e bla bla bla, al tuo servizio sempiterno, ecc. Onestamente mi aspettavo che limonassero. Almeno un po’.

Infine, quando avevamo già il sentore che la prima puntata si chiudesse senza tette, ecco che la HBO si mostra in tutto il tuo splendore, esibendo ancora le fattezze della Donna Rossa. A qualcosa doveva pur servire il titolo. Ma si spinge oltre, e viene rivelata l’oscura verità. L’orrenda verità. E qui, mi spiace, ma è uguale al Racconto dei Racconti. Ma uguale proprio. Vediamolo.

GameOfThrones-6x01

  Ma è un’orribile vecchia!! Agghiacciante!!! Vediamolo ancora.

Orrore e raccapriccio!!! Ma non è tutto.

Cavatemi gli occhi!!! Non voglio più vedere nulla!! Voglio essere DareDevil!! Lei non ha visto. NON HA VISTO!!!

Sia messo agli atti che farò in modo di essere defunta molto prima di arrivare a quel punto, questo è certo.

Arrivederci alla prossima puntata. Una domanda soltanto: se non ho ancora messo quella menata dei cookies frega qualcosa a qualcuno?

Valar Morghulis, ovvero dei centri di gravità


Buonasera.

Non sono morta, c’ho avuto altre robe e ho visto serie tv noiose per passare il tempo. Niente che valesse la pena di riportare sul www. Ma, siccome tutta questa manfrina è iniziata principalmente per insultare gli sceneggiatori di GoT e farmi beffe dinnanzi al mondo della pochezza recitativa di alcuni attori, ora che siamo all’inizio di una nuova stagione non potevo proprio esimermi dall’imbrattare queste pagine. Quindi son qui ad informarvi (ma chissenefrega anche) che tra circa un’ora mi guarderò la puntata 6×01 – The red woman. Se l’avete vista, ne parleremo insieme poi, che tra 5 minuti stacco internet. Se non l’avete vista, guardatela con me. Se non ve ne frega poi tanto, bravi, avete scelto un modo migliore per investire il vostro tempo. Vi stimo molto.

Noi no. Noi siamo schiavi del mainstream e ci piace. Noi vogliamo vedere Jon Snow che si rialza dalla pozza di sangue e squarta i suoi aguzzini per il lungo con tripudio di budella e intestini. Noi vogliamo credere che Arya diventerà DareDevil e spaccherà i culi di Bravoos e di chiunque avrà l’ardire di frapporsi fra lei e la vendetta. Il mio nome è Beatrix Kiddo. Morite tutti.

Se anche voi non aspettate altro, bene e benvenuti.

Valar Morghulis

Vero Poliziotto 2, la vendetta

La puntata 1 la trovate qui.

Come preannunciato facciamo il punto della situazione sulla seconda stagione di True Detective. Cosa estremamente difficile perché non posso dire di averci capito gran ché. Cioè sì, non è che non si capisca, ma mi sono impantanata alquanto cercando di tenere il conto di tutta quella gente e non riuscendoci comunque. Non so se sono io che ho delle difficoltà in merito o se sia effettivamente una serie eccessiva, ma ho il conforto morale di qualche amico al supporto, quindi mi sento più sicura. Ma facciamo ordine. Dunque, seconda stagione. Abbiamo non due ma quattro protagonisti, tutti egualmente disturbati: c’è Colin Farrell poliziotto imboscato nei sobborghi, alcolista, drogato, con problemi di gestione della rabbia e passato tagico, c’è Rachel McAdams poliziotta di contea, donna forte, fanatica delle armi e del controllo, sessualmente ambigua e con passato tragico, c’è Taylor Kitsch poliziotto della stradale, gay in incognito, con tendenze suicide e passato tragico, e infine c’è Vince Vaughn, boss di provincia che ambisce al grande capitale, con bella moglie e tanti amiconi ma con passato tragico. Tutta una tragedia insomma. Tuttavia le premesse ci sono: piccola città priva di abitanti ma ricca di industrie, giri di soldi loschi, traffico di stupefacenti, omicidi efferati e gratuitamente violenti, piste che non portano da nessuna parte, tutto quello che serve per imbastire una storia più che degna. Eppure…

Titoli veri!

I titoli stanno sopra le righe perché sono quelli originali e mi sento di spezzare un’arancia almeno nei confronti di Leonard Cohen, che poverino non c’entra nulla e che è proprietario di una bella canzone, molto adatta. Non che la precedente non fosse bella eh, anzi, ma a mio gusto questa sigla spacca dibbrutto.


SPOILER e lamentele a ruota libera.


Cos’è tutta questa gente che continuate a tirarmi fuori? Io sono gnucca, non è che mi posso ricordare di più di due personaggi a puntata, abbiate pazienza. E poi checcossé tutto questo rimandare le spiegazioni a puntate a seguire e poi non mi spiegate niente lo stesso? E perché la gente deve fare la fine del tonno in scatola? E perché non possono farsi un grande favore e andare dall’analista, invece di cercare di suicidarsi continuamente?

Tutti molto bravi a tenere le mani in mano

Mani in mano 1

Ok, ho finito. Scusate ma mi dovevo sfogare. Riprendiamo una discussione civile.

Dunque, ci sta tutto quest’intrallazzo per cui Frank possiede tipo la città ma lo fregano perché qualcuno ammazza un tizio che aveva i suoi soldi per un appalto che non ho ben seguito la cosa perché mi sono addormentata, e allora va da Velcoro che è nel suo libro paga da anni e lo costringe a fare il doppio gioco per lui mentre svolge l’indagine ufficiale sull’omicidio del tizio insieme a quello della stradale (ma perché???) e alla tipa della contea di cui vogliono sbarazzarsi ai piani alti. Sempre perché sono tutti corrotti eccetera. Quindi? Una grande caccia all’uomo dove la metà sono incompetenti o non adatti al caso e l’altra metà remano contro perché sono corrotti. E interroga qui, perquisisci là, finisci per forza a pestare i piedi alla gente sbagliata che poi si incazza col sindaco (mafioso) e con Frank che però vuole i soldi e quindi risponde sticazzi. Ma qui la regia si perde alla grande, perché continuano a saltare fuori persone più o meno collegate al caso e stare dietro a tutte diventa impossibile. Io alla quarta puntata avevo già perso di vista almeno 5 o 6 personaggi. E per forza, certa gente appare nel primo episodio e poi di nuovo alla fine e si scopre che era colpa sua!?! Ma come posso ricordarmi anche solo chi erano??? Domanda illegittima? Sono cretina io? Vabbé che certe parti le ho dormite ma questo non depone a favore della serie, visto che il genere mi è solitamente gradito e che l’orario di visione consueto era compreso tra le 17 e le 19. Stiamo parlando del tardo pomeriggio, mica delle tre di mattina porca pupazza!

Mani in mano 2

Mani in mano 2

Insomma tutto questo mi porterebbe a dire che la serie è un evidente NO. Ma non siamo frettolosi.

Il livello recitativo è alto, non credo si discuta questo. Sono bravi (quasi tutti). Sono sempre molto sofferenti e dilaniati inside, ma sono bravi, diamogliene atto. La regia è anche evidentemente capace nella scelta delle inquadrature e nella dinamicità, e ci sono alcune scene decisamente soddisfacenti come ad esempio la megasparatoria (totalmente gratuita e innecessaria ai fini della trama) dell’episodio 4, che se non altro ti svegliano se ti eri assopito. Un po’ come faceva la sigla di intermezzo di Superquark.

Mani in mano 3

Mani in mano 3

Bene. Cos’altro? Ah, c’è il bar. Questa bettola malfamata di dubbia ragione sociale, perennemente vuota, dove c’è questa cantante, tralaltro pure brava, che si strugge davanti al microfono e canta languide canzoni d’amore e di tristezza, mentre Frank e Velcoro parlano dei loro loschi affari. E poi c’è la tenutaria che ha uno sbrego di traverso in faccia che fa tanto ommioddio e al bancone c’è solo un ubriacone tipo Barney, accasciato, che nemmeno è cosciente. Ecco. Adorabile. Voglio andarci. Mi piace un sacco. Dovevano fare più scene da bar e meno dialoghi in auto, che la macchina qui non rende bene come in stagione uno, dove invece quelle scene erano wow. Mannaggia.

Oh Maria Salvadooor, te quiero mi amooor…

Ma veniamo un minuto al finale, dove penso chiunque di voi si sia chiesto almeno una volta: PERCHÉ??? I buoni sono braccati dai cattivi e perdono pezzi lungo il percorso, decidendo di trovare un modo di uscirne assurdo e che non potrà mai andare bene neanche in un milione di anni. Tutto è pronto e programmato, tuttavia Velcoro deve rivedere suo figlio (che ovviamente non è suo nemmeno su Marte) e manda tutto a puttane perché si fa installare da pirla una ricetrasmittente sotto la macchina (perché?). A quel punto va a perdersi nei boschi (perché?) e si infogna da solo dove sa che non ne uscirà mai vivo (ma perché??), facendosi appunto impallinare come un tordo dai poliziotti finti. Nel mentre la donna parte pur sentendo dentro di se che è incinta e che non rivedrà mai più Velcoro, perché lui è troppo cretino per farne una giusta, e Frank si fa rapire sotto un ponte, come se sperasse davvero che nessuno lo stesse seguendo (perché?). Lo portano nel deserto, stile Breaking Bad che ormai sembra che se non gli strizzi l’occhio almeno una volta tu non possa concepire una sceneggiatura drammatica, e salta fuori che è tutta opera di uno che giuro non ho la più pallida idea di chi fosse. Dice che era apparso nelle prime puntate, dice. Boh, fattostà che si fa sparare per non aver lasciato al pistolero il vestito (perché???).

Verso l'infinito e oltre

Verso l’infinito e oltre

Mah. Perché sì, in definitiva è un mah. Poteva essere fighissima, ma io l’ho trovata un mah. Il finale finale non è nemmeno commentabile. Por favor.

Non approvo assolutamente questa cosa che siccome tutti dicono che è orrenda allora se non scrivi che è orrenda sei un incompetente. Io non sono mica qui per fare l’influencer che ci mancherebbe altro, coi quattro gatti che mi leggono. Tuttavia la mia personale opinione è che col megacast che avevano potevano generare uno script magari meno pretenzioso e più abbordabile, più mainstream se vogliamo, ma almeno più accattivante a livello base, un prodotto che non aveva bisogno di sottotitoli e Bignami al seguito per essere interpretato. Non so se faranno mai una terza stagione, perché mi è parso di capire che pure negli States sia stato sputazzato alquanto, però in generale se trovassero il coraggio di esordire con la terza, io me lo guarderei, se non altro per vedere come hanno corretto il tiro.

Una cosa mi resta da dire: se questo script si voleva porre come una novità, che nel corso delle stagioni indagasse e snaturasse un po’ l’idea che abbiamo del poliziotto americano medio, tutto 44 Magnum e distintivo, un po’ Clint Eastwood un po’ Beverly Hills Cop, non si è riusciti ad uscire dal cliché del detective perché figlio di poliziotto o della ranger perché priva di figura paterna. Su questa frontiera bisognerà lavorare ancora credo.

In sostanza, se la prima stagione era sostanzialmente così, per fare un omaggio ai grandissimi The Pills, ma meglio, ed era un SÌ sguaiato, la seconda stagione è sostanzialmente tutto un rendersi conto che le cose sono andate in vacca ma senza sapere esattamente come, così insomma.


Gentile richiesta: ho finito le serie televisive arretrate e aspetto le nuove puntate di giorno in giorno, ma siccome sono a casa con un braccio ingessato, il tempo è difficile da impiegare e le giornate sembrano eterne… Suggeritemi qualcosa da vedere, ve ne prego…

Parliamo di cose serie: Vero Poliziotto

Una delle conquiste maggiori di questo periodo privo di serie, in cui solo l’arrivo di Netflix in Italia ci salva da una sequela di pomeriggi passati ad annaffiare piante ciabattando per casa e a fare ossessivamente il refresh alla pagina di Instagram, è il tempo speso a recuperare le puntate di True Detective, che al suo debutto era stato incautamente infilato nella lista “nounaltroCSInovoglioriderebastaconquestipipponitragilugubri”, incurante del pianeta che spandeva lodi ai quattro venti su quanto fosse figo Matthew McConaughey, gli hanno dato anche un Oscar, ora sa recitare, ommioddio, eccetera.

Tralicci nel cervello! La gioia!

Il bello di vedersi i telefilm a stagione conclusa è che ti puoi sparare anche 4 puntate al giorno, se hai tempo e voglia, e la cosa ci piace molto. Ci si infila sotto il pannetto, si mette su il pop corn e via, TV prendimi, sono tua. Ecco che quindi vi riassumo grossomodo come è andata la visione. Sia chiaro che quando chiacchiero di queste cose mi rivolgo a chi ha già visto tutto: per me è come fare una conversazione al bar sulla partita, se non l’hai vista è il bar sbagliato. Sono qui per lamentarmi, per elogiare ma anche per consigliare, e questo lo faccio molto sinteticamente prima della doppia riga di avviso. Vi consiglio True Detective? Sì, vedetevelo: c’è il crimine, c’è il mistero, ci sono attori in gamba, c’è una sceneggiatura da pazzo esaltato ma che rende molto bene, c’è un’ottima musica, ci sono le pianure tipo Everglades, c’è pure la gnocca se piace il genere. Per tutto il resto c’è il dopo-doppia riga, dove di solito mi lamento e raramente elogio, ma sempre con lo spirito aperto al dialogo tipico del barista tifoso. L’avete visto e non vi è piaciuto? Why? Parliamone insieme. Vi è piaciuto? Good, parliamone insieme. E poi quel palo al 90esimo, che sfiga…


SPOILER A TRATTI. Poco, ma come ho detto, sufficiente a franzarvi il finale per sempre.


SIGLA!

Day 1: stagione 1, capitolo 1

Caspio, questa roba è bella. Erano anni che non vedevo qualcosa di originale, con gente seria e una sceneggiatura non scontata. Sono qui che ho finito la prima puntata e non ho assolutamente idea di come finirà, di cosa succederà ai personaggi, chi è l’assassino? Fico, insomma. Finalmente.

Scarpe acquistate al Mercatino del Sado-Trans!

Dov’è il trucco? (disse alzandosi e andando a riempire l’annaffiatoio).

Ci deve essere un inghippo, deve esserci un errore, se vado a ripensare a tutte le informazioni che ho troverò di sicuro un punto debole, un nonnulla che mi faccia intuire la prossima mossa. No, non la metto su la puntata 2.

Ci deve essere qualcosa, diamine.

Porca miseria.

Oh, sarò stupida io.

Vabbé senti, la notte porta consiglio. Domani capirò cosa mi ero persa.

Capite a che punto di disagio siamo?

Day 2: capitolo 2

Ora vediamo dove sta il mistero. Lo trovo il bianconiglio, ah se lo trovo.

Ma porca di quella pupazza ladra e bagascia.

Sono ubriaco ma vi piscio in testa a tutti e due, coglioni…

Certo che Matthew fa impressione conciato così. E quell’altro poi è uno stronzo con la patente… Bene.

Capitolo 3

E niente, qua non si cava un ragno da un buco.

Ho annacquato il photos e non ci ho ancora capito una ceppa. Sono stupida? O è la serie che è fatta bene?

Sarà la seconda dai (ho un’alta considerazione delle mie capacità intellettive, quando parlo tra me e me).

Aspetta aspetta aspetta! Vuoi vedere che il tipo è quello lì, sul tosaerba? (Conseguente rilassamento e sbrodolamento interiore).

Capelli finti a gomitoli!

Dai ma se è quello però, dai, è solo puntata 3… è presto. Magari non lo è… Eppure, il giardiniere alla scuola incriminata, cicatrice in faccia, evidentemente disadattato. Dai è lui! Dai! (Vi giuro che ho pensato esattamente così).

Day 4: capitolo 4

No dai, ma cos’è sta storia dei bikers? Ma dai, e il tipo la non c’entra niente? Non ci credo… Qua finisce che si imbarcano in una roba tutta fuori strada…

Day 5: capitolo 5

Non può finire così. Mancano 3 puntate, è ovvio che non sono loro. Tutta questa storia della droga non c’entra niente. Magari anche quello là però era un depistaggio… ci volevano far credere che centrasse il reverendo con la Chiesa e poi non è saltato fuori nulla… mah.

Capitolo 6

Quinto mese vs non cago da 2 giorni ma ancora posso rimediare!

Ma cos’è? Ma allora? Vogliamo arrivarci in fondo a questa storia?

Capitolo 7

Finalmente si danno una mossa. Dai che non siete del tutto fuori allenamento, su! Ecco, vedi che i collegamenti saltano fuori! Vedi che la gente è sempre la stessa! Oh guarda, il giardiniere. Ma non vi siete accorti che ha uno sbrego sulla faccia grande come una luna? Dai però! Lo sapevo cacchiarola, lo sapevo… (chiave che gira nella toppa, Marito che si affaccia, fine TV) Doh.

Day 6: capitolo 8

Sbudellamenti in chiese sataniche sepolte!

Ce l’avete fatta alla fine! Speravo in un finale meno buonista ma dai, è accettabile anche così. E pure tu Woody ti riprendi, tutto sommato. Non sei poi così stronzo.

In sostanza: Matthew mi piace, è diventato un attore meglio, considerato da dove si partiva. La storia è ben gestita. Non dirò nuova perché gli americani hanno un debole con queste robe di serial killer, riti satanici, insabbiamenti al vertice e polizia corrotta, quindi se ne sono già viste millemila di storie così. Però l’idea del 1995 e poi 2012 e indagine disciplinare sul poliziotto “cattivo” è interessante. E loro sono bravi e ben diretti. E poi è un grande sì l’ambientazione in Louisiana, con le terre invase dalle acque del mare, i boschi paludosi, l’afa appiccicosa, le zanzare grosse come api e questi locali pulciosi e scalcagnati pieni di soggettoni bellissimi, in maniche strappate e jeans, con barbe lunghe 20 anni. E poi ci piace sempre molto (sì, perché qui nella mia testa sono in tanti) ogni aspetto de “la polizia si incazza”, ovvero quando si fanno cose che non si dovrebbero fare, tipo tenere in ostaggio uno sceriffo e puntargli una 44 alla testa. Molto american way.

Bon questo è quello che è successo mentre vedevo la prima stagione (il pothos è quasi morto annegato, tralaltro). La seconda è andata molto diversamente. A breve la prossima puntata, tanto sono a casa a grattarmi il polso rotto con una gruccia da vestiti…

La seconda stagione di True Detective

La seconda stagione di True Detective

Senza denari, senza calzari, senza la brocca, senza pagnocca…

Anche quest’estate, come tutte le precedenti da ormai svariati anni a questa parte, il Cinema Sotto le Stelle della Cineteca di Bologna ha riscoperto e riproposto numerosi capolavori del cinema internazionale ed italiano. Nel tempo ci sono state retrospettive di Buñuel, settimane Tutto-Pasolini, il meglio del cinema d’essai francese e tante chicche che a conoscere gli argomenti o anche solo un po’ di storia del cinema c’era da leccarsi i baffi. Ma siccome qui siamo plebei e poco eruditi in merito, di solito scegliamo la data più chiassosa e ricca di pubblico. Quella in cui ti devi presentare alle 20:30 col pranzo al sacco per sperare di trovare ancora due sedie libere vicine, sebbene la proiezione inizi alle 22:15. Quella in cui frotte di studenti festanti per la fine degli esami e la prossima partenza per il mare si accalcano uno sull’altro, invadendo ogni spazio libero da sedie, con casse di birra e kebab fumanti. Quella in cui sai già che finirà a coltellate tra qualche poco di buono per motivi ignoti ai più. Per intenderci, film tipo Giù la Testa, Blade Runner, Animal House (rigorosamente in lenzuolo e corona di alloro), Frankenstein Junior, A qualcuno piace caldo, solo per citare alcuni dei grandi classici che ho visto in Piazza Maggiore negli ultimi anni. Sempre in lingua originale con i sottotitoli e comunque citando le battute a memoria. Perché a noi piace così, non ci sfagiola l’idea di andare in centro, sgomitare, tornare a casa ad un’ora improbabile per vedere qualcosa che probabilmente nemmeno capiremmo. Ammiro chi lo fa, apprezzo ogni intenditore e vi stimo tutti, davvero, ma il cinema per me è anche, anzi, è soprattutto svago, cervello che galleggia, spacconate, battute nuove e battute trite, scene già viste milioni di volte ma sempre belle, espressioni da oscar, musica coinvolgente, storia che mi fa pensare anche se già la conosco, effetti speciali da gustare sul grande schermo, armi, Dolby che spacca la testa, bestie fantastiche, astronavi e sangue sulle pareti. Ecco perché ogni anno storco il naso quando vedo decine di serate dedicate a cinema semisconosciuto o comunque che non mi andrei a vedere, e invece sempre meno date per la “bella roba“, come la intendo io. Sono una schiava del mainstream, ebbene sì, ma chi non lo è? Ebbene quest’anno abbiamo dovuto attendere il 14 agosto (e sottolineo 14 agosto) per vedere un film che non avessero già dato nelle precedenti edizioni e che avessimo davvero voglia di vedere. E non di andare perché tanto è gratis.

Tutto questo pippone per dire che siamo andati in centro a vederci L’Armata Brancaleone. Ne parlo solo ora, all’alba di novembre, ma tanto è un film degli anni ’60 quindi niente di nuovo sotto il sole. Per chi non l’avesse visto, non vi spoilererò nulla, non vi racconterò la trama o simili, tranquilli. Solo 4 chiacchiere informali sul perché un film italiano del 1966 è così divertente visto oggi.

Sigla, prego.

Aquilante, mala bestia!

Aquilante, mala bestia!

La faccenda è andata pressapoco così: Mario Monicelli, stanco di fare i soliti papponi seriosi con grandi cast che raccontassero il disagio e la vita vera, o le commedie contemporanee che tanto ci piacciono, decide un giorno di girare qualcosa di insolito, di palesemente ridicolo, che raccontasse un Medio Evo fantastico e favoloso, un’epoca lontana che mai era stato affrontata, contrariamente all’età classica già ampiamente sdoganata. Perciò contatta Age e Scarpelli e scrive la sceneggiatura, branca Piero Gherardi per i costumi e circuisce Carlo Rustichelli per farsi scrivere la meravigliosa musica che ci accompagna per tutto il film (voglio il disco). Ecco che nasce dunque l’Armata Brancaleone, dove furoreggiano un giovane e aitante Vittorio Gassman, un sempre ottimo Carlo Pisacane e un impareggiabile Gian Maria Volonté, oltre a svariate pulzelle di nota procacità.

Io sono Teofilatto dei Leonzi, famiglia bizantina. Discendente di Nicefo(v)o P(v)imo. Ti vedo… e ti piango…

La storia è sostanzialmente una commedia all’italiana in costume, un susseguirsi di sfighe e recuperi senza rivali, colpi di scena ed equivoci, il tutto recitato in una lingua volutamente bislacca per rendere ancora meglio l’idea dell’epoca di transizione. Un’italiano sporco, mezzo dialetto e mezzo latino, pieno di espressioni popolari, neologismi e parole entrate nell’uso comune che si sentono ancora oggi (lo stesso titolo del film è un sinonimo di accozzaglia di personaggi disparati e incongruenti tra loro).

Transitate lo cavalcone in fila longobarda!

Transitate lo cavalcone in fila longobarda!

Per la gente della mia generazione è sicuramente una scoperta: noi Brancaleone lo si era visto in tv da bambini, d’estate magari, al pomeriggio, tra un film di Totò e l’altro, ma non lo si era considerato tanto. A me nemmeno piaceva, da piccola, per diversi motivi: innanzitutto in una delle prime scene, durante l’invasione dei barbari, c’è quella cosa schifosissima del bruto che mangia vivo il pulcino, una cosa che non potevo vedere e che anche oggi mi fa abbastanza orrore. Ok, finto (spero), ma sembra vero comunque. E poi la comicità è adulta: i bambini, o anche ragazzini se vuoi, non capiscono quasi nulla delle battute, non hanno riferimenti. Non era divertente insomma.

All'erta, miei prodi! Vi siete finora coperti di merda! Copritevi oggi di gloria!

All’erta, miei prodi! Vi siete finora coperti di merda! Copritevi oggi di gloria!

Oggi invece, all’alba dei miei 30 anni, quando sono ormai passati lustri dall’ultimo fotogramma che mi è capitato sotto agli occhi, posso dire solo una cosa: spacca. È divertente, è attuale, non è mai scontato, ti tiene incollato alla sedia per due ore senza problemi, e alla fine piangi dal ridere, da tante sono le perle di ironia e comicità che ricordi. I dialoghi in particolare sono una cosa unica: Cedete lo passo! Cedete lo passo tu! E la musica? Parliamo della musica! No, non ne parliamo, vedetevelo. E i costumi, con quelle palandrane con il cappuccio e quei lampadari in testa! Parliamone! No, non ne parliamo, vedetevelo. E gli attori? Il prete santone con quegli occhi fuori dalle orbite? Volonté con quella erre moscia ridicolissima? Pisacane dentro il baule? Il cavallo giallo? Parliamone! No, non ne parliamo, vedetevelo.

T: E vanci, è g(v)ande amato(v)a. B: Ma Cippa non se ne dole? T: E sì che se ne dole, ma a te che te ne cale? B: A me? Nulla!

Per chi l’ha visto, non vi sto a dire niente che non sapete, se non vi è piaciuto pace, non siamo tutti uguali su questa terra, e magari preferite Buñuel. Per chi invece non l’ha visto ancora, non ne parliamo, vedetevelo.

Si potrebbe star qui a scrivere citazioni a pioggia, ma l’hanno già fatto e su Wiki ne trovate una montagna. Tipo qui.

Tre secondi sul seguito, Brancaleone alle Crociate. Carino, ci sono la Sandrelli che fa la strega e Gigi Proietti che fa tre parti ma non si vede mai in faccia, battute gradevoli, finisce tutto in rima e la storia è la prosecuzione esatta, ma manca di mordente. Risulta lungo e a tratti noioso. Ma si sa, i seguiti son sempre in debito.

Dello Xenomorfo e dei suoi amici

Mi serviva giusto una domenica col marito reperibile che dorme sul divano per trovare di nuovo la spinta giusta per aprire la pagina “aggiungi nuovo articolo” e scribacchiare le ultime novità. Cominciamo da quella più recente, che per le altre troverò il tempo quando questo mi spiegherà dov’è che si va a nascondere quando lo cerco.

Ieri sera (somma tristezza essendo sabato) abbiamo concluso la visione dell’epopea Alien, iniziata un anno fa perché, ebbene sì, mi mancava nel cassetto delle robe viste. L’ultimo quindi è Alien 3, perché la Clonazione e i successivi NON ESISTONO. Prometheus sì perché è di Ridley Scott e perché è un prequel, ma solo per quello, che se andiamo a guardare la trama…


ATTENZIONE: SPOILER SPOILERISSIMO, vi racconto tutto proprio!


Alien gli anni se li porta bene, devo ammetterlo: il primo film è decisamente bello per l’epoca ed è ancora affascinante rivisto nel ventunesimo secolo, nonostante gli effetti speciali discutibili e gli alieni di plastica, quasi mai inquadrati per risparmiarsi una figuraccia, probabilmente.

Mi vedete ora e non mi vedrete più

Ma non è questo quello che conta: ciò che conta è che abbiamo una manica di deficienti che da copione vanno a morire male, uno dopo l’altro, in perfetta sequenza; abbiamo un piano diabolico ordito da una fantomatica compagnia che vuole studiare gli alieni perché “sono tanto carini”; abbiamo una donna cazzutissima che sopravvive ad improbabili agguati e un gatto immortale che non risente degli effetti della criogenesi. E abbiamo tanto sudore e sporcizia e orrida gelatina e acido e sangue a secchiate. Ecco che quindi ci piace, ci piace molto. E non ve lo devo certo stare a dire io.

Aliens già toppa alla grande: mandano i Marines, chiaramente a prendere l’alieno per studiarlo, e i Marines falliscono miseramente. Ricordiamo per un momento la scena in cui le bestie “escono dalle fottute pareti”.

Non guardate in alto…

Ormai dovreste saperlo: la donna vi salverà. E invece no, la donna salva se stessa, una bambina e un altro che era lì per caso, e dopo aver preso a randellate in faccia la regina aliena con un robot da lavori meccanici (morte della credibilità) lascia il pianeta, sperando di aver chiuso con la sequela di sfighe.

Pizze in faccia col mostro, check.

E invece no: Sigourney Weaver viene chiamata per l’ennesima volta a vestire i panni di Ripley. A questo punto si sincera di poter decidere le sue sorti e ce la immaginiamo così: ora, io vi faccio il terzo film, ve lo produco pure che so già che non c’avete i soldi, ma me dovete fare morì. Male se volete, ma fateme morì. Ebbasta.

E così ecco il sequel diretto di Aliens, con una nuova sfiga che si concretizza: l’alieno sopravvive e si installa nella navetta, costringendoli ad un atterraggio di fortuna su un pianeta miniera pieno di detenuti pesissimi che gestiscono una fonderia (?!?).

Congresso dei detenuti a rapporto

Neanche a dirlo, sulla navetta sono tutti morti tranne lei, che subito capisce di essere spacciata. Ancora. Ma chi abbiamo sul pianeta a salvarla? Tywin Lannister da giovane e magro, che prima la circuisce mostrando il petto e le piume al grido di “guardami, sono un medico” e poi la porta a letto con facilità inaudita, ma del resto anche lei è “fuori da molto tempo”. Ma che cos’è? Ma vi pare? È fantascienza, mica soap opera! Più sangue e meno smancerie!

Ti faccio l’iniezione, ma poi si tromba, ok?

E infatti non si vede nulla e nel giro di pochissimo il tordo muore male davanti a lei. Si sapeva, è un Lannister. Da qui il delirio: la gente comincia a crepare seriamente e si cerca di escogitare un piano per intrappolare il bestio nella fonderia. Ma, colpo di scena! Ripley è infetta!

No, ho detto che non te lo do un bacino!

Ecco il piano di uscita della Weaver che prende corpo. E già si sproloquia di martirio, e cose come devo morire per il bene della causa, oppure in corpo ho la regina, essa creerà millemila miliardi di alieni in un secondo e l’umanità sarà spacciata, vengono pronunciate a più riprese. Ma come lo sai? Magari è un maschio, è un fuco e morirà subito.

E invece no: scene sfuocate dal punto di vista dell’alieno traballante che insegue i prigionieri nei cunicoli e ottimo piano per condurre il bestio fino alla fonderia (ottimo non proprio, crepano quasi tutti), dove Ripley e il prigioniero leader li aspettano. Poi lui si sacrifica per lei e si fa fondere nel piombo insieme all’animale (ma perché, lei è giàmmorta), ma secondo voi poteva l’alieno con l’acido nelle vene temere il piombo fuso? Non credo proprio. E infatti salta fuori bello pimpante, se non che viene irrorato di acqua per il raffreddamento ed esplode, in modo molto scenografico. E noi ce lo facciamo andare bene.

Nel frattempo è arrivata la cavalleria, nella persona della Compagnia, a prendere la donna infetta (poiché essi sanno) e il droide cattivo cerca di convincerla che andrà tutto bene, si salverà, ricomincierà una nuova vita, avrà figli e altre boiate del genere. Ripley, che vuole disperatamente uscire dal loop alieno, dice no e si getta nella fornace, con gesto estremamente plateale, proprio mentre l’insetto le buca la pancia. Così, in una caduta a volo d’angelo nel Monte Fato, si chiude la trilogia di Alien, poiché ricordiamo, i film successivi NON ESISTONO.

Noooooo, il mio tesssorooooooo

Povera Sigourney Weaver, condannata a vagare per lo spazio in preda agli alieni di varia forma e natura. Almeno ha lanciato la testa a boccia, anche se tutti si ricordano solo di Demi Moore per quella. E ce la voglio poi vedere io lei a stare così bene in poster di fianco a Rambo. Separati alla nascita.

Ripley vs Rambo. Coincidenza? Non credo

Ripley vs Rambo. Coincidenza? Non credo

Sigh.

Liebster Award

L’estate è finita e ormai tutti i ritardatari come me sono tornati dalle ferie da un pezzo. Ci stiamo già sfrangiando le pallette da un po’ al lavoro e si aspetta soltanto Natale, quando se non altro potremo mangiare a sazietà senza sentirci in colpa. Latitavo da queste pagine da più di un mese ormai (ferie, casini al lavoro, solite scuse vecchie come internet) e non ho trovato di meglio che iniziare subito il nuovo anno con un pacco per 10 sfortunati utenti del webbe. Perché cari i miei 25 lettori (che in realtà siete molti meno ma fa tanto aulico parlare manzoniano), sono stata nominata da Andrea Vitale, che ringrazio tantissimo, e adesso vi beccate la mia versione di questa sorta di catena di Sant’Antonio.

La situa è questa: il Liebster Award nasce in Germania e si propone di far conoscere in giro i blog nuovi e quelli con pochi iscritti, che magari sono un sacco fighi ma nessuno se li vede perché stanno nascosti o perché i loro padroni non sono onnipresenti sui social o non hanno triliardi di amici. Ecco che la nomina autoriprodotta da blogger viene in aiuto di questi poveri derelitti come me. Come funziona in 3 semplici passi:

  1. il blogger nominato deve rispondere a 10 domande postegli dal suo nominante
  2. a sua volta nominerà altri 10 blogger, avvisandoli con un commento sul loro sito
  3. infine dovrà porre 10 domande a cui dovranno rispondere i suoi nominati.

Il tutto in un articolo che ha in testa il logo del premio. Facile no?

No. Adesso devo rispondere, mannaggia.

  • Qual è il primo libro che hai letto?

Boh, mica mi ricordo. Di sicuro quello che mi è piaciuto di più quando ero piccola è L’isola misteriosa di Jules Verne. Ero una grande fan dell’avventura e mi sono sparata tutto il Salgari e tutto il Verne che riuscivo a trovare. Con grande disappunto della mia prof di italiano delle medie.

  • Qual è il lavoro che sognavi da bambino/a?

La paleontologa, tipo quella che andava nei deserti americani o negli anfratti bui della giungla e scopriva le ossa dei T-Rex. Non esiste questa persona, ma nel limite del ragionevole e dell’italiano ci siamo andati abbastanza vicino, dai…

  • Qual è il viaggio o la vacanza che più ti è rimasta nel cuore?

Il viaggio post-maturità in Puglia, quando ancora si poteva andare in vacanza nel Salento a Ferragosto. Buon livello di ignoranza.

  • Se potessi recitare in un film, quali attori vorresti avere al tuo fianco?

Vorrei Meryl Streep come madre, Harrison Ford come padre e Keira Knightley come sorella a cui rovescio incidentalmente una vasca di caffè bollente addosso fingendo che sia una tragica fatalità.

  • Potendo tornare indietro nel tempo, in quale epoca vorresti vivere?

Nel 42!! No vabbé era troppo telefonata questa. Mi bastano un 20 anni indietro circa, solo per poter andare a ballare la musica degli anno 80 come se fosse nuova.

  • Qual è il film che ti riporta subito all’infanzia?

Balla coi lupi. Visto a puntate perché “noi guardiamo solo la versione integrale di 4 ore perché sui Rai Uno lo danno tagliato e si perdono tutto il significato e la poesia”. Ma quale significato? Quale poesia?? Ho già sonno…

  • Immagina di poter adottare e addomesticare un animale selvatico, da qualunque parte del mondo: quale sceglieresti?

Il mio gatto. Se poi vogliamo considerarlo domestico, allora opterei per un casuario. Ottimo contro gli intrusi.

  • Sette meraviglie del mondo antico: delle sei andate perdute, quale vorresti fosse ancora in piedi?

Credo che opterei per i Giardini pensili di Babilonia. E per Babilonia stessa.

  • Puoi vivere in un cartone animato, quale scegli?

Pollon tutta la vita (eterna, tra le altre cose).

  • Qual è il tuo film preferito (dovendo sceglierne uno e uno soltanto)?

La risposta sarà riduttiva: Tutto su mia madre di Pedro Almodovar.

 

E adesso scegliamo i fortunelli. Non me ne vogliate se vi hanno già nominato settordici volte quest’anno, se non vi interessa o se non ho letto che avete pubblicato un post Liebster 2 mesi fa. Sono scarsa.

 

BillatheKid

Casa di ringhiera

Cobain86

#giacritica

70millimetri

Doppia W

Nerd Pop Culture

Il Club delle Disfunzionali

gerundiopresente

Parole Infinite

 

A voi le mie deliranti domandine.

  1. Puoi essere un animale per un giorno. Quale?
  2. Qual’è il libro che avresti sempre voluto leggere ma non hai mai avuto il coraggio di iniziare?
  3. A dicembre esce Episodio 7. Sei tra quelli che faranno la fila fuori il primo giorno di programmazione? Andrai a vederlo con calma? Non ci andrai per protesta? Non te ne frega una cippa?
  4. Se potessi scegliere di essere un personaggio dei fumetti, chi vorresti essere?
  5. Vorresti vivere in un’altra città? O stato? Se sì, quale?
  6. Qual’è il tuo regista preferito?
  7. Sei il papa per un giorno. Cosa fai?
  8. Puoi andare nello spazio come la Cristoforetti ma ti danno una nave tutta tua e ti puoi scegliere la rotta. E non ci sono tutti quei problemi legati al tempo che passa, eccetera. Dove vai?
  9. C’è una canzone (o un album) che ha segnato nel bene o nel male la tua vita, o una parte di essa?
  10. C’è un social che aboliresti? Perché?

Non è stato facile. A voi la palla.

Fast and Furious vs Mad Max: nel futuro i grossi camion avranno la meglio

Cosa abbiamo fatto in questa lunga e torrida estate in attesa che arrivassero le ferie? Ferie che quando arriveranno per davvero mi darò per morta al mondo fino a settembre inoltrato, sia chiaro…

Ebbene, abbiamo fatto i megarecuperi d’obbligo. Questa stagione cinematografica è stata ricca di brutture ma anche di sorprese, così ci siamo dati al riempimento delle notti estive con un programma serrato di visioni. Prima l’intera saga di Fast&Furious che Marito non aveva mai potuto ammirare in tutta la sua tamarritudine (orrore e raccapriccio), fermandosi come i comuni pagani al primo capitolo, poi il recupero dall’oblio del tempo dei primi tre MadMax, che nessuno dei due aveva mai affrontato ma che alla luce delle interessanti recensioni del quarto episodio uscito questa primavera, andavano necessariamente ripresi in mano. Cosa è saltato fuori? Ma parliamone insieme e cerchiamo di affrontare questi ultimi giorni di lavoro matto e disperatissimo.


ATTENZIONE: ARTICOLO OLTREMODO LUNGO E RICCO DI SPOILER


Fast&Furious

Capitolo 1 – Presentazione dei personaggi

La macchina di Vin si solleva sempre da terra quando parte. Perché lui è più grosso

Devo ammettere che questo non ce lo siamo riguardato perché è stampato ormai a fuoco nelle nostre retine e possiamo ripetere financo le battute, tipo come quando sei piccolo e guardi a ripetizione un cartone a caso, diciamo il Re Leone, e poi non lo guardi più per un paio di decenni ma ancora sapresti riprodurre con perfetta intonazione ogni dialogo di Scar.

La prossima volta strappati le mutande come segno per la partenza

Dicevamo, nel primo episodio si presentano i personaggi: c’è il poliziotto infiltrato belloccio, c’è il fuorilegge d’onore muscoloso, c’è la sorella figa del fuorilegge, c’è la donna del capo e ci sono altri personaggetti minori che fanno da contorno. Questa è la famiglia Toretto & Friends, perché la famiglia è importante. Ricordatelo sempre. Ma soprattutto ci sono le macchine. Coloratissime, tamarrissime, esse sembrano finte, sono agghindate come astronavi e sono piene di gas infiammabilissimo che viene sparato nel motore per farle andare ancora più veloce. Ma il vero mantra della serie di film, che ricorre in tutti gli episodi, è un altro.

Sono le tette e i culi di improbabili ballerine/donne oggetto/ombrelline che vengono piazzate sulle scene dove ci sono le macchine che corrono o le feste in piscina, a manciate generose. Cioè, uno si aspetta di vedere una serie di truzzi di provincia e le loro macchine tamarrate coi led sotto e le carrozzerie aerografate coi draghi, tutti tatuati e imbullonati, in perenne canottiera e catene al collo, e ogni tanto qualche sporadica donnella che fa da contorno e che si appoggia lasciva sul cofano, tipo Motor Show. Invece no. Ci sono 7 o 8 truzzi con le loro macchine e una quantità indescrivibile di gnocche da spogliarello. Tipo una media di 50 a 1. Ma dove? Ma come è possibile? Ma dove le rimediano? Quanto prende ognuna per comparire alla corsa? Tipo che se sei un truzzo con la macchina e non ti presenti con almeno 40 polle sei fuori? Questa cosa mi lasciò un po’ interdetta al primo giro, ma poi ci si abitua, come alle dichiarazioni di Salvini.

La storia è ormai un classico: lui deve incastrare l’altro per i furti, si innamora della sorella, si picchiano, corrono con le macchine, poi lui lo lascia andare perché c’è gente peggiore a cui dare la caccia. E fin qui tutto normale.

Capitolo 2 – La vena comica

Non c’è proprio niente da ridere

Secondo film. Niente fuorilegge palestrato. Si introduce un altro tipo che dovrebbe fare ridere. Dovrebbe, dico. Purtroppo invece no. Il film è a dir poco soporifero: macchine, tette e culi nella norma, ma la trama langue: solito cattivo da prendere con annessa donna da salvare, tutto un gran casino e poi il poliziotto belloccio si da’ temporaneamente al lato oscuro della forza. Nel complesso, tristezza.

Capitolo 3 – Le cineserie

Correre nei garage. Lo facevamo anche noi da bambini in bici. Poi mi sono schiantata contro un portone e ho smesso

Qui per sicurezza non c’è nessun personaggio noto. Ancora non erano sicuri che avrebbero fatto i seguenti film e si dovevano dare arie da cambiamento.

Giappone. Cinnazzo yankee a cui piace correre deportato dalla madre che nn lo vuole più al padre militare a Tokyo. High School, divise da cartoni animati, squinzie a caso e ovviamente gente flippata che fa corse clandestine nei garage consumando treni di gomme come pop corn al cinema. Tutto scoperto per caso il primo giorno di scuola, è chiaro. Sembra che ogni maschio dopo i 16 abbia un garage dove tamarra macchine da migliaia di dollari nel tempo libero. Comunque. La storia anche qui è la solita: lui è scapestrato ma è buono, l’altro è il giappo mafioso cattivo, che ha anche in mano la ragazza, si scontrano per questa e finisce a corse in macchina sui colli facendo questa cosa del drift che per me è un’emerita vaccata, e la odiavo pure nella prova di Need For Speed Undergound.

Poi c’è la scena conclusiva dove il mentore del nostro eroe muore male e si capisce che in realtà questo non è altro che un episodio nel futuro, rispetto alla nostra storia complessiva. Ma sarà evidente solo in seguito. Per ora godiamoci il fatto che Tokyo resta lì dove sta e che torneremo alle verdi praterie.

Capitolo 4 – La vendetta

Massì, polleggio

Intanto andava tutto bene nella famiglia Toretto, si rubava benzina ai Caraibi eccetera, quando tragedia, lui fugge per non farsi prendere e la sua donna muore. Ommioddio. Come farai adesso a ritrovare quel ghigno spaventoso che chiami sorriso? E niente, si parte alla ricerca dell’assassino e sulla strada si trova l’amico poliziotto, che si odia ancora forte dopo Capitolo 1 e l’abbandono della sorella, e si scopre che lui in qualche modo c’entra sempre. Picchiamoci di brutto e stabiliamo una gerarchia. Il richiamo del lato oscuro e soprattutto della sorella figa è troppo forte per restare fedeli all’FBI, quindi diamo una mano al nostro fuorilegge palestrato e un po’ intortellito con gli anni nella sua vendetta personale e sgominiamo un cartello della droga. In due. Sospensione dell’incredulità. Poi il fuorilegge gentile viene preso e ingabbiato ma ormai il poliziotto è perduto e il piano di fuga dal camion detenuti è bello che pronto. Uno scherzetto per la famiglia Toretto.

Capitolo 5 – Brasil na-na-na-na-na-na-na-naaaaaa

Tesoro sono incinta! – Saltiamo da un tetto, tranquilla, sono solo 7 metri!

Questo è il momento migliore della serie dopo il Capitolo 1, anche Marito ne conviene. Sono vari gli elementi che rendono buono questo film rispetto agli altri: la famiglia è alla sua massima espansione, una parte di scene viene girata a Rio de Janeiro e tutti quanti sono assi del parkour, compare The Rock come superpoliziotto incaricato di dare la caccia ai Toretto & Friends, la sorella del capo è incinta e c’è tutta la situa psicologica che ne deriva, il caso dentro cui si infilano sfiora l’assurdo ma con classe. In questo episodio si decide infatti di rapinare il peggiore boss di Rio direttamente nella sua città, con tutto un piano articolato che prevede di portare via la cassaforte dalla stazione della polizia e poi giocare a rimpiattino con le forze dell’ordine e pure con The Rock, che alla fine riconosce l’onore di Toretto e lo lascia andare. Ma ci rivedremo prima o poi e me lo segno. Tralasciamo il fatto che il nostro boss si trova una nuova donna, poliziotta pure lei. Non ci interessa e durerà poco.

Capitolo 6 – La resurrezione

Ommioddio, la donna che si credeva morta è viva! L’hanno vista con un megacattivo inglese! Dobbiamo riprenderla!

– Cara, esco, devo trovarla. Lei è la mia famiglia, non come te, che sei gnocca, bionda e brasiliana ma non sei la Rodriguez.

– Vai pure, ti capisco. Sei un uomo meraviglioso.

Ho detto uomini che volano

Questa è tutta la storia del sesto capitolo: la donna è viva, bisogna infilarsi nella banda dei cattivi, prenderla e prendere pure il cattivo, che The Rock ci ha promesso di poter tornare a casina bella se lo facciamo per bene. Basta vivere da fuggitivi ai Caraibi impaccati di soldi, torniamo nella nostra catapecchia di Los Angeles.

Ma attenzione, la donna non si ricorda nulla. Come faremo? Io che sono un vero uomo la farò innamorare daccapo senza dirle quasi niente su di me. Il mio fascino prevarrà. E di nuovo corse clandestine, macchine modificate che sfondano i muri, carri armati sulle autostrade e uomini che volano. Sospensione dell’incredulità a manetta. Ma ancora aerei giganti tenuti a terra da 4 macchine e abbattuti a pistolettate, mentre nella stiva la gente si picchia alla vecchia maniera. Insomma, un grande classico dell’azione, che finisce come promesso nella casaccia di una volta, a fare un barbecue in giardino.

Ripeto, uomini che volano. Per prendere al volo donne.

Quanto amore.

Capitolo 7 – This is the end, my only friend, the end

La famiglia, ricordate?

Ma concludiamo questa epopea col botto: la sorella del boss è incinta di nuovo e lui non lo sa, il fratello del tipo preso nell’episodio precedente è superincazzato e cattivissimo e cerca di farli fuori tutti, quindi a Toretto si tappa la vena perché non gli puoi toccare la famiglia. Via, si va ad ammazzarlo. Però compare un altro tizio, poliziotto agente segreto della cippa, che dice che se gli prendi pure un hacker che ha creato un dispositivo futuristico pericolosissimo che rischia di finire in mani sbagliate, dopo trovi anche il tipo che cerchi e puoi fargli quello che vuoi. Accetto, ma solo col mio team. E andiamo in giro per il mondo a rapinare camion blindati protetti da mitragliatrici, in cima ai grattacieli di un paese desertico a caso e infine a Los Angeles, perché conosciamo meglio quelle strade. E qui il caos: elicotteri e droni che sparano sulle case e sulle macchine, gente che si insegue nel traffico, risse con chiavi inglesi nei sotterranei, ambulanze volanti. Poi, scena topica: Toretto è in fase di pre-morte dopo aver atterrato un elicottero con l’auto ed essere stato sepolto dalle macerie di un parcheggio a più piani, quand’ecco la donna si ricorda tutta la sua vita passata, quanto si amavano e rubavano insieme. E lui resuscita con una battuta banale. Poi tutto finisce a tarallucci e vino su una spiaggia casuale e il finale strappalacrime sulla vita che deve cambiare perché tu sei padre di famiglia e io invece ancora sono qui che vivo la vita un quarto di miglio alla volta. Giustificabile, considerate le circostanze in cui questo film è stato girato.

Paul Walker infatti, che interpretava il nostro poliziotto ribelle, è deceduto in un incidente stradale (strana la vita) dopo 2 soli mesi di riprese, ed il film è stato quasi interamente girato con i suoi fratelli che hanno accettato di ricoprire il ruolo di controfigure. Volto e voce sono stati aggiunti dopo, in post produzione. Il film è dedicato a lui, e le ultime sequenze dove si vede mentre è in macchina e saluta il boss sono volutamente lunghe e commuoventi, per ricordarlo. Ci sta dai. Il film nel complesso è scarso, ma ci sta.

Capitolo 8 – Ma non si era detto che la finivamo qui??

No. Uscirà nel 2017. L’ho scoperto ora. Ma perché??? Dovrò vederlo.

Come commentare ulteriormente questo cinema da combattimento spaccone che ha fatto epoca? Questo decennio inoltrato di macchine scintillanti, tette e culi, nitrometano e Vin Diesel? Non si può. Ma vediamo i suoi antenati. Cioè, io non lo so eh, mica faccio l’esperta, però mi pare che ci siano svariate attinenze tra questa roba qui e quello che si vide negli anni Ottanta nei film di Miller.


MadMax

Episodio 1: il guerriero della stradale

Bellino sei, Mel

Siamo nel 1979 quando questa balzana idea viene nella mente di George Miller: mettiamo un futuro prossimo X dopo che c’è stata una non meglio identificata catastrofe e mettiamoci dentro un scontro epocale tra il bene, rappresentato dalla polizia, e il male incarnato dai drogati che vivono sulla strada e fanno casino tutto il giorno. Prendiamo un eroe che ancora non sa di esserlo, e facciamolo fare ad un attore nuovo, giovane, che non conosce nessuno. Ecco tu, chi sei? Mel Gibson hai detto? Sì, mi puoi andare bene.

Ecco, abbiamo quindi Mel-Max che si aggira su una macchina tamarrata per le strade e cerca di prendere i drogati, anche ammazzandoli s’intende, siamo nel futuro senza legge. Poi succede che uno dei suoi colleghi finisce male, tipo bruciato, e lui si schifa della sua vita e va in vacanza. Però i drogati lo seguono anche lì e gli uccidono moglie e figlio. Traggedia. Ecco che Mel-Max diventa Mad Max e, impazzito di dolore, si aggira alla ricerca della banda dei motociclisti drogati per ucciderli uno per uno. Fine.

Molto bellino

Interessante, bella questa visione di mondo futuristico apocalittico ma ancora somigliante al nostro, ma la trama è un po’ carente sul finale. Ci si aspettava di più. Fortunatamente si sono sentiti in dovere di fare un seguito.

Episodio 2: Duel

Roarrr

La desertificazione è incipiente, la gente si riunisce in oasi recintate perennemente accerchiate dai malintenzionati su macchine e moto customizzate, il nuovo oro è la benzina. Max finisce per entrare in una di queste oasi e poi si invischia nelle loro faccende interne, finché non viene convinto a guidare la cisterna di benzina attraverso al deserto, mentre i cattivi li inseguono, per condurre in salvo la gente, verso una terra migliore. Un lungo e folle inseguimento condito di sparatorie, gente che salta da un’auto all’altra, riti pagani, bambini selvatici e aeroplani di fortuna. Il film è tutto qui. Ed è ottimo. Niente storie da spiegare, niente da dire sui vari perché e i percome: quelli fuori vogliono la benzina ed il pozzo, quelli dentro vogliono fuggire per sopravvivere. Fatto. Riuscito.

Episodio 3: Tina Turner

Scoscia-Tina e le piume di struzzo

Purtroppo i terzi episodi sono sempre rischiosi, a meno che tu non abbia un asso nella manica del calibro di Sean Connery. Qui avevano solo Tina Turner, e ne esce una roba bislacca.

Roarrr-rarrr

Max stavolta si infogna in questa città di disperati retta da Tina e cerca di rovesciare il potere tenuto dal boss della fabbrica, ma le cose si rivolgono contro di lui e finisce che deve scappare. Arriva in un posto nel deserto dove crescono le piante, una specie di Isola che non c’è, abitata di bambini e ragazze. Una donna fa capire che aspettano una specie di Messia che in realtà è un pilota di aereo per portarli di nuovo a casa e pensano che sia lui. Max ovviamente non lo è e torna alla città di Tina, inseguito da una banda di ragazzini, per sovvertire l’ordine e consentire a loro di trovare un pilota che li riportasse a casa. Con casa si intende una città distrutta, un paesaggio desolato da dopobomba. E Max scompare nel deserto, come al solito.

A lui capitano le cose, senza che le possa scegliere. Poi fa succedere cose belle ma contro la sua volontà. Vorrebbe solo farsi i fatti suoi e finisce per essere l’eroe di qualcuno. Poveretto, gli capita la gente. Ma veniamo al capitolo di quest’anno.

Episodio 4: abbiamo capito la parte migliore della trilogia originale e l’abbiamo sfruttata

Come sempre, sobrietà

Trent’anni dopo ecco una nuova storia nel deserto di morte del mondo di Miller: Max, che non si sa se è lui, se è uno dopo di lui che crede di essere lui, se lo ha conosciuto da bambino e si identifica con lui, finisce schiavo in una città dove un re gestisce le scorte di acqua e la popolazione muore di orrendi tumori e problemi respiratori. Lui cerca di avere figli sani prendendo le ragazze migliori e più belle e ingravidandole a ripetizione, senza molto successo. Una donna, Furiosa, guida una cisterna di acqua verso due città alleate per fare uno scambio, scortata da alcuni adepti, ma decide di fuggire per portare in salvo le mogli del re, nascoste dentro il camion. Parte l’inseguimento folle e Max viene attaccato ad una macchina come sacca di sangue mentre è in trasfusione per uno degli scagnozzi del re. E via così per 2 ore.

Dimenticavo, la chitarra sputa fuoco. Ovvio

Un inseguimento infinito attraverso mille peripezie con una grande cisterna lanciata verso il nulla e dietro sciami di auto e altri veicoli buffi che la inseguono. La macchina migliore è senza dubbio l’auto-altoparlante, composta di casse con una pedana col chitarrista che suona, attaccato agli elastici. Essenziale per tenere alto il morale delle truppe. Max riesce ovviamente a liberarsi e a salire sul camion, dove Furiosa (una Charlize Theron che riesce ad essere gnocca anche sporca, senza capelli e senza un braccio) all’inizio lo schifa e poi si fida di lui perché sa guidare e sa uccidere la gente. La meta è una terra presunta dove ci sono le piante e si può vivere bene, terra da cui era stata portata via Furiosa da bambina. Non la trovano, è diventata palude, ma recuperano lo stesso un manipolo di donne che si uniscono ai fuggitivi, tra cui Megan Gale senza pattini. Decidono di tornare indietro, la città del re ha l’acqua e può essere resa un posto migliore. Così dietrofront, si ricomincia. Altri millemila chilometri mentre si affrontano i cattivi uccidendoli uno a uno. Si riesce finalmente a fare fuori il re, si libera la città, e Max scompare nella folla, come da tradizione. Però il livello grafico dell’inseguimento è nettamente migliorato.

Eh beh. Vorrei fare anch'io quella figura lì. Calva.

Eh beh. Vorrei fare anch’io quella figura lì. Calva.

Ecco perché dico che Fast&Furious assomiglia a MadMax: si inseguono le macchine, e spesso si inseguono proprio camion (o treni), per salirci sopra e rubare il carico. Poi lascia fare che la storia è diversa, che i film di Miller sono film veri mentre gli altri sono spacconate e poco altro, eccetera. L’adrenalina data dalla macchina che tallona il TIR, dal tipo che si lancia nel vuoto verso un appiglio semovente, dalla gente sopra che ti spara è la stessa. E poi questa cosa di rubare la benzina torna casualmente in Solo Parti Originali? Mah, mi puzza. La cosa diversa è che in Fast&Furious gli eroi sono gli inseguitori, mentre in MadMax l’eroe è quello che guida il camion. Potremmo infilarci anche Duel, dove è il camion che insegue la macchina e non c’è un eroe, ma quello è un capolavoro assoluto e non lo voglio rovinare con un commento improprio.

L’ora delle vacanze è arrivata. Basta TV, avanti montagne.

Il disagio mentale di far volare squali assassini

Ho ceduto alle lusinghe della Asylum e dopo aver visto il trailer del nuovo capitolo della saga di Sharknado, che trovate qui, non ho potuto fare a meno di chiedermi: chi sono io per non aver visto nemmeno il primo? Sciagura a me! E mi sono trovata a mangiare una pizza rigorosamente fatta in casa annaffiata di birra artigianale, tutti prodotti d’elite, davanti al tormentone più becero degli ultimi decenni. Ma andiamo con ordine.

Iniziamo dicendo che c’è una manica di squilibrati (se mai doveste capitare su questa pagina sia chiaro che, come una volta disse Cristina D’Avena ad un concerto, vi amo tutti) che ha fatto del commento di questo tipo di cinema discutibile un’arte. Migliaia di persone corrono sul sito appena esce un qualche trailer di cinema d’assalto, anzi, da combattimento. Ma non solo, ultimamente si sono profusi anche in numerose review a film che prima era impensabile vedere recensiti dall’illustre gruppo. Si stanno espandendo su altri fronti e sono sempre più accurati, anche se a volte sono troppo di parte su certi prodotti cinematografici non proprio brillanti. Ma io in fondo sono solo una pulce davanti a un T-Rex, chi sono per giudicare. Parlo ovviamente de i400calci, che trovate qui, mentre in particolare il commento a Sharknado 3 lo trovate qui. Leggendo appunto questo articoletto improvvisamente mi sono resa conto che non avevo ancora osato aprire il vaso di Pandora ed entrare nel mondo degli squali volanti. Era una mancanza che dovevo colmare. Subito.

Così il cerotto è stato tolto e ora anche io posso dire la mia su questa colossale vaccata.

Sharknado si può definire in vari modi: è la morte del cinema, è quanto di peggio abbia mai visto, è uno spreco di tempo, non è nemmeno concepibile che abbiano trovato dei soldi per farlo, eccetera. Eppure è gloriosamente arrivato al suo terzo capitolo di follia e i vip si spintonano per ritagliarsi un angolo di pellicola. Come è possibile?


ATTENZIONE: SPOILER! Ma non credo che a qualcuno possa interessare…


La storia comincia su un peschereccio sgangherato dove un sedicente capitano sta vendendo una partita di pinne di squalo ad un asiatico. Poi arriva la tempesta con gli squali, muoiono tutti e la scena si sposta dove c’è più gnocca, una spiaggia a caso della California. Introduzione dei personaggi: il brillante surfer un po’ datato ma piacente che gestisce il bar sulla spiaggia, l’amico divertente, la barista figa e svestita, il vecchio ubriacone, ovvero la vena comica. Dopodiché la tragedia: arriva la tempesta e con essi migliaia di squali che cominciano a mangiare i bagnanti. Poi il tornado, che fa piovere torrenti di acqua che riempiono le strade e consentono agli squali di arrivare fino sulle colline. Poi le trombe d’aria, che prendono gli squali dal mare e il fanno piovere in testa alla gente, vivi ovviamente.

Non si può descrivere l’orrore della pellicola nella sua totalità, sono troppe le schifezze, che nell’insieme cozzano a tal punto tra loro che non si segue più il filo della storia. Ci sono riprese aeree della spiaggia assolata con mare tranquillo mentre all’interno del bar arriva l’onda anomala condita con squali giganti; ci sono le strade allagate con un metro d’acqua, gli squali che picchiano contro le macchine e in mezzo riprese da documentari con il profondo blu dell’oceano; ci sono onde fintissime che portano gli squali dentro le case e si allaga tutto, mentre fuori dalla porta non c’è acqua. Come è possibile? Almeno manteniamo una parvenza di veridicità fisica. E invece no. Migliaia di squali ovunque che masticano tutto e tutti e saltano fuori dall’acqua aggrappandosi con i denti a una fune sospesa!

Ma parliamo della critica nei confronti dei disaster movie, che è il fulcro della pellicola. Innanzitutto ammicchiamo un po’ a Steven mentre si pianta una bombola di gas nella gola dello squalo e poi gli si spara. Il tributo quantomeno dovuto. Poi abbiamo, nell’ordine:

  • la scena dove tutti fuggono e una persona sola va controcorrente,
  • la scena in macchina da cui si guarda impotenti il disastro,
  • il salvataggio insensato dove uno dei protagonisti muore male per una cosa stupida,
  • il soccorso della famiglia in mano all’uomo inutile che infatti muore subito,
  • atti di eroismo inutile e gratuito, per non dire stupidità, vari ed eventuali,
  • il salvataggio dell’autobus pieno di bambini (nessuno pensa ai bambini!),
  • il momento in cui qualcuno dice la frase “il peggio è passato” e subito succede una roba indescrivibilmente orribile,
  • gli elicotteri dentro i tornado per lanciare bombe fatte in casa nell’occhio del ciclone e “smontarli”,
  • la figa faiga viene mangiata dallo squalo mentre cade dall’elicottero,
  • lo squalo piove sul protagonista che lo apre in due con una motosega e salva la figa faiga.

Una sequela di sostanziali boiate deliranti, realizzate con la peggiore tecnica e dialoghi così ridicoli che in Furore in Baviera si vedono scene migliori. Però…

C’è un però. La questione è semplice, è un però dovuto al successo che questa robaccia ha avuto e che fa sì che la gente ancora senta il bisogno di guardarlo nonostante sia così indiscutibilmente brutto. Quelli della Asylum, che campano sulle parodie, sono stati furbi. Hanno scritto qualcosa di idiota ed è successo che la gente l’ha voluto vedere perché era una roba così stupida e brutta che a forza di parlarne poteva diventare quasi, e sottolineo quasi, bella. La Asylum mica si prende sul serio. Sta lì e cazzeggia con chi invece pretende di girare pellicole credibili con trame assurde, tipo Godzilla, i Transformers o Jupiter Ascending. Produce svariati film all’anno con poche lire e una CGI che in confronto lo Hobbit sembrava reale, e fa parlare di se. Tutti aspettano l’ultima boiata fosse anche solo per guardare il trailer con gli amici. Dite che la strategia di mercato è sbagliata? Non credo.

Una cosa tuttavia mi lascia poco convinta: questa mania di sfornare sequel a raffica. Capisco che si vendano lo stesso e che per il terzo capitolo hai guadagnato così tanta fama da poterti permettere camei di chicchessia, però io abbandonerei il filone degli squali assassini. Oltre agli Sharknado avranno altri 5 o 6 film prodotti o in produzione con gli squali come protagonisti. Piacciono eh, per carità, sono come gli zombie, però a una certa anche basta. Ci sono B-movies che sono nettamente migliori, al di là della realizzazione pratica, grazie ad argomenti più convincenti dei tornado con gli squali dentro. Ad esempio il filone narrativo che riguarda i nazisti: come dice Marito, se ci sono i nazisti, il film deve essere bello. Sono stati prodotte cose tipo Iron Sky, piacevole e divertente, con i nazisti che hanno colonizzato la Luna, oppure quel piccolo capolavoro di tristezza horror di Dead Snow, che non è Asylum ma ne incarna lo spirito con una visione più europea. Parlo del film con gli zombie nazisti, di cui dovrebbe arrivare un sequel con zombie nazisti VS zombie sovietici. Una chicca storiografica non da poco. Non apprezzo particolarmente gli zombie, anzi, non li guardo quasi mai, ma ammetto che è stata una mossa vincente, che immagino si esaurirà a vantaggio di qualcos’altro. I nazisti invece sono un evergreen. E poi, tra il filone zombie e il filone squali ormai si è detto quasi tutto cinematograficamente parlando. Si sono visti squali giganti, squali in piscina, squali volanti, squali a milioni, ma anche zombie che corrono a millemila, zombie lenti, zombie vegetariani, zombie nazisti, zombie ad alta quota e zombie innamorati. Visto che gli argomenti sono stati entrambi molto fortunati in questi anni, perché non mischiarli insieme e includere la componente nazi: fare una roba tipo zombie nazisti che cavalcano squali volanti, oppure squali nazisti che combattono contro zombie volanti. O ancora squali zombie contro nazisti volanti. Bene, l’hanno fatto. Si chiama Sky Sharks, dovrebbe arrivare nel 2017 e non vi rovino il trailer, che trovate qui. Sono nazisti zombie che cavalcano squali volanti. Sobrietà.

Ora voglio, anzi, pretendo di vedere gli squali nazisti che mangiano zombie volanti.

Talking about Wyoming

Era cominciato come una splendida giornata uggiosa, questo venerdì in Pianura Padana. Una di quelle giornate novembrine per chi respira nebbia, per chi respira rabbia (cit.), in cui vi viene voglia di stendervi sul divano, allungare i piedi e covacciare col pannetto davanti a un film stupido e dormibile, con una bella tazza di the caldo. Che voglia di autunno e di pomeriggi sonnacchiosi.

Chettiguardi?

Chettiguardi?

E invece no, è il 31 luglio, ultimo giorno del mese. Venerdì. La gente parte, va in vacanza, è felice. Noi purtroppo no, quindi lode e gloria sempiterna a queste giornate moccolose e umidicce, viva la pioggerellina che ti sporca tutta la macchina che hai lavato due giorni fa perché tanto c’è un sole che nemmeno Sharm el Sheikh, e soprattutto viva il divano dove si può poltrire beatamente. Ci piacerebbe piovesse per due giorni, tanto si deve stare in casa comunque. Se invece voi state partendo per le vacanze e maledicete le nubi oscure all’orizzonte che minacciano la serenità del viaggio verso il vostro luogo di villeggiatura preferito, controllate spasmodicamente il meteo sul telefono nella speranza di vedere apparire un raggio di sole duraturo, ci dispiace molto, ma ‘zzi vostra, la prossima volta non pubblicate le foto delle vostre valigie su feisbuc.

Per chi come noi ha ancora una o due settimane di lavoro da scontare prima di impacchettare tutto, mollare le piante alla suocera e spararsi in autostrada, queste giornate sono buone per dormire, mangiare e ancora dormire. Ma metti che dormendo ti annoi, allora tanto vale mettersi su qualcosa da guardare e dormire ancora. E se poi non dormi perché ti piace quello che vedi, tanto meglio. Per poltrire c’è un intero weekend.

Oggi quindi parliamo di Longmire, che mi è stato suggerito da wwayne (grazie della dritta!) e che ho trovato interessante sotto alcuni aspetti. Ho visto la prima stagione, e solo quella per ora, quindi non mi spoilerate il seguito, grazie.

Allora, vediamo. C’è questo rude e solitario sceriffo di provincia, che sta in uno di quei posti sperduti non molto definibili, in Wyoming, e che si chiama proprio così, Lungo Pantano. Egli ha evidenti problemi sociali con la sua comunità, con i suoi amici e financo con la figlia. Diciamo subito che la mugliera è morta da poco tempo e lui è troppo disperato per continuare a vivere in maniera normale, ma ci prova lo stesso. Una serie di persone lo aiutano a non ammazzarsi di birra e cazzotti al bar. Tra queste persone abbiamo la vice sceriffo, che dovrebbe sembrare tipo italiana dal nome, visto che si chiama Moretti, intento fallito perché è Katee Sackhoff, che chiunque di voi ricorda nel glorioso ruolo di Kara Thrace in Battlestar Galactica, e che pertanto sembra più una nuotatrice della DDR che una fabbricante di birra.

Porca miseria, ho lasciato l'arrosto nel forno...

Porca miseria, ho lasciato l’arrosto nel forno…

Noi ci si crede lo stesso e ti amiamo Katee, anche se in Longmire sei più magra e appuntita e dimostri tipo 7/8 anni più della tua età anagrafica. Cosa ti è successo? Parliamone insieme.

Finalmente posso mettere gli Aviator Gradient

Finalmente posso mettere gli Aviator Gradient

Poi c’è questo amico che gestisce un bar e che è Cheyenne, perché ovviamente in questo locus amoenus dove vive Lungo Fango c’è la riserva degli indiani, e che non si capisce bene subito cosa li lega, ma sembra siano in confidenza. Ogni tanto si insultano e si picchiano ma checce voi fa’, so’ ragazzi. Infine c’è la figlia, che alcuni di voi avranno presente per essere stata la fastidiosa e saccente Tess Mercer di Smallville, un personaggio che tutti avremmo voluto scuoiare lentamente, e che qui cerca di essere meno fastidiosa. Il resto del cast è tralasciabile e rientra per lo più nella vena comica.

Ma cosa si può fare di nuovo, che non sia già stato rappresentato al pubblico, quando si mette su una serie crime? Dopo anni di CSI che ha sclerotizzato ai limiti dell’umana ragione l’indagine di laboratorio, dopo Castle che usa Nathan Fillion come cowboy della penna e lo affianca a un detective sempre più magro e con tacchi sempre più alti, dopo lo psyco-Dexter e dopo illustri predecessori che passano anche per Colombo e la Signora in Giallo (sia sempre lode a te Jessica), cosa inventarsi? Diciamo subito che non ci sono reali novità in Longmire. Tutto è già stato detto, fatto o scritto, poco resta di intentato e meno male perché sinceramente non vorrei vedere robe troppo agghiaccianti. 

La novità dunque forse sta proprio in questo. Verrà spacciato per noioso, temo, ma in realtà credo che quello che si voglia fare sia un revival della serie televisiva classica, quella dove c’è il poliziotto, una banda di buoni più o meno utili, e ci sono i crimini da risolvere, a volte efferati a volte ragazzate, compatibili con un’America di provincia (lievemente aumentati nel numero altrimenti 10 puntate coprirebbero più di 2 anni di vita reale). La cosa che sconvolge, dopo decenni in cui ci siamo abituati a squadre di investigatori che si assiepano sulla scena del crimine, dove nulla può entrare o uscire e dove nessuno tocca niente, è la leggerezza con cui viene trattato il crimine in questa serie di moderno vecchio west. Qua ci sono i poliziotti in maniche corte e stivaloni, col fucile in braccio, ci sono sceriffi che girano con megamacchine con il cassone dove caricano i cadaveri per portarli all’obitorio. Niente coroner, niente medico legale. Si arriva sulla scena, ci si guarda intorno, si smanaccia un po’, si fruga in tasca e addosso, si volta e si rivolta. Poi si carica in macchina e via. Niente nastri gialli, niente turbinio di giornalisti e curiosi. Sembra di tornare negli anni ’50. Rilevare un’impronta è una roba per scribacchini, qui prima spari poi fai domande.

Pesto con profitto anche i più palestrati tra i cowboys

Pesto con profitto anche i più palestrati tra i cowboys

Poi, per colorire maggiormente la situazione, che altrimenti sarebbe troppo superficiale, c’è tutto un retroscena sulla vita privata del protagonista che appare in alcuni flash sempre più vividi, da cui capiamo che dietro c’è una sordida storia da svelare e che dovrebbe servire a tenersi fedele lo spettatore. In realtà non è la cosa che mi colpisce di più, le sordide storie mi puzzano sempre di imporchimento della serie, di mezzucci per lobotomizzare la gente che poi vuole sapere come finisce dopo che gli hai raccontato che il tizio è morto poi risorto poi morto di nuovo poi apparso in sogno all’amante e poi ucciso definitivamente dalla moglie insieme al cane, per dire. Insomma, cerco di non focalizzarmi su queste cose.

Per ora si può dire che Longmire mi piace. Certo, non è la serie della vita, quella che guardi 12 puntate al giorno finché non ti sanguinano gli occhi e il gatto non ti addenta un polpaccio perché non gli fornisci cibo da 36 ore. Diciamo che c’è del potenziale, la storia può essere resa più interessante, ad esempio, da un maggiore coinvolgimento della storia della tribù Cheyenne nelle vicende, dal rapporto tra bianchi e nativi, da una maggiore caratterizzazione dei personaggi, che per ora sono solo abbozzati, e da un miglioramento fotografico, perché per Giove vi trovate in Wyoming, smettete di filmare interni e cominciate a filmare le montagne! Dico per dire, eh.

Dove sei, paesaggio da sogno???

Dove sei, paesaggio da sogno???

Ah, di buono c’è anche che il protagonista, Robert Taylor, è bravo. Mi piace, è credibile più degli altri. Un po’ poco espressivo, ma temo sia parte del personaggio. Nel Wyoming devi guardare l’orizzonte con le mani sui fianchi e parlare con gli animali. O non sei nessuno.

 

Chiaramente nel frattempo è uscito il sole, mannaggia la pupazza…

Birdman vs American Sniper

Ci sono film che non guardo all’uscita. Troppa attesa e troppe aspettative. Mi piace aspettare che vadano tutti e poi tornino con le impressioni, e mi diverto a valutare da queste, dopo un’attenta analisi di discernimento tra fandonia pura, spoiler e attendibile opinione, se potrebbe valere la pena di spendere i miei sudati soldini per aumentare l’incasso al botteghino. Nella maggior parte dei casi no. Troppe poche sere libere durante l’inverno e soprattutto troppo pochi mercoledì. La precedenza viene data in automatico ai film con abbondanti effetti speciali e alle saghe pluriennali perché non sia mai che ti perdi un capitolo e poi come fai a perculare i ragazzini all’uscita dal cinema e a commentare le scene facendoti odiare da quelli della fila dietro? Sono cose che vanno fatte, anche se le pellicole non meriterebbero un solo euro. Fatto sta che così facendo immancabilmente mi perdo i film con le nomination agli Oscar. Sempre, tutti gli anni. E mi trovo ad andare a vederli d’estate, cosa in realtà molto piacevole perché non devi fare le coltellate per il posto migliore a sedere e comunque sia la visione non richiede chissà quale proiettore full-HD e chissà quale dolby-surround. Sono film seri, impegnati. I registi se ne fottono della CGI. Quindi appena esce il programma delle arene si cominciano a segnare sul calendario le date coi film da vedere e si mette in atto il Piano-Megarecupero. Quest’anno la scelta è ricaduta su Birdman, che non posso vivere un altro mese senza averlo visto, e American Sniper, che dovrò vederlo per forza perché ne hanno parlato tutti e poi non riesco a fare conversazione con gli amici. Come saprete Birdman ha vinto l’Oscar come miglior film, mentre American Sniper no. Pappappero.

Quando guardi un film che ha vinto hai immancabilmente delle pretese. Deve essere figo in un qualche modo particolare, deve contenere delle novità, qualcosa di mai visto. Gli attori devono essere all’altezza del ruolo, niente espressioni basite e massima credibilità. Io mi aspetto anche una colonna sonora azzeccata col soggetto, quantomeno interessante. Insomma, bazzecole, niente di cui preoccuparsi. Se sei un regista coi controcoglioni e hai ballato nudo in una notte di luna piena all’interno di un pentacolo disegnato col sangue di un gallo nero in un cimitero sulla tomba di una vergine, hai delle speranze. Il caro Alejandro Gonzales Inarritu ce l’ha fatta. Ha soddisfatto le mie esigenze in materia di cinema da Oscar. Bravo signor Gonzales Inarritu, si conferma all’altezza della sua preparazione, si vede che ha studiato. 30. La lode non riesco a dargliela perché l’ho vista poco alle lezioni.

Cominciamo dicendo che l’idea dell’unico piano-sequenza mi piace molto. Mi hanno detto che non è del tutto vero, ha fatto dei tagli per esigenze registiche e ci sta, non sono mica macchine, ma non si vede quindi il risultato è ottimo. La telecamera che segue il personaggio poi, su e giù dalle scale, la adoro. Si era già vista nei film di Aronofsky (The Wrestler e Il Cigno Nero ad esempio) e l’avevo trovata molto efficace. Ma la roba più bella è Michael Keaton che è Batman, quello originale, che impersona l’attore mono-personaggio, Birman, che altro non è che Batman, e che ci racconta il delirio di essere Batman. Con tutte quelle cose psicologiche che ti flippano il cervello perché non sai più se sei tu o è il personaggio a parlare. E ovviamente incasini tutta la vita e anche quella degli altri che ti stanno dietro.

Insomma un pippone incredibile che però è estremamente leggero e divertente, drammatico ma esilarante, e condito di personaggi improbabili come Edward Norton che spara una cazzata dietro l’altra e se la crede un casino, o Emma Stone, orribilmente bionda, che interpreta la strafatta che cerca di disintossicarsi mentre è impegnatissima ad odiare il padre. Anche se Michael a mio avviso si supera alla grande, lui che non si vede in giro in ruoli importanti da decenni (e poi Batman non è che sia questa interpretazione magistrale, ci vuole Ben Altro per fare un vero ruolo da Oscar) e che è riuscitissimo in una parte costruita molto bene sulla sua vita personale (anche se penso che lui non creda realmente di saper volare). E poi tutto girato dentro un teatro, che ben si adatta ai frequenti cambiamenti di scena, con ogni tanto gente che suona dal vivo in cucina, così senza un motivo, e un ciccione che ruota su se stesso sulla sedia quando passa la telecamera. Perché? Non si sa, ma è bello.

Insomma, Birdman vince e convince e merita alla grande rispetto agli altri prodotti della scorsa stagione cinematografica. Soprattutto merita molto se comparato al suo diretto avversario, o almeno a quello che si pensava fosse il suo avversario più temibile, American Sniper, che ho guardato la settimana scorsa dopo averlo volutamente tralasciato quest’inverno. In febbraio infatti speravo che l’Oscar non andasse ad American Sniper, e non perché non mi piaccia Clint sia chiaro, ma perché anche basta con questi film sull’esercito, la lotta contro i nemici dello Stato e la guerra a oltranza. Non sono andata a vederlo al cinema quando è uscito perché avevo la sensazione fosse sulla falsariga di Zero Dark Thirty, che non mi è piaciuto per niente, e di The Hurt Locker, che invece è molto bello e resta lì dov’è. Non mi piace perdere tempo con cose che penso mi deluderanno quindi aspetto che ci vadano gli amici, che la bolla si sgonfi e che lo ripropongano in estate.

La prima impressione che ho avuto dopo i titoli di coda è stata sostanzialmente come un flash, un’immagine nella testa. C’era un vecchio, seduto su una sedia davanti alla finestra, con di fianco un ragazzetto con lo smartphone in mano. Il vecchio parlava a ruota libera dei suoi ricordi, del mondo che ora non è più lo stesso, di quanto si stesse bene quando si stava peggio, qui una volta era tutta campagna. Il ragazzo invece pistolava il telefono e ogni tanto diceva un “sì sì, hai ragione” rassicurante, per far capire che stava ascoltando. Una scena che tutti più o meno abbiamo vissuto in prima persona coi nostri nonni/genitori/suoceri. E che rivivremo quando saremo vecchi, ma grazie a Horus non capiremo più un cazzo di niente quindi chissenefrega.

Questo flash mi è balenato davanti agli occhi perché mi è sembrato che Clint fosse quel vecchio e che noi pubblico di spettatori non emotivamente coinvolti (e quindi più o meno tutto il mondo eccetto gli Stati Uniti, nessuno di importante) fossimo quel ragazzetto. Clint fa tutto questo sproloquio sentimentalista, evidente soprattutto sul finale quando sceglie di utilizzare le immagini reali di repertorio, per celebrare ancora una volta quanto sia grande il suo paese, quanto siano attuali le storie di eroismo patriottico, quanto tutto questo ci debba lasciare sgomenti e commossi. Io non ho niente nei confronti della Leggenda, per carità, un grande soldato, una brava persona sicuramente, ma che mi si spacci per eroe assoluto un uomo che decide di arruolarsi per servire il paese, lo mandano in zona di guerra (e ricordiamo che la legittimità di questa guerra è alquanto dubbia, come tutte del resto) e lo mettono a sparare ai cattivi (che sono tutti orribilmente cattivi sia chiaro, sono bestie mica persone) e lui è contento, ci torna più volte in barba alla mugliera incinta che lo vorrebbe a casa e agli orrori che vede, perché se non c’è lui uccidono 3 o 4 marines in più, francamente mi pare un po’ forzato, nella mia stupida visione da italiana. Clint ha voluto girare un western: una guerra personale tra il buono e il cattivo (il brutto non c’è, niente vena comica), in un contesto difficile come la guerra in Iraq, dove esiste una sorta di rispetto dell’arma, delle abilità tecniche, del percorso di crescita dell’avversario verso l’eccellenza nel tiro a segno. Lo stress post traumatico viene sfiorato appena, si nomina ma non si approfondisce (è un eroe, non può mostrarsi debole). I commilitoni che abbozzano momenti di cedimento vengono fatti sparire alla veloce, compreso il fratello. Ogni cosa che il nostro Big Jim fa, ogni sua scelta tattica, è un successo, sembra che sia bravo solo lui a fare la guerra. Più di 160 uccisioni confermate in circa 1000 giorni di servizio attivo. Praticamente Terminator. Però buon padre di famiglia, marito affettuoso e attivo nel volontariato.

Magari sono io che non capisco. Che non colgo dove sia il fulcro di questa vicenda, del perché viene raccontata. Sarà che sono europea e che tutto questo non mi sconvolge. Non riesco a vedere un eroe in un cecchino. Non dico che debba essere messo alla berlina come assassino, per carità, è un soldato, lo mandano all’estero e gli dicono spara. Però sono convinta che un minimo di scelta ce l’abbiano tutti, che si possa decidere, anche da arruolati, se sparare oppure no, e che se decidi di sparare, ancora e ancora, per me vuol dire che ti piace. Altrimenti torni a casa al primo turno. E il salto tra il “mi piace sparare” e il “mi piace sparare alla gente” a mio avviso è abbastanza breve.

Concludiamo questa tiritera che mi pare già troppa roba. Il film non è brutto, anzi: ben girato, attori credibili, buona fotografia, inquadrature interessanti. Niente di nuovo ma nel complesso un bel prodotto. Dal punto di vista della scelta del soggetto, come si è capito, ni. Si poteva fare meglio sul fronte evidenti problemi mentali e sul fronte guerriglia urbana coi bambini. Ma Clint non è una donnicciola, e con la sua espressione con sigaro e cappello ci dice, ancora una volta: quando un uomo col fucile incontra un uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto.

 

Viva l’Uomo-Uccello.

Perché la fine di Revenge è stata un sollievo

Ebbene sì. Odiatemi pure, cari fan di Dumas e delle sue trasposizioni televisive, cari adoratori della Rebecca assassina, cari amici delle vendette che vanno servite fredde. Purtroppo sono affetta dal demone di Sheldon: quando inizio una serie dopo devo vedere per forza come va a finire, anche se ciò mi causerà problemi gastrointestinali e sanguinamento dei bulbi oculari.

Chiariamoci subito: mi piace la vendetta, adoro Kill Bill 1 e 2 (e adorerò anche il 3 quando uscirà), mi piace la gente che si arrovella per decenni su come uccidere il suo nemico giurato perché da piccolo gli rubava i soldini per la merenda. Qui però si è sfiorato il ridicolo svariate volte. Ci si è stancamente trascinati avanti sull’onda di una cattiveria inumana da parte della banda dei malvagi, che riesce a reclutare anche gli insospettabili, mentre dall’altra parte i buoni sono sempre più perfidi e sempre meno di questo mondo. Non esiste che la gente risorga dai morti, uccida il Cattivo n°1 e nessuno si faccia due domande. Nessuno che metta le cose in fila. E poi si entra e si esce dalla polizia così, in tre giorni, si gioca a m’ama non m’ama coi petali di rosa, si usano i bambini come parte nel complotto, si inventano figli per poi ucciderli e giustificare i voltafaccia. E le malattie mentali! Non parliamo poi delle malattie mentali! Che banalità! E giù dalla rupe, tanto la polizia è costituita da una manica di deficienti. Insomma, tutto un gran castello di carte che poi, improvvisamente, crolla con una mossa finale prevedibilissima (vogliamo parlare degli incubi? no, non credo) e tutto finisce a tarallucci e vino, si veleggia per mare verso il tramonto, ci si ama alla follia come da bambini e si regalano cuccioli. 3/4 del cast è deceduto ma tutti sono felici. Probabilmente di essere ancora vivi.

– Tranquilla, tesoro, è finita. Non è Game of Thrones. Siamo sopravvissuti.

– Caro, che gioia. Vendiamo il bambino e salpiamo.

Insomma, tutto questo polentone ci ha lasciato. Niente più Amanda/Emily che guarda basita una qualche fotografia ingiallita dal tempo. Niente Nolan che si dispera basito dopo che l’ennesimo/a moroso/a lo ha mollato. Niente più Jack che stringe i pugni e la mascella basito quando gli dicono che il suo amore anche questa volta se la fa con un altro. La peculiarità del personaggio tipo di Revenge è lo sguardo basito, fisso per 2/3 secondi, prima dello stacco. Come in Beautiful ma meno evidente. Sennò ci spacciano per soap, che diamine.

Ridete, ballate pure alla mia festa… Distruggerò le vostre famiglie…

Separate alla nascita

E la gloriosa Victoria? Ma spezziamo un’arancia per la presenza scenica di questa donna, a cui dopo ogni puntata attaccano un ciappetto nuovo sulla nuca per tirare la pelle. Un’attrice vera, che ricordiamo per ruoli tipo la figlia del capitano ne L’ultimo dei Mohicani e l’amante del boss in Revenge – Vendetta (ma dai??!!), intrappolata in un ruolo orribile, che tuttavia riesce a regalare perle di interpretazione notevole e soprattutto sorrisi glaciali bellissimi. Vorrei saperli fare io. T’immagini la sera, mentre accarezzi il gatto sulla poltrona e sfoderi uno di quei sorrisi lì. Il Marito ti guarda un attimo ed esce a comprare le sigarette. In Croazia. Victoria, una femme fatale passata da qualche anno che tuttavia riesce a indossare tubini neri meglio delle squinzie giovani. Le quali tralaltro si distinguono tutte per avere dei nasi abbastanza evidenti. Rispetto per non esserseli rifatti all’età di 15 anni, come va di moda a Hollywood, ma discutibile la scelta di affastellarli tutti nella stessa serie.

Separate alla nascita

Cosa ci resterà di Revenge? Direi ben poco: la trama è abbastanza scontata e i personaggi si fanno odiare quasi tutti nel giro di una stagione. I cattivi sono più riusciti dei buoni, ma non è una novità per il cinema, anzi è ormai una lunga tradizione. Le imprese dell’eroina sono a dir poco rocambolesche e al limite della follia, che uno direbbe fico, eppure non succede quasi niente. Mai. Si picchiano a malapena, le gente che muore lo fa subito, in silenzio e senza una parvenza di agonia. Non c’è pathos, ti raccontano tutto in 2 minuti. Insomma, niente adrenalina. Soprattutto nelle ultime 2 stagioni. Come disse Marito, tornando a casa e pescandomi intenta a guardare una puntata di Revenge mentre stiravo mutande, “ma parlano e basta, in questa serie?”.

In effetti sì.

Racconto del Racconto dei Racconti

Meno male che ci sono le arene estive. Quando c’è caldo e la vita ti pare un inferno puoi sempre uscire la sera e piazzarti in un giardino qualunque a vedere un film. Di quelli che quando era tempo di Oscar non sei riuscito ad andare al cinema perché avevi pilates. O di quelli che hai riservato per l’ingresso ridotto perché non ti pareva il caso di spenderci 8 euri. Insomma, una buona occasione per scrostarti dal divano e sperare che almeno all’aperto giri l’aria.

Poi all’improvviso succede che danno fuoco alla recinzione della tua arena estiva di fiducia e ti ritrovi in un piccolo cinema stivato di persone. Fortuna che c’è l’aria condizionata a 18 gradi. Stai già pensando a come imbucarti alla fine della proiezione per dormirci dentro in cammuffa quando comincia il film. E il film è Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone.

Come nasce un film come Il Racconto dei Racconti? Io me lo immagino così. C’era una volta Matteo Garrone, promettente regista, che svegliandosi una mattina e compiendo gli esercizi di quotidiani che ogni uomo di mondo è costretto a fare tutti i giorni (leggere tuitter/feisbuk/tumblr/instagram/pinterest), ad un tratto si imbatté in una storia che non aveva mai letto. Essa era sanguinolentissima e ricca di personaggi incredibili e veniva spacciata per intrattenimento per infanti di un lontano passato. Bazza, pensò subito, posso farci un film! e si mise a cercare la fonte di siffatta opera. Appena scoperto il testo, cominciò a leggerlo avidamente e selezionò le storie più intriganti, mentre componeva numeri di telefono a caso e chiamava gli amici produttori.

Un anno dopo nelle sale arriva Il Racconto dei Racconti, un film a episodi che racconta tre storie diverse ma con un filo conduttore comune. C’è una regina ossessionata dall’idea di avere un figlio, c’è un re ossessionato dall’idea di dover restare giovane e c’è un altro re ossessionato da una pulce. Insomma, è tutta una grande storia di ossessioni e di sentimenti assoluti.

La pellicola ha un leggero difetto, ovvero una sostanziale lentezza dovuta presumibilmente all’origine letteraria della trama. Lo cunto de li cunti è una raccolta seicentesca di racconti scritti in napoletano, opere trasposte su carta dopo essere passate di bocca in bocca per chissà quanti decenni. Non essendo proprio una novità narrativa, scusiamo al regista la mancanza di piglio moderno, ma forse questo fa acquisire ancora più fascino ai personaggi e alle ambientazioni. Diciamo subito che tutti i set o quasi sono realmente esistenti e si trovano in Italia, un po’ al Sud, un po’ al Centro e un po’ sulle isole. Sporadiche le puntate all’estero, ma giusto per inserire il tocco mancante. I personaggi invece, tutti ammantati di meravigliosi broccati e mantelli, sono pienamente azzeccati, dalla Salma Hayek che divora un cuore sanguinante, al Vincent Cassel che si aggira ubriaco in mezzo a una folla di donne discinte, passando per un Toby Jones che incarna magnificamente tutto il proprio essere un re folletto privo di spessore.

Insomma, le 2 ore di film passano bene, anche perché i paesaggi che ci vengono presentati, pur essendo più o meno noti, sono stati talmente inseriti nel contesto della fiaba da apparire fantastici e quasi finti. Sono a 4 passi da noi, magari non proprio in vista, ma pur sempre lì, a portata di mano. Mica come le vallate e le montagne neozelandesi che tanto vanno di moda, o i vulcani islandesi o ancora gli studios di qualche città, che riparano a quello che i secoli hanno distrutto nella quasi totalità dei paesi del mondo.

La fortuna di Garrone, lo si può dire, è che è italiano. E come italiano sa che può andare a pescare un bosco muschioso qualunque e agghindarlo da luogo magico senza andare troppo lontano. Può prendere la fortezza che c’è sul centesimo di Euro e trasformarla senza sforzo nel castello di Altomonte. Può recuperare un paesetto sperduto abruzzese e renderlo protagonista di una storia. E che dire delle caverne dell’orco, del ponte delle fate, del mare del drago. Un po’ di effetti e di postproduzione e via, senza bisogno di andare sulla luna a cercare un posto così, e senza fare la fatica di costruirlo in computer grafica che poi si vede che è finto. Insomma, un film molto bello da vedere.

Un film che è anche spassoso, a tratti, complici alcune situazioni bislacche e alcuni personaggi.


Attenzione: Spoiler. Ma poco poco, come per Kaori.

Prendiamo il drago. C’è questo povero soggetto che si infila in un costume da palombaro, di quelli tipo Ventimila leghe sotto i mari, e si addentra nelle Gole dell’Alcantara per cercare questo fantomatico drago di mare. Un Dobby molto cresciuto gli ha detto che solo così sua moglie avrà un figlio. Il motivo probabilmente è un altro ma lui, per non destare sospetti, ci va. E ad un tratto, camminando sul fondo, si imbatte in questo drago che dorme. Ma, ommioddio, è Falkor! Fermo, cosa fai! Non vorrai uccidere Falkor, è un drago della fortuna, sei pazzo! Atreyu!! Noooooo!!! E niente, lo uccide.

Oppure c’è quest’altra scena troppo bella. C’è il re che non vuole invecchiare, che è Vincent, e che quindi passa il suo tempo ad adescare giovani fanciulle e ad irretirle coi i suoi gioielli e il suo petto villoso. E ad un tratto sente cantare una donna e si innamora di lei, ma non sa che lei è vecchia, quindi il casino.

Questa mica vuole scontentare il re, e poi vorrebbe fare un po’ di attività fisica di un certo tipo, quindi si inventa tutto uno stratagemma per entrare nel letto di Vincent senza che lui la veda. Ma il re vuole ammirare la preda e la mattina le da una sbirciata e ommioddio, ma è una vecchia!! Guardie!! GUARDIEEE! Defenestratela subito!! E la vecchia vola giù dalla finestra, dal castello e dal monte. Ma quanto è fico?? Spassosissimo.


Insomma, ve lo consiglio se volete vedere qualcosa di diverso, che sia sì un fantasy ma non un blockbuster, che sia una storia con un senso compiuto ma che si presti a varie interpretazioni, che sia un bell’esercizio di stile oppure solo un buon modo per sfuggire al caldo delle vostre case.

Orange is the new Black vs Vikings

Il computer fa caldo. Molto caldo. Anche solo appoggiare la mano sulla tastiera è orribile. Fuori ci sono 38 gradi all’ombra, dentro ci sono 31 gradi ma solo perché ho trasformato la casa in una cripta buia, e il ventilatore non riesce a darmi il sollievo sperato. Nonostante tutte queste difficoltà ho deciso di intraprendere la strada della scrittura di un nuovo post. Un Punto Autocompiacimento per me.

In questi giorni di torrida estate e in queste notti sudaticce ho visto un po’ di roba e mi sono messa in pari con quasi tutti i telefilm della stagione, che ora si sono per la maggior parte conclusi. Evviva! Sono libera! Corriamo in piscina!

E invece no.

Ce n’é una pila pronta sulla scrivania. E fuori è l’inferno.

Ma parliamo di cose serie: Orange is the new Black, stagione 3. Grazie Netflix di esistere e di aver adottato il modus operandi del “io vi do tutte le puntate insieme così non mi rompete su internet coi commenti e gli spoiler e altre cagate del genere”.

Stagione 3, dicevamo. Ecco, non mi sono esaltata di brutto come per le altre due, devo ammetterlo. Il filo conduttore della serie è sempre lo stesso: giochi di prigione, bullismi, storiacce interne e robe così, e non c’è molto di nuovo su cui arrovellarsi. Pochi nuovi personaggi, pochi cambiamenti per quelli già storici. Di seguito il dettaglio.


ATTENZIONE: SPOILER!


C’è Caputo che doveva essere il nuovo Cavaliere Bianco della prigione, dopo averla liberata dalle mani della Figueroa, prometteva grandi speranze, e invece fa ancora il cagnolino al guinzaglio e vende Lichfield a una grande azienda privata che massacra tutto. Riesce anche a farsi odiare dalle guardie promettendo il sindacato e poi cambiando posizione all’ultimo. E poi c’è quella cosa che si incontra con Figueroa di martedì per trombare, che mi pare abbastanza penosa.

C’è Chapman che si inventa un business di mutandine sporche per pervertiti, si fa mollare da Vause dopo averla faticosamente riconquistata e si mette con una specie di ragazzino/a australiano che poi la fotte alla grande. Ma di buono c’è che dei suoi psicodrammi non frega una cippa più a nessuno.

C’è Vause, molto invecchiata, che crede che una tipa evidentemente scoppiata sia stata mandata in gatta per ucciderla dal boss della droga per cui lavorava, ma poi scopre che non è vero, che la tipa è matta, ma aveva ragione lei ad essere paranoica e il sicario arriva sotto forma di nuova guardia. C’è grande selezione del personale all’ingresso.

C’è Red che riconquista la cucina ma non può fare nulla perché i pasti arrivano preconfezionati, allora si inventa i pasti vegetariani con le verdure dell’orto e una mezza storia con Healy, che ne vuole di brutto, il porco.

C’è Dajanara che partorisce dopo che Bennett se n’é andato alla grande, mollandola da sola con l’idea di vendere la prole alla madre di Pornobaffo.

C’è Sofia che viene picchiata perché è un trans e finisce in isolamento, Nicole che viene accusata di possesso di droga e finisce in massima sicurezza, Norma che diventa Dio, Boo che diventa umana e la Cinese che diventa amica delle Nere.

E nella prossima serie si promette l’arrivo di un botto di gente nuova. Sovraffollamento delle carceri!! That’s the Italian Style!!



E ora, Vikings, stagione 2. Non l’ho ancora finita ma mi sento di sbilanciarmi. La seconda stagione è decisamente bella. Molto più della prima. Abbiamo nuove ambientazioni, nuovi personaggi, più sangue, intrighi politici e un deciso salto in avanti nella storia. Vediamo alcuni dettagli.


ATTENZIONE: SPOILER!


Innanzitutto niente più Bjorn ragazzino piagnone ma forte e muscoloso vitellone biondo, che però mantiene la pettinatura da cretino. Poi abbiamo una nuova schiera di bambinetti in casa Lothbrok: la principessa Aslaug è una specie di coniglio e partorisce un figlio all’anno, rigorosamente maschio, e tutti con una profezia dietro. Lagertha invece si autoesilia non si sa dove e la ritroviamo sposata ad un conte ubriacone, situazione dalla quale uscirà alla grande, divenendo conte lei stessa. Il fratello, dopo aver fatto la solenne cazzata, viene reintegrato nelle grazie di Ragnar e ritorna ad essere una persona sensata, anche perché Siggi lo cura come un infante e spera che un giorno le possa dare nuovamente la posizione che aveva prima. Ovviamente, in nome del principio del non mettere tutte le uova in un solo paniere, si assicura il favore anche di re Orik, ora alleato di Ragnar, che non si sa mai. Dopotutto è ancora una discreta milf. L’altro compagnone di bevute, Earl Borg, col quale si rideva si ruttava e si ammazzavano Inglesi, viene messo da parte e si vendica sulle terre di Ragnar, mentre lui è all’estero. Grosso errore. Viene estratta dal cilindro delle torture questa pratica sanguinosissima per cui al condannato viene incisa la pelle lungo la spina dorsale, poi viene aperta la cassa toracica con l’ascia e vengono tirate fuori le costole, come se fossero ali. E se ti lamenti non puoi entrare nel Valhalla. Gnee-gne-gne-gnee-gneee.

Ma parliamo delle spedizioni in terra albionica. Questi partono dal fiordo e vengono quasi annientati da una tempesta, e all’improvviso si ritrovano nel Wessex. Come hanno fatto? Poi si addentrano e trovano niente di meno che Westminster?! Ma che bazza colossale! Che culo inenarrabile! E poi c’è chi dubita di Ragnar. Ma fatelo re subito! Fatelo Dio! Quando mai gli è andata così grassa, a ‘sti pecorai… E subito il re del Wessex corre al riparo, invita al biondone a parlare nelle sue terme romane riadattate e fa amicizia. Peccato che poi lui debba tornare in patria a salvare i suoi figli da Earl Borg e lasci 4 gatti al campo. Ovviamente l’imboscata, il quasi sterminio e ciao ciao Vichinghi. Solo Adelstan sopravvive e viene catturato, quasi crocifisso e poi messo a ricopiare le pergamene romane del re, come una volta, quando era monaco. Peccato che gli si fonde il cervello e vede Satana. Non temere, cucciolino, Ragnar sa che sei vivo e ti salverà.

Alcune considerazioni storico-traduttoriche: mentre il re del Wessex passeggia nella sua casa ci avverte che la gente crede che quelle opere che vediamo (statue romane, affreschi, ecc) siano state fatte da una razza di giganti che abitava la terra, mentre solo lui e Adelstan sanno che si tratta dei Romani. Ma potrà mai essere? Siamo nel 900 e rotti e non si ricordano dei Romani? Plebaglia ignorante e ridicola. E poi c’è questa cosa che alcuni personaggi vengono chiamati Earl Qualcosa e altri Conte Qualcos’altro. Ma non è la stessa cosa, santa pazienza? Traducete in un modo e che sia quello, mamma saura.

Comunque tutto questo ci piace lo stesso, vogliamo vederne ancora e speriamo che la terza serie non si imporchisca troppo, come invece, ahimé, mi hanno già annunciato. Mannaggia.



Intanto ho iniziato a vedere Longmire, un po’ perché c’è Kara Thrace che in realtà sono io, e un po’ perché ogni tanto una roba un po’ centro America sperduta, vagamente poliziesca e romantica ci sta.

EXODUS – Visti e rivisti

Aaaahhhh. Eccoci qui, per la serie OcchioCottoTrash, a commentare l’ultima boiata vista in balotta questo weekend.

EXODUS – Il Principe d’Egitto Reboot

Iniziamo con alcune premesse. Il film dura 2 ore e mezza. Alcune donne partoriscono in meno tempo. Vi pare che si possa guardare ‘sta roba in religioso silenzio sul divano? Ma ovviamente no, si giocava a carte con profitto e non ci si è comunque persi niente della trama. Se consideriamo poi che la storia è abbastanza nota, abbiamo già un paio di motivi per spegnere la tv o guardare il basket.

E invece no! Bisogna vedere anche la roba brutta! Così quella media sembrerà accettabile e vi dirò, persino carina. E poi i film scarsi ci fanno un sacco ridere.

Se non l’avete visto e proprio lo volete vedere, non vi capisco ma posso dirvi questo: non fatelo. La storia è più che banale, gli attori sono quelli che sono (i migliori si intravedono appena, probabilmente perché cercano apposta di evitare la telecamera per non rimanere impressi nella mente dello spettatore per questa prestazione) e la scenografia in generale, compresi gli effetti, poteva essere meglio. Ecco, usiamo Noah come confronto: era una colossale e apocalittica (è il caso di dirlo) cazzata, farcita con indicibili stronzate narrative, ma era molto spettacolare, devo ammetterlo, e anche una novità rispetto alla trama biblica abbastanza scarna. Exodus non aggiunge nulla di nuovo, anzi rubacchia in giro le scene agli altri film, cosa che lo rende oltremodo fastidioso. Te sei lì che lo guardi e pensi “eh ma questa è uguale in Robin Hood, quest’altra sembra presa da un western a caso di Sergio Leone, quella è identica nella Mummia…” e avanti così. Se invece l’avete visto e volete riderci sopra, ripercorriamo insieme le scene salienti! Dai!


ATTENZIONE: SPOILER! Si racconta più o meno tutta la trama. Perché? Perché sì! Pappappero.


John Turturro, perché? Ti credevo una persona meglio! Che peccati dovevi espiare? Perché arrivare al punto di accettare una parte in questo film? Cosa ti ha promesso Ridley Scott? Un ruolo da protagonista nel prossimo film? Non è abbastanza comunque. Meno male che muori quasi subito, non posso vederti in questo stato, con tutto quel mascara…

Sigourney Weaver, perché? Non ci sono alieni qui (Giacobbo, è inutile che ce la meni), niente xenomorfi che escono dalle fottute pareti. Perché interpretare un personaggio inutile come la moglie del faraone? Ti si vede tipo tre volte e passi pure da stronza. Continuerò a chiederlo, perché?

Detto questo, cominciamo subito col dire che Christian Bale è fuoriluogo quasi quanto la sua permanenza all’interno del costume di Batman. Anzi, lì era più credibile. Non si è mai visto un ebreo così alto, grosso e infisicato. Il fratello pelato invece ci sta tutto. Mangia dall’inizio alla fine del film e non ingrassa di un etto. Invidia feroce. Ma analizziamo brevemente la trama. Gli sceneggiatori sono qui alle prese con la storia di Mosé, che nonostante sia ormai conosciuta anche dalle meduse, li mette lo stesso in difficoltà.

Dai ragazzi, cerchiamo di usare diversi punti di vista narrativi che diano nuovi spunti alla trama! Si può fare!

E invece no: stesse scene de I dieci Comandamenti e de Il Principe d’Egitto, ma uguali proprio eh. Come si fa a copiare un cartone? Ma si può? Unica differenza è che non cantano. Se l’avessero fatto forse il film sarebbe migliore.

E niente, abbiamo Mosé e Ramses che vanno a combattere felici contro gli Ittiti (che non sono proprio dei beduini, ma tralasciamo). Mosé ovviamente si distingue, perché lui è Batman, e salva Ramses da morte certa. Poi il faraone ci lascia (perché, John Turturro, perché??) e il trono va al figlio, che è un tantinino megalomane e passa il tempo a mangiare cacciagione (neanche fosse Robert Baratheon) e a commissionare statue giganti, probabilmente per compensazione, mentre gli ebrei smadonnano sotto le fruste. E qui il colpo di scena (già visto): Mosé si reca in visita a una cava di pietra ricca di schiavi, tipo Isengard, e scopre di essere ebreo pure lui. E siccome glielo dice Ben Kingsley deve essere vero.

  • Hai commesso un grave errore. Io sono Batman! Uccidiamo un paio di guardie così, per sport.

La cosa arriva alle orecchie del faraone, che tra una portata e l’altra spedisce Mosé a passeggiare nel deserto. Dopo un periodo di mangia-prega-ama in cui trova una pecoraia, si sposa e figlia, scoprendo la gioia di essere pastorello, improvvisamente vede Dio, che si presenta a lui come un bambino capriccioso e bruttino, e che gli dice che deve salvare il suo popolo dagli egiziani. Quindi molliamo tutto e torniamo a Isengard dove Batman, scusate, Mosé organizza la resistenza e insegna agli ebrei a combattere. Come? Con quali armi? Rubate a chi? Sono schiavi, mica possono girare così in scioltezza per le cave abbandonate!

  • E invece no. Io sono Batman! E anche un po’ Robin Hood. E vi insegnerò a tirare con l’arco su un cavallo al galoppo mentre cerco di atterrarvi con una pertica! Credibilità!

Comincia la guerra di logoramento: partigiani contro nazisti. Si fanno esplodere i depositi (sono Ridley Scott, e riuscirò a far saltare una santabarbara anche nel millemila avanti Cristo!), si rubano le merci, si affilano le spade. Ma il bambino-cattivo-Dio è scontento. Ha fretta. È stato a guardare centinaia di anni e adesso, all’improvviso, ha fretta.

  • Buono a nulla. Ghe pensi mi, tu puoi guardare.
  • Perché? Io sono quello di cui Gotham ha bisogno! Io sono Batman!
  • Perché sì, pappappero!

E le piaghe infestano l’Egitto. Scenografica l’acqua cambiata in sangue con i coccodrilli che in stile Lake Placid si mangiano i pescatori e poi si squartano tra di loro. Questa è figa, devo ammetterlo. Le altre sono ordinaria amministrazione. E i mosconi, e le pustole, e muore il bestiame, e la notte, e le cavallette. Tutto già visto. Poi finalmente muore il primogenito e gli Ebrei vengono sparati fuori dall’Egitto. Così Batman-Mosé si mette alla testa della carovana e via, verso Canaan.

Fine.

E invece no. Manca la scena da madre! Quindi abbiamo Ramses che masticando un pollo parte con l’esercito e insegue gli Ebrei, che intanto sono arrivati al mare. E mo’? Disperazione di Mosé-Batman che si affida a Dio, ma il bambino capriccioso non risponde. Per cui butta la spada tra i flutti e si addormenta. Quando si sveglia l’acqua si sta ritirando, quindi Batman raccatta Excalibur e si avventura verso il nulla, seguito dalle orde ebraiche. Qua mi è scesa abbastanza, perché la Bibbia ci racconta che le acque “erano un muro a destra e a sinistra” e invece non ci fanno vedere una cippa, solo il “forte vento d’Oriente” e un’immensa spiaggia con gli scogli affioranti. Inoltre questo Mosé che gira con una spada d’oro invece che con un bastone mi fa strano. Ma è Batman, quindi apposto.

Arrivano gli Egiziani! Tripudio di folle! E neanche a dirlo è scontro finale tra i due ex-fratelli che, da soli, si affrontano mentre l’onda gigante del mare li sommerge e gli altri prendono le scommesse. Non mi risulta sia successo (né nella Bibbia, né nella storia) ma va bene così. Mosé torna a casa, la moglie non è incinta di un altro, come invece sarebbe stato giusto, e tutti insieme partono per la Terra Promessa.

  • Tanto non ci puoi entrare, gneee-gne-gne-gneee-gneee.
  • Non c’è niente nel mondo per me. Ma io sono Batman!
  • E io sono Dio-bambino-capriccioso, pappapero!

Ramses invece viene risparmiato dal mare e giura vendetta alle onde, mentre addenta un pesce crudo. Si costruirà una piramide grossissima.

Fine per davvero. Grazie, signor Scott, per questo capolavoro.

Il Principe d’Egitto era meglio. Più corto, più biblico, più cantato.

Meno Batman.

Non c’è due senza tre. Dopo Noah e Exodus mi aspetto, anzi pretendo, Gionaaaaaa nella balenaaaaaa! Felice fu (felice fu)…

How to survive the end of Game of Thrones

Cento e uno modi per occupare il tempo quando la mattina piove.

Sì sì, la gente normale lavora, lo so. Ma io non sono normale quindi mi devo riorganizzare la giornata a partire dalle previsioni meteo. Evviva! Ecco perché sono qui a tediarvi su questa roba dei telefilm, che magari non ve ne frega una mazza, oppure vi fregherebbe ma non c’avete il tempo per guardarli e allora maledetta te, che ce lo ricordi continuamente, e via discorrendo.

Non so se si è notato abbastanza, tuttavia il finale di GoT mi ha lasciato con l’amaro in bocca, e soprattutto senza qualcosa da aspettare con ansia ogni settimana. Oh, non sono fulminata, ho una vita, non passo la giornata davanti alla tele a guardare i fatti (presunti) degli altri. Però mi fa piacere, ogni tanto, spegnere il cervello e immedesimarmi in un mondo fasullo ma interessante. È lo stesso motivo per cui leggiamo i libri, o ancora meglio, li scriviamo (per chi riesce a farlo). Cinema e affini altro non sono che un efficace sostituto della letteratura, veloce visivo e immediato, adatto alla nostra epoca. Per il telefilm è ancora più facile: hai poco tempo? Mettiti su una puntata, dura solo 40 minuti. E nel frattempo potrai preparare la cena, stirare, fare il bucato, pettinare il gatto e tagliarti le unghie. Un libro non me lo consente. Un audiolibro sì, ma in rete si trovano solo i classici che ho già letto, quindi pace. Viva la TV e la lobotomia. Il tempo è tutto, mica siamo ricchi possidenti con squadre di domestici. Soprattutto se piove e non si lavora. E torniamo al punto 1.

How THIS could be possible???

Dicevo, non ho più niente da aspettare ogni settimana. Certo, guardo anche altro, ma niente ha lo stesso impatto di Game of Thrones sulla giornata. Perché quando ti scassano le balle al lavoro, arriva l’ennesima conferma che presto ti spediranno altrove, che devi rifare una roba già finita da tempo perché se la sono persa, e via discorrendo, quando la sera accendi la tele e vedi un drago che frigge qualche sciocco che si è avvicinato troppo la cosa ti fa stare bene a livello fisico. Come se lo avessi cotto tu, il tonno. Magari aveva anche la faccia del tuo capo, o della tua collega stordita. Ecco, una cosa così, viscerale. Forse sono matta o segretamente sociopatica, ma questo genere di cose mi fa andare a letto più serena e soddisfatta.

Anyway, la domanda è questa: in quale altra roba cercherò rifugio adesso? Quale nuova avventura mi aspetta?

Il che si potrebbe tradurre in: cosa potreste guardarvi durante l’estate, che sia interessante e vi faccia passare più veloce il tempo tra stasera e le ferie?

Ma anche in: che mica avete roba figa da suggerire?

Comincio io.

Ho già parlato di Better Call Saul, che mi è piaciuto un botto, e che trovate qui. E comunque, l’ho già visto. Passiamo ad altro.

E’ uscita giusto l’altro giorno la terza stagione di Orange is the new Black, che per chi non la conosce è una serie ambientata in un carcere di minima sicurezza degli States, e vede come protagonista una tipa, alquanto stordita, che ha fatto una cazzata in gioventù e si è andata a consegnare perché l’hanno beccata un anno prima che la pena andasse in prescrizione. La serie si svolge in gatta, e ci sono tutte quelle belle dinamiche di bullismo scolastico, spie e controspie, commerci proibiti e fazioni rivali, neanche fossimo nel peggio ghetto del Bronx.

Quasi una squadra di calcio femminile

Quasi una squadra di calcio femminile

In ogni caso, quando ho scoperto questo telefilm sono andata in fissa totale e l’ho guardato a pressione per 2 settimane. Poi ho finito le puntate. Poi è stato il delirio. Ora che ricomincia nutro grandi speranze, anche perché essendo una serie Netflix non c’è tutta quella menata dell’attesa, settimana dopo settimana. Le puntate escono tutte insieme e poi via, scegli il tuo veleno e sfondi il divano.

Poi, per la rubrica “Serie che guardo col marito”, abbiamo in standby dall’anno scorso la seconda stagione di Vikings. Dalla prima mi aspettavo un po’ più di azione. Per carità, è molto ben diretta e curata, la fotografia è bellissima e anche l’ambientazione del villaggio e i costumi in genere (del resto è una serie realizzata per le reti History), però mi aspettavo di più dalla storia.

Così tanti capelli in testa e non tenerseli...

Così tanti capelli in testa e non tenerseli…

Conoscendo le vicende da cui trae ispirazione, avrei voluto un po’ più di battaglie, di viaggi senza speranza in mare aperto, qualche razzia in più. Che diamine, siete Vichinghi, da voi ci aspettiamo che spacchiate culi e bruciate famiglie! Perciò spero che la seconda stagione (di cui ho visto solo la prima puntata, quindi non so nulla) regali un po’ più di sangue e un po’ meno piagnisteo familiare. E soprattutto conceda una pettinatura migliore a quel ragazzino, che non si può guardare.

Ancora. Il 23 giugno ricominciano le puntate (italiane, lo so, sono scarsa) di Once Upon a Time. Ma non starò qui a disquisire della trama, che mi pare già abbastanza scontata e poco interessante per i fatti suoi. Perché lo guardo? Per sapere come va a finire e vedere se alla fine Robert Carlyle muore. Spero di no. In ogni caso, mi smazzerò anche quello.

Infine, ho in programma un ciclo di visioni cinematografiche che comprende:

  • l’intera saga di Mad Max, che ahimé mi manca ed è giunta l’ora di colmare questo vuoto
  • alcuni cartoni ignoti ai più ma probabilmente interessanti, di cui magari parlerò, a seconda della reazione
  • alcune serie di anime che non ho visto (perché stavo sul monte e non prendevo MTV e gli altri canali buffi), tra cui Blitch e Death Note, per cominciare
  • una sfilza di film trashissimi (o comunque ritenuti tali da me e dal marito) che guarderò solo per poterli insultare dall’inizio alla fine. Il prossimo sarà Exodus, due ore e mezza di sproloquio biblico privo di un qualche fondamento anche solo vagamente accettabile dall’intelletto umano. Ho già visto Jupiter Ascending e Pompeii e non sono pronta a parlarne. Di nessuno dei due. Non ero nemmeno abbastanza ubriaca. Mai più un errore così banale, mai più…
E comunque tutto quel sixpack lì in GoT non s'è mai visto...

E comunque tutto quel sixpack lì in GoT non s’è mai visto…

Bene, questo è quello che mi aspetta. E voi?

Game of Thrones: la cavalcata finale 3

Episode 10: Mother’s Mercy

Anche quest’anno è finita. Il sacrificio agli dei di Martin è stato fatto. Le nostre 10 ore le abbiamo perse. È quindi venuto il momento di sfogare la nostra rabbia sul primo pedone che attraversa incautamente la strada davanti alla nostra auto, sull’edicolante, sul vostro collega dell’ufficio che vi sta sulle palle, su vostro marito, vostra moglie, il vostro gatto, vedete un po’ voi. L’importante è sfogarsi, altrimenti poi succede che ti dichiari re dei Sette Regni e conduci il tuo esercito verso morte certa. Ma vediamo le cose con ordine.


ATTENZIONE: SPOILER SPOILERSISSIMO. Qui non si tratta di raccontarvi la trama, quanto piuttosto di tirare le somme di un’intera stagione e lamentarcene col mondo.


Vediamo brevemente cosa è successo in questo decimo episodio:

1. Arya uccide (male) Maryn Trant, al tempio la beccano perché doveva seccare un’altra persona ma si è fatta i fatti suoi come al solito, e così perde la vista. In tutto questo fanno vedere questa cosa che si cambiano le facce così, senza bisogno di adesivi o chili di colla vinilica. Fichissimo. Sembra Lupin III.

2. Stannis si sveglia dopo il rogo della figlia e scopre che metà degli uomini hanno disertato, la moglie è impiccata a un albero e la Donna Rossa fugge appena capisce che aria tira. Oggi è un buon giorno per morire (male).

3. Il Folletto vince la palma del governo della città in preda al caos, mentre Maschio e Più Maschio fanno a gara a chi ce l’ha più lungo e partono per cercare la Platinata rapita dal drago. Compare dal nulla Varys e intrattiene un discorso con Tyrion su quanto siano fighi entrambi e quanto siano bravi a cavarsela sempre. Datevi della lingua e fatela finita.

Benvenuto nella Friend Zone

Benvenuto nella Friend Zone

4. Dopo il massacro dell’esercito di Stannis, Sansa pensa che sia un buon momento per darsi alla fuga ma viene scoperta dalla folle ex del Bolton, così Reek estrae a fatica l’ultimo coglione rinsecchito che gli resta e la sfrombola giù dalla balaustra. Poi i due saltano da un muro alto 5 piani su uno strato di neve alto 20 centimetri. Apposto.

5. Jamie è contento e felice perché la figlia, che ha salvato dalle grinfie dei Dorne, sa che lui è suo padre e le va bene così, peccato che subito dopo muore (male) avvelenata dalle Serpi delle Sabbie. Ma perché? Ma dove sta scritta questa cosa? Portatemi il libro in cui è scritto!

6. La suora cattiva, che pensavamo sapesse dire solo Confess, in realtà sa dire anche Shame, e accompagna una nuda e invecchiata Cersei attraverso le vie più pulciose della città. Comunque vorrei leggere il testo sacro di questa religione. Sicuramente offre spunti interessanti.

It's not Frankenstain! It's pronounced Fronkenstin!

It’s not “Fran-ken-stain”! It’s pronounced “Fron-ken-stin”!

7. Daenerys si sveglia improvvisamente in Scozia e si guarda intorno. Scopre che invece di essere in Scozia è finita nella Terra di Mezzo e i Rohirrim la stanno circondando.

8. Jon resta solo come un cane al Castello Nero e i suoi confratelli, che gli vogliono un bene dell’anima, lo trasformano in Cesare nel cortile. Tu quoque, Olly? Muore (male) guardando il cielo. E adesso?

Ora, non mi sembra di esagerare quando affermo che le minchiate colossali raccontate durante la stagione hanno ovviamente generato puttanate di dimensioni cosmiche, mai apparse sulla saga cartacea, che difficilmente potranno essere spiegate in seguito. In ogni caso questo bagno di sangue era innecessario, soprattutto in vista del prossimo anno che ancora ci vede orfani del libro successivo di Martin, che a quanto pare uscirà alla fine del 2016, se proprio. Potevano prendersela con calma, falciare qualcuno e qualcun’altro tenerselo per dopo, mentre così la sesta stagione sarà inedita a tutti e anticiperà la trama di A Song of Ice and Fire.

Ma io dico: quando mai un autore lascia che gli spoilerino tutta la trama dei libri, prima ancora di averli stampati, in una serie televisiva? Quale romanziere sensato lo farebbe? Capisco le vagonate di miliardi, ma caspio c’hai millemila anni, un fisico tendente al beluga e ti nutrirai di cheesebuger e patatine fritte nel grasso di bacon andato a male. Finisci quella caspio di saga, mettiti l’anima in pace e poi aspetta l’infarto. Perché ti devi sputtanare così tutta la credibilità, perché devi gettare alle arpie televisive il lavoro di una vita, e non avere nemmeno la soddisfazione di dire: no, se volete sapere come va a finire, leggete il libro! Che avesse venduto l’anima a Satana si intuiva, ma non pensavo fino a questo punto. Suora cattiva che dice solo shame e ti accompagna nudo per la città tintinnando una campanella.
Ed è di questo che mi lamento principalmente: che senso avrà leggere il sesto libro di Martin se avremo già visto la sesta stagione di GoT? Il dubbio mi attanaglia. Potrei non guardarla, in protesta. Ma poi tutti ne parlerebbero, e le voci sulla trama mi arriverebbero comunque. Mica posso chiudermi in un bunker e aspettare il 2017… Mi è bastata la settimana senza telefono. Quindi che fare? Sono perplessa…

Nel frattempo, per chiudere degnamente la quinta stagione, saluterò come alla Notte degli Oscar i personaggi che ci hanno lasciato quest’anno. Il codice colore è questo: verde ci ha fatto molto piacere vederlo, rosso non ci ha fatto piacere, nero è stato orribile.

Mance True-King Rayder

Janos Brutto-Ceffo Slynt

Ser Barristan Vecchia-Lenza Selmy

Aemon Matusalemme Targaryen

lord ossa

Il Lord delle tintinnanti Ossa

Un po’ di Bruti (ora zombie felici) e un po’ di Guardiani della Notte (ora zombie un po’ meno felici)

shireen morta

Shireen It’s-a-Trap Baratheon

Un po’ di flaming Arpie

Il fastidioso quasi-marito della Platinata. He has no name

Meryn Too-Old Trant

Selyse Worst-Mother-in-the-World Baratheon

Tutto l’esercito di Stannis Baratheon, nella sua Waterloo personale

Stannis Last-of-his-Name Baratheon

Myrcella Two-of-Three Lannister

Damned Jon You-Know-Nothing Snow

E tante altre comparse.

Per concludere, il gran finale sanguinario direi che si è confermato anche quest’anno. Dopo sette puntate di noia hanno sfoderato i barili di rosso carminio e li hanno distribuiti sugli ultimi tre episodi, come da tradizione. Se devo scegliere, voto la numero 8, i grandi squartamenti collettivi hanno un posto speciale nel mio cuore.

Tutto questo è stato per noi, che siamo qui a patire e a sudare nelle nostre canottiere appiccicaticce spalmate sul divano, in queste notti estive afose e ricche di insetti. Noi, che dopo commentiamo, rivediamo, revisioniamo e ci lamentiamo di brutto. Chi ce lo fa fare? Ancora e ancora e ancora? Perché continuiamo a soffrire così?

Attento, non ti affezionare troppo a quel personaggio, morirà presto!

Cosa faremo per tutta l’estate? Su chi sfogheremo il nostro disappunto?
Ammettiamolo, GoT ha un pregio inestimabile: ci fa frullare il cervello come una trottola e ci fa indignare per le sue scelte poco condivisibili, ma siamo sempre tutti qui pronti a parlarne.

Bravi loro.

Don’t drink and drive. But if you do it, you’d Better Call Saul!

Normalmente non sono favorevole agli spin-off. Sono idee rimasticate, stessi personaggi, nessuna novità sostanziale, e la somma di tutte queste cose assicura una serie noiosa e di scarso successo. Pur considerando questi fattori ho comunque deciso di dare una possibilità a Better Call Saul, un po’ perché non è uno spin-off qualsiasi di una serie qualsiasi, un po’ perché il personaggio principale mi sta simpatico. Mi sono quindi guardata la prima stagione, 10 puntate pulite pulite, e ora sono qui a tirare un po’ le fila e a esternare qualche impressione.


ATTENZIONE: NESSUNO SPOILER! Leggete pure tutto, se avete visto almeno Breaking Bad. Se no, pace, non capireste nulla quindi avanti, signore e signori!


Innanzitutto consideriamo lo stile: Vince Gilligan si è mantenuto fedele a quanto di meglio visto in Breaking Bad e le sue capacità non si sono smentite, anche se qui in produzione si alternano molti più registi e scrittori. A lui il merito di aver creato un entourage che riconosce il suo valore e lo porta avanti. Lunghe sequenze mute con qualche musichetta improbabile da porno anni ’90, campi infiniti con deserti sconfinati e palle di erba rotolante, piccoli particolari insignificanti in primo piano ripresi a fuoco mentre la scena si svolge sullo sfondo. Tutto questo c’è, come del resto ci aspettavamo dopo averlo così amato ed elogiato nella serie madre, che personalmente ritengo essere uno dei migliori telefilm mai prodotti. E poi trovo geniale l’idea di riprendere una formica che ci aggira sul piancito per cinque minuti, prima di staccare sulla scena con i personaggi, o inquadrare un bruco che esce dal bozzolo appeso ad un albero, in attesa che dietro arrivi un taxi. Sono queste le cose che mi hanno fatto amare BB e che rivedo in Better Call Saul, con grande compiacimento.

Seconda cosa: i personaggi. Saul lo conosciamo tutti, e fin qui tutto a posto.
Errore! Non è di Saul che si parla nella serie, perché gli eventi si svolgono anni prima di tutto il casino combinato da Walter White, in un epoca in cui Saul non era ancora diventato l’avvocato dei criminali di terz’ordine ma aspirava alla grandezza, ad essere una persona migliore di quello che il suo passato gli aveva riservato. Con tutto ciò che questo comporta e sapendo dove lo condurrà. Purtroppo questa è una nota dolente: non essendo un’idea originale e dovendo fare i conti con un periodo temporale ristretto in cui svolgere i fatti, con la consapevolezza di dover approdare nella sventurata vita del chimico più famoso del mondo, gli sceneggiatori cercano in ogni modo di sviare i nostri sospetti dalla trama, provando a farci confondere e infine perdere le tracce lasciate da BB, a farci dimenticare quanto sappiamo di Saul Goodman, per impedirci di ricostruire la sua storia prima che siano loro a svelarla. Ma lo spettatore attento ormai certe robe se le aspetta, quindi se tutti gli indizi portano al 2 di picche, noi non potremo fare a meno di pensare che invece si tratta della donna di fiori, e la donna di fiori esce fuori. Ma tutto sommato loro ci hanno creati così, attenti al dettaglio, incapaci di addormentarci anche davanti alla puntata più noiosa, interessati e quasi onniscienti sulla trama, perché se perdi un tassello poi ti si incasina tutto e non capisci più dove si vuole andare a parare. Quindi è giusto che poi abbiano a che fare con questo tipo di mostro: lo spettatore attento e ipercritico, quello che “no, sbagliato, nella terza puntata della seconda stagione è successo che…”.
L’altro personaggio di punta che hanno ereditato è Mike Ehrmantraut. Mike il sicario, Mike il nonno con la pistola, Mike, lo zio Fester delle guardie del corpo. E lasciatemi dire che adoro quest’uomo. Lo adoravo già in BB, figuriamoci ora che non fa più il comprimario occasionale ma ha un ruolo specifico e una parte articolata nel tutto. Non vedo l’ora di vedere le sue prossime imprese.
Gli altri attori sono una sostanziale novità, a parte qualche malavitoso già visto ma di scarsa importanza. Non ve li starò a descrivere perché altrimenti poi spoilero troppa roba.

Terza cosa: la trama. Anche qui una lieve nota dolente. Il succo del discorso purtroppo è similare, ma con meno implicazioni psicologiche. Il ragazzo che prima è un poco di buono, poi diventa avvocato e sogna di fare un lavoro onesto, ci prova ma fallisce, perché sappiamo già come si concluderà la vicenda. Questa cosa che lo sappiamo già rende tutto meno avvincente, perché l’unica cosa che resta da vedere è come farà a diventare l’uomo che tutti conosciamo. Considerando quanto da lontano è iniziata la sua corsa, c’è ancora molto da vedere e da elucubrare, per cui resta solo da capire se vogliamo farlo oppure no.

Personalmente, dopo la prima serie, io propendo per il sì. La regia mi piace, i personaggi mi piacciono, passo tranquillamente sopra alle note dolenti e me lo seguo. E sticazzi che è uno spin-off.
Buona visione.

Game of Thrones: la cavalcata finale 2

Episode 9: The dance of dragons

Puntata 9, meno uno al gran finale. E potevano fare un po’ meglio, ma ovviamente hanno speso tutto il budget sull’assalto di zombie ad Aspra Dimora, quindi niente scene ad alta spettacolarità.
Comunque, ci sono alcune cosette divertenti o quantomeno interessanti ai fini della trama. Se non l’avete visto vedetelo che domenica sera bisogna essere pronti.


ATTENZIONE: SPOILER!


Essenzialmente due cose perché il resto è noia.

1. Stannis ha fuso del tutto il cervello e fa bruciare sul rogo la figlia.
2. Finalmente il drago si manifesta in tutto il suo splendore dentro un’arena di combattimento.

Punto 1. Perché? Come gli è venuto in mente agli sceneggiatori di fare una roba del genere?
Forse hanno pensato (o sanno da fonte certa) che non fosse un personaggio importante e hanno deciso di cuocerlo a fuoco vivace perché in fondo non gliene frega nulla a nessuno. Peccato che fosse l’unica persona sensata in tutto l’entourage del pazzo Baratheon, insieme al Primo Cavaliere senza dita. E aveva tipo 9 anni.
Una massa di sveglioni, in quell’esercito. Io capisco che morite di fame e di freddo, ma come ti salta in testa una roba così? Più che la metafora del Cristianesimo, la religione della Donna Rossa sembra una cosa ancestrale di riti pagani e sanguinari, tipo il culto azteco. Sì, bruciamo la gente, e la strada si aprirà davanti a noi! Bah, contenti loro. E tutti lì a guardare mentre la cinna ulula di dolore. Per 5 minuti. Un po’ macabro anche per i loro standard.
E questa era la parte interessante. Ora veniamo a quella divertente.

Punto 2. Il drago. Evviva!! Tutti a sventolare bandierine e a gettare interiora di coniglio in aria! Dai che così mangerà dalla vostra manina! Insomma, grande tripudio per questo simpatico lucertolone volante.
Ma siccome non siamo dentro Dragon Trainer, la situazione è un po’ diversa.
Lo scenario è una grande arena stile Colosseo, dove si svolgono i giochi delle fosse di combattimento in onore della regina, che è proprio contentona di assistere a decapitazioni e squartamenti. Comunque, arrivano i gladiatori, si picchiano, si tagliuzzano e si sbudellano e fin qui tutto bene. Un po’ Spartacus anche, il che non guasta mai. Poi però arriva Mormont che vuole morire per la sua donna ma guarda caso vince, e non solo, uccide un’Arpia che stava attentando alla vita della Platinata. E scoppia il caos. Centinaia di arpie si manifestano tra la folla e aggrediscono la scorta della regina, che fugge protetta dai suoi amichetti. Gli Immacolati ci fanno l’ennesima figura di merda e muoiono a decine. Guerrieri che dovevano essere il meglio su piazza sono in realtà delle pippe colossali. E vabbé, esigenza scenica. Tutti sono lì che non sanno dove rifugiarsi, vengono accerchiati e a quel punto la Platinata fa la magia, come quanto guardi intensamente il dorso di una carta sul mazzo, poi la peschi ed è esattamente quella che hai pensato. Di solito no. Ma lei invece può, ed ecco che arriva lo scintillante drago nero in suo soccorso, abbaiando tipo Godzilla, e si posa placidamente in mezzo agli assalitori, con la grazia di un triceratopo.

WIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!
Contegno.

Le arpie si scompongono e fuggono in disordine, ma il drago non ha pietà e arrostisce un po’ di astanti.brucia2

WIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!
Ho detto contegno.

Cominciano a tirargli addosso le lance, allora la Platinata impietosita si slancia con moto di orgoglio, gli stacca un dardo dal costato e lo guarda per un momento, nei suoi begli occhioni dorati che paiono capire. Bello di mamma tua! Oh, quanto amore inespresso.

Ma un drago che non vola è un drago in trappola, e questo una madre lo sa, per cui si arrampica sulle scaglie di Drogon e gli comanda di volare via, via, lontano nel vento. Verso l’infinito e oltre.

WIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!! Anche io voglio cavalcare draghi!!!
Dove si deve andare per fare un corso? Chi ti insegna a cavalcare i draghi? Io voglio iscrivermi a questo, altro che palestra e sport vari, che non ti preparano alle difficoltà della vita! La storia ci insegna che bisogna saper maneggiare spadoni, lance, mazze ferrate e all’occorrenza draghi, perché non si può mai sapere.
E poi, vuoi mettere, nell’ora di punta sulla tangenziale, sfrecciare sulle teste di tutti cavalcando un drago?
E trovi sempre parcheggio. Se siete d’accordo con me, qui trovate un’opinione più autorevole.
Contegno, per carità. Riprendiamoci.

Cheddire, su questa puntata 9. È un sì, ma solo per il drago, che non gli è venuto nemmeno malaccio dal punto di vista estetico, complice il fatto che si aggira sul terreno caracollando a destra e a sinistra come un grosso bisonte impazzito. Il resto è, come al solito, un bah. Sono curiosa di vedere quali porcherie si inventeranno nel prossimo episodio per giustificare quella che hanno commesso in questo, e soprattutto come faranno ad imbastire la sesta stagione senza il nuovo libro di Martin. Mi sa che ci racconteranno anche la noia lettera per lettera. Nell’attesa, godiamoci il drago.

La rivincita di Grey’s Anatomy

Episodio 21: Come salvare una vita

Ed eccoci qui a perdere tempo parlando dell’ultima puntata di Grey’s Anatomy trasmessa in Italia. Che ho visto solo ieri perché ancora non mi pagano per passare le mie giornate davanti alla TV. Ma la speranza è l’ultima a morire. Ebbene sì, commento anche i medical drama di discutibile fattura, ognuno ha le sue debolezze. E poi queste recensioni si scrivono da sole e mi diverto un mondo mentre lo faccio. Uccidetemi.

Dicevamo, la puntata fatale. Premettiamo subito alcune cosette. Innanzitutto io Grey’s me lo guardo in italiano e sì, shame on me forevah, ma perdonatemi se quando è iniziata questa serie facevo l’università, abitavo su un monte senza satellite, senza antenna e senza internet e i telefilm mi arrivavano in videocassetta (sì, ho detto VIDEOCASSETTA) registrati da una mia amica che se li guardava la sera con sua mamma. Quindi non state subito lì a giudicare chi non ha possibilità. Nel futuro poi avrei potuto cambiare, passare alla versione originale e aggiornarmi, ma no, sono pigra e soprattutto rischio una crisi isterica tutte le volte che mi cambiano voce ai personaggi. Tipo che da quando è morto Ferruccio Amendola non guardo più film con Sylvester Stallone. O con Robert De Niro. O con Al Pacino.


ATTENZIONE: SPOILER! Ci vorrebbe tipo un banner luminoso, o una word art stile Windows 98, di quelle con gli sbrilluccichi.


Quindi ecco perché siamo qui a disquisire del fatto che Patrick Dempsey lascia la serie, mesi dopo averlo fatto in diretta, e quando già lo sanno tutti. Anche io lo sapevo, ma la puntata è uscita lunedì, magari qualcuno ancora non ne era al corrente. Il fatto è questo: Derek muore! Uno in meno! Si assottiglia inesorabilmente la schiera di medici del Seattle Grey. Ne mancano solo una ventina. Benissimo. E come muore il pisquano? In breve, assiste a un incidente, salva tutti, rientra in auto, un TIR si schianta su di lui, finisce in un ospedale di terz’ordine, non gli fanno la TAC, la testa gli si scassa, va in coma e fine.

Ma no.

Ma checcosé.

Ma nemmeno il padre di Dawson muore peggio. Almeno aveva la decenza di crepare sul colpo col gelato in mano e non ci si poneva nemmeno il problema della spina del respiratore. Ma vi sembra giusto? Dopo anni e anni che sopportiamo pazzi armati di pistola che sparano sulla folla, incidenti stradali devastanti, ferryboat che si schiantano contro il porto, aerei che cadono nel nulla, tempeste del secolo, cortocircuiti fatali e malattie orribili che uccidono bambini nell’utero, tutto qui? Niente sangue che schizza ovunque? Niente batteri omicidi Niente tornado? Niente alieni? Niente serial killer?

Aaaahhh, quelli sì che erano bei tempi…

Solo l’incomparabile inettitudine umana. La mediocrità. L’incompetenza.

Ma che tristezza, perdonatemi…

Ma vediamo subito l’effetto che questa cosa ha sulla moglie.

Shonda le lascia il sorriso sulle labbra per neanche una puntata. E poi bon, tragedia. Si vede che Ellen Pompeo non sa recitare il ruolo della donna felice. Deve per forza essere così. Per contratto deve passare da una sfiga grossa a una più piccola ad una terza immensa, ancora e ancora e ancora, attraverso mille paturnie da premestruo. Vorrei essere uno degli sceneggiatori per poter infierire sul personaggio, sarebbe spassosissimo. Il risultato è che abbiamo questo manichino che si aggira per l’ospedale farfugliando robe di ricordi infantili (traumatici ovviamente), che cerca di essere forte per i bambini, nessuno pensa ai bambini! E intanto con sguardo di tremenda disapprovazione massacra la dottoressina che si profonde in lacrime di disperazione e che dopo si andrà senza dubbio a gettare nella baia. Poi con occhio schifato osserva tutte le persone che il marito ha salvato prima di crepare come un pollo (cercando il telefono nel bracciolo della macchina mentre fa manovra sulla statale? ma si può? ma chi l’ha pensata?) e pensa che nessuna delle loro vite vale quella di Derek. Lo pensano anche i medici. Ma sfiga, è successo. E infine, con una dolce melodia di sottofondo che alleluia non è per la millesima volta Somewhere over the rainbow, rivediamo tutte le faccine giovani di Derek e Meredith sorridenti nel corso delle passate 11 stagioni (probabilmente hanno dovuto faticare per metterle insieme, saranno solo quelle) mentre l’infermiera stacca tutti gli apparecchi e finalmente il tordo spira.

Ora, brevemente, descriviamo le reazioni più probabili avvenute sui vostri divani.

Reazione 1: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, l’unico motivo per cui guardavo la serieeeeeeeee!!!! NOOOOOOOOOOOOOOOO!!! Non posso più vivere senza di lui!!!! Il mondo non ha più sensooooooooooooo!!!! Voglio morire da solaaaaaaa (si tratta di donne, ovviamente).

Reazione 2: Eh, si capiva. Erano 2 puntate che era scomparso nel nulla. E poi tutta quella tiritera della sorella che dice a Meredith che lei non può capire cosa vuol dire perdere tutto, e bla bla bla. Dai, è telefonata! Ma daaaaaiii. Può ancora risorgere però, non disperiamo…

Reazione 3: Hanno sbagliato tutto. Non doveva morire lui, doveva morire lei. Sono anni che ce la mena con le sue paturnie di cui non ci importa una mazza. Guardavo la serie solo per Mark. E quando è morto, per Christina, la suprema. E quando ha abbandonato giustamente il campo, per Jackson, che è talmente bello che pare finto. Ma ormai, nemmeno questo ha più senso. Quand’è che si decideranno a mettere in scaletta un Kaiju che esce da un buco nella baia e si porta via tutta Seattle, in modo che nessuno possa più riapparire da nessun altra parte? Inequivocabilmente? MAI più?

Si intuisce da che parte sto?

Bene, se anche voi siete tra quelli che da circa 5/6 anni si chiedono chi ve l’ha fatto fare di continuare a perdere ore sul divano davanti ad una sempre più rugosa Ellen Pompeo, apprezzerete tutto ciò. Se avete invece abbandonato il campo già alla dipartita di Catherine Heigl, buon per voi! Vi stimo molto. Ma potrete senza dubbio trovare divertente questa digressione. Se non avete mai visto il mondo dell’Anatomia della Grigia, ancora meglio per voi. Non avete buttato 10 giorni e 2 ore in questa incauta visione, come invece ho fatto io.

Ma in fondo siamo qui per celebrare un’epoca. Un’intera generazione. Siamo qui perché ancora vogliamo sapere come finirà, così come abbiamo guardato tutte e 15 le stagioni di ER, che comunque si portavano gli anni molto meglio. Siamo qui per sperare nel miracolo. Nella fine. Nel sanguinoso epilogo senza possibilità di resurrezione. Siamo qui a dimostrare che ci siamo ancora, con le chiappe salde sul divano, il gelato sulla sedia e la voglia di vederli schiantare tutti a terra in un mare di sangue. Siamo qui perché ci piace ridere delle disgrazie altrui, almeno in video. Trasformare quella che sarebbe tragedia in comica amara, perché dai, ma come si fa a reagire in modo serio! Convincerci che lo guardiamo solo per vedere come gli sceneggiatori decideranno di ucciderli e in quale ordine lo faranno. Perché sappiamo che sono condannati. Devono esserlo. Siamo qui perché siamo più sadici di Shonda Rhimes.

Queste sono lacrime vere. A secchiate. Piango anche ora…

E se poi non dovesse succedere? Se non apparisse nessun mostro dal mare, se non ci fosse nessuna guerra atomica, nessun pazzo omicida con una mitragliatrice, nessuna apocalisse zombie?

Se finisse bene?

Allora, brava Shonda, rispetto. Ci hai lobotomizzati, rincoglioniti e drogati a dovere per anni, e poi ci hai tolto tutto. Anche la rivincita.

Game of Thrones. La cavalcata finale

Episode 8. Hardhome

Eccoci qua a commentare le ultime 3 puntate di Game of Thrones, stagione 5. La cavalcata finale. Le tre puntate dove tutto accade, dopo una lunga e snervante attesa. O almeno così si spera.


ATTENZIONE: SPOILER! Ma a manetta proprio, questa volta.


The walking dead

Iniziamo subito con la solita manfrina della ragazza sperduta, accolta da una setta di non meglio identificati assassini su commissione, come ci sembra di intuire dallo svolgimento della trama. Nel libro mi ricordavo cose un po’ diverse ma non è che possiamo stare qui a pretendere una corretta trasposizione dei fatti su pellicola, o saremmo ancora a metà del secondo libro e ci saremmo già tutti tagliati le vene per il lungo.

I’m kiiiiilling in the raaain, just kiiiilling in the raaain…

Arya dunque, che si aggira, stranamente aggogghindata da donna, con un carretto di ostriche per il molo. Apparentemente innocua, in realtà sceglie la prossima vittima. Pare che questa vita le si addica.

Nel frattempo, nella Baia degli Schiavisti, un Tyrion incredibilmente sobrio riesce a fare amicizia con la Platinata, che gli da’ udienza e gli permette di sopravvivere nella sua corte. Nessuno l’ha ancora avvertita che il Folletto porta sfiga, contrariamente a quanto sostengono le tradizioni riguardanti i nani.

Certo che è proprio figa questa…

Lui le racconta persino in che modo porta sfiga ma lei se lo prende lo stesso. Attenta! La madre è morta quando è nato, la prima donna di cui si è innamorato è stata stuprata da tipo tutti, la seconda l’ha uccisa con le sue mani perché era andata col padre, che ha ucciso a sua volta mentre stava sul cesso, la sorella lo vuole morto, il fratello non sa, non crede, non vuole ma probabilmente pure lui lo odia e Mormont, che lo ha accompagnato in giro per qualche tempo, si è preso la Malattia Grigia per salvarlo. Buttalo in un pozzo nero!

Ma no, dai, chi di voi non pensa che sia l’unico personaggio sensato della serie?

Intanto dall’altra parte del mare e del continente, cioè non so poi di preciso perché la geografia del mondo di Martin è parecchio nebulosa, la cara e amatissima Regina madre patisce privazioni nella prigione della setta.

Sette giorni

E nel giubilo generale degli astanti sugge acqua dal pavimento, dopo aver rifiutato di confessare di essere una donnaccia, una traditrice e una praticante di incesto. Tutte robe vere, tralaltro. Ah, la tortura, che sistema efficace. In ogni caso il teatrino è estremamente soddisfacente e piacevole a vedersi.

Ah, poi c’è Sansa che finalmente scopre da Reek che i suoi fratelli non sono morti, perché lui non è stato abbastanza uomo da trovarli e falciarli. Che interesse.

Ma veniamo alla parte succosa della puntata, ovvero gli accadimenti nel Nord. Dopo averci fatto vedere tutta la saggianza di Sam che spiega al cinnetto arrabbiato perché devono allearsi coi bruti per la decimilionesima volta (ebbasta, fattene una ragione!) vediamo finalmente Jon Snow che fende le onde alla testa di un manipolo di Corvi verso l’ultima roccaforte dei bruti: Aspra Dimora. Lo accompagna il bruto Tormund, che dovrebbe garantire per lui. Chiaramente appena sbarcano grandi festeggiamenti, si uccide il vitello grasso e si offrono libagioni agli Dei. Ecco, no. Diciamo che manca poco che lo secchino così, sul posto. Fortunatamente ci pensa Tormund a spappolare il cranio del Lord delle Ossa (una personcina a modo oserei dire) in modo da ottenere un’udienza con gli anziani, nella sala riunioni. Qui, mentre tutti lanciano sguardi assassini al Comandante dei Guardiani della Notte, viene esposta la situazione più o meno in questi termini: UNITEVI A NOI O MORIREMO TUTTI!!!! OMMIODDIOOOO!!!

Sto per farmela sotto. Al tre. E uno… E due…

Alcuni si convincono, altri no. Che ci vuoi fare.

Cominciano dunque a imbarcare gente sulle navi alla volta del Castello Nero ma, guarda un po’, arrivano i cattivi.

E la gente sulle poltrone di tutto il mondo è schizzata in piedi urlando FINALMENTE!!!!

I cattivi arrivano così: nuvola bianca che invade l’orizzonte, turbinio di neve, slavine che precipitano dalle montagne. Fuggi fuggi generale, tutti si slanciano in mare pestando chi stava davanti, vengono chiuse le porte del fortino in faccia a chi era fuori e si aspetta l’arrivo dell’ondata.

Chi ha fatto snowboard fuoripista?

Massacro generale oltre la palizzata per circa 3 secondi (che velocità di esecuzione), poi il silenzio. Fiocchi di neve che turbinano e poi la resurrezione dei morti. E qui scadiamo in un misto tra Walking Dead e World War Z, più orientato sul secondo, considerando lo stile di avanzata dei cattivi.

VOLAAAAAAAAA

Essi infatti sono un esercito di zombie che non si fermano nemmeno con le frecce in testa, velocissimi e ferocissimi. Si infilano nelle crepe e scavano sotto i pali. Si buttano dall’alto e poi si rialzano in piedi. Praticamente inarrestabili. E scatta il delirio totale. Tutti che roteano asce e spade a destra e a manca, arti che volano, corpi spezzati in due, teste mozzate, budella aperte e ogni genere di schifo possa esserci in una carneficina credibile. Tutto girato a velocità folle da una telecamera impazzita in modo da risparmiare sugli effetti. In ogni caso avranno speso per questo episodio come per tutti i 7 precedenti, se non di più.

E niente, avanti così per 10 minuti, con grande sobrietà, poi Jon Snow si fionda nel mucchio perché chiaramente coi suoi venti uomini si sente perfettamente in grado di arrestare l’avanzata di tipo migliaia di morti viventi, in costante aumento tralaltro, e arriva nella sala della riunione, dopo aver notato che dall’alto di una collina ci sono gli Estranei che osservano pacificamente la scena, come i vecchi al bar che guardano il Bologna. E finalmente li vediamo in tutta la loro maestosità, ‘sti caspio di Estranei, che finora li abbiamo intravisti solo per sbaglio, ed erano molto più malconci e con corpi decisamente meno completi. Ci deve essere stato un re-styling dell’Estraneo, nel reparto costumi di scena, che in questi anni è passato di colpo da scheletro bianco e bucherellato in sella a un cavallo marcio a uno dei Nove Re degli Uomini di Tolkien, con un tocco di carne in più e un simpatico ghigno alla Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato.

Attenti! E’ Saruman!

Dicevamo, la furia si abbatte su Snow, che cerca di recuperare il pugnale di vetro di drago, che si porta pure a dormire come la copertina di Linus, quand’ecco che arriva l’Estraneo a sbarrargli la strada. Esso è forte e alto e agile e molto bianco, con una lancia tipo preistorica ma una cotta di maglia molto figa, un po’ samurai, che in confronto la divisa dei Corvi è da pezzenti, e fa subito capire al Comandante dei Guardiani della Notte che in realtà non comanda una cippa. Lo malmena alla grande in mezzo minuto, e Jon si ritrova in breve a sputare sangue sul terreno, accartocciato come un ragazzino che si lamenta del mal di pancia. Ma d’improvviso la sua mano ritrova la spada e con essa si ripara dagli assalti del nemico, e quando tutte le armi convenzionali vanno in frantumi sotto i colpi delle lance degli Estranei, la spada di Ned Stark resiste, e addirittura uccide l’Estraneo, riducendolo in frantumi di ghiaccio sbrilluccicante. Udite udite. Finalmente, alla fine della quinta serie, sono riusciti a rendere evidente un fatto che sulla carta si capiva già al terzo libro. Vabbé, stupiamoci e facciamo tutti OOOOOOHHHHH (come ha fatto il Marito che ha abbandonato la lettura di Martin quasi subito). A discolpa degli sceneggiatori c’è da dire che non avendo quasi mai parlato dell’acciaio di Valyria se non di sfuggita, è davvero una novità per il pubblico.

Weeeee are the champions, my frie-eends! (E tre)

Il resto è chiaro: pochi fortunelli tra cui Jon raggiungono l’ultima barca e salpano, con la riva che si riempie di zombie che finiscono di mangiare gli ultimi superstiti. Dopodiché, scena di grande effetto: arriva un altro Estraneo, molto fico, con le punte di ghiaccio in testa al posto dei capelli, e molto cattivo (ricorda decisamente Voldemort ma anche il Sith rosso, quello inutile e zarrissimo allo stesso tempo) e si piazza sul pontile. Guardando fisso Jon, che è sulla barca che si allontana, allarga le braccia e fa risorgere i morti, che si alzano e aprono i loro begli occhioni azzurri.

Sono migliaia, e Jon probabilmente se la fa sotto. A noi quantomeno piace pensarlo.

Tirando le somme, dopo questo tripudio di scheletri appena ricoperti di pelle e carne marcia che si muovono a velocità inusitata, il paragone con la cinematografia zombistica è d’obbligo, ma non sarò io a farlo perché personalmente gli zombie mi fanno senso e non li guardo. In nessuna forma. Altrimenti me li sogno la notte. Quando ho visto la prima puntata di Walking Dead l’ho sognata per 3 giorni, quindi ho chiuso col genere.

L’unico film che non mi ha fatto effetto è Welcome to Zombieland, ma lì è merito di Bill Murrey.

We love you Bill

E questo episodio non è tornato a tormentarmi solo perché so che non sono zombie anche se lo sembrano. L’ambientazione fantasy è la mia salvezza. Se invece di Aspra Dimora fosse stato, chessò, San Francisco, allora ciao. Occhi sbarrati sul soffitto fino alle 4 di mattina.

La grande onda

E’ bastata un’onda lunga per tornare negli anni ’90.

Un’onda traditrice, malvagia, inattesa. Un attimo prima tranquilli al sole, obrellone piazzato e vestiti tolti, ci si guarda intorno, ci si gode il momento. Un attimo dopo si osserva impotenti il mare lambire il palo di metallo e avvolgere i teli, mentre si tengono in mano tutti i propri averi, strappati all’acqua. O quasi tutti. I pantaloncini stanno là, in un mucchietto, fradici.
Dentro la tasca lo smartphone.

Morto.
Niente internet. Niente messaggistica istantanea. Niente telefono. Praticamente assente dal pianeta.

E subito a correre a vedere se funziona ancora il vecchio telefono. No, non quello prima, che sì è fuso lo schermo, quello prima ancora. Certo che funziona, che domande, quei Nokia lì erano praticamente indistruttibili, mica come gli smartphone di oggi che basta un po’ di sale e un po’ di sole e ciao belli. E subito a comprarsi la batteria su Amazon, ma niente. Non va. Non si accende. Tocca portarlo in assistenza. E se lo tengono un mese. E brasano tutto.
E così ti tocca tenere il 34-10, quello del liceo, quello glorioso con Snake2 e Deep Impact. Quello che ci passavi le ore
durante le lezioni a giocarci e ti sembrava il massimo. Quello che i messaggi erano costituiti da parole impronunciabili, piene di K, perché dovevi risparmiare i caratteri. Quello che “uno squillo sì, due squilli no, tre squilli forse”. Quello che avevano tutti la stessa suoneria per i messaggi e quando ne arrivava uno le mani volavano in tasca.
Gli anni d’oro insomma.
Peccato che non lo sai più usare. Incredibile ma vero, le tue dita hanno perso il tocco e a forza di scivolare e scorrere, hanno scordato come si invia uno sms col T9. Un dramma. 12 minuti per inviare un messaggio. Oggi. Nell’era dell’immediato.
E quindi pianto e stridore di denti. Offese sempiterne al mare e a qualunque oggetto o leviatano fosse la causa dell’onda.
Maledetti.
Meno male che hai salvato la reflex, pensi. Ma piangi lo stesso.
Come si fa a vivere oggi, nell’era del tutto e subito, senza gli strumenti minimi?
Si può dire che è stata una settimana impegnativa. Poi, fortunatamente, il Marito ha avuto pietà di te e ha gentilmente offerto il suo telefono in sostituzione. Altra roba devastante perché devi resettarlo e poi installare tutto daccapo altrimenti non ti vede il tuo profilo delle app di messaggistica, e dei social in genere.
Ma saranno poi così importanti da non poterne fare a meno?
In realtà no, puoi farcela. Il motivo che ti fa andare nel panico è che al lavoro non c’é la connessione internet ma si suppone che la usi lo stesso, chiaramente sfruttando i dati del tuo telefono, per necessità di lavoro. Gioia.
Eccettuato questo si potrebbe tranquillamente fare a meno di Gmail, Whatsapp, Instagram, Telegram, Twitter e dei vari blog che segui, letti di straforo in pausa pranzo, e ritornare serenamente nel tranquillo e placido mondo degli sms, privo di notifiche ed estremamente rilassante.
Poi però, inevitabilmente, sorgono i dubbi: c’è stata una catastrofe mondiale e tu sei l’unica a non sapere nulla? Gli alieni sono atterrati vicino a casa tua e stanno radendo al suolo l’intero quartiere? E’ iniziata la Terza Guerra Mondiale e le notizie vengono diffuse solo su Twitter? Silvio è morto?
O più banalmente, i tuoi amici stanno organizzando eventi che richiedono la tua attenzione e devi aspettare le 18 per poter dare l’adesione? Hai un appuntamento con orario da definire e devi mandare 16 sms in 7 minuti (con evidenti difficoltà di digitazione e obrobri inevitabili, come uno sms con scritto solo “ok”) per capire come muoverti in serata? Le tue compagne di squadra stanno organizzando la tua vita notturna a tua insaputa e non puoi impedirlo?
Ecco che passi la giornata a guardare periodicamente lo schermo insignificante e verdastro del tuo telefono vintage nella speranza di aver ricevuto un qualche messaggio di cui non hai sentito il suono, ma niente. Nulla. Muto. Vuoto.
E ti senti nel Medioevo.

Hello Spank, il mio LG, hello Spank, l’ha preso il mare…

Leo Ortolani. MAD MAX: la rivincita del vecchio

Digressione colta e preparata: i post di Leo Ortolani con le recensioni dei film andrebbero raccolte e allegate come extra al Morandini. Mi permetto di ribloggarlo. Enjoy

https://leortola.wordpress.com/2015/05/28/mad-max-la-rivincita-del-vecchio/

KEVIN SPACEY è l’uomo che volevo diventare da grande.

In attesa che escano le puntate finali di un po’ di serie di cui si parlerà, introduciamo un argomento scottante. Il season finale di House of Cards, terza stagione. E parliamo quindi dell’immenso KEVIN SPACEY. Ovviamente non è bello, e come donna non mi ci avvicinerei nemmeno, con quelle gambette a x che gira tutto storto, ma diciamocelo, riesce a farti credere che ha ragione anche quando ha torto marcio. Se tutti gli uomini fossero come lui la nostra sudata emancipazione femminile si scioglierebbe come neve al sole. Fortunatamente per il pianeta di KEVIN SPACEY ce n’é soltanto uno, cosicché tutti possano ammirarlo nei panni del presidente degli Stati Uniti. Obama deve essersi fatto un sacco di domande guardando la serie.

Ma vediamo di analizzare brevemente la terza stagione, che negli Stati Uniti ha generato un tale profluvio di tweet e commenti che nemmeno il vero boss della Casa Bianca si è sentito di restare al di sopra delle parti. Mi scuso per il drammatico ritardo, ma non sono riuscita a vedere in tempo tutte le puntate e poi, come ho detto, non mi pagano per guardare telefilm (ancora).


ATTENZIONE: SPOILER!


In poche parole succede questo: Doug non muore ma viene ritrovato sfrantumato nel bosco. Lo salvano, fa tutta la riabilitazione perché si è sciancato per la botta in testa e torna da KEVIN che però gli dice che si deve riposare. Allora si dedica alla ricerca di Rachel usando l’hacker viscidone. KEVIN intanto viene massacrato dall’opinione pubblica, ha dei problemi di soldi, vuole far passare un piano per il lavoro e lo fa fregando i fondi alla protezione civile e lo mezzo crocifiggono per questo. Poi c’è un gran casino con la sempre sobria Russia, lui si vede col presidente il quale marpioneggia con sua moglie, ma poi tutti amici anche se la frittata in Medio Oriente è fatta. La moglie intanto si fa eleggere ambasciatrice, cambia colore dei capelli e combina un casino dietro l’altro finché non si deve dimettere, tornando bionda. Arriva uno che deve scrivere un libro su KEVIN ma la bozza è troppo realistica, non piace e lo cacciano. Una tipa cazzutissima, Dunbar, si candida contro KEVIN alle presidenziali del 2016 e lui, che aveva detto che non si candidava e poi, buh ha ha vi frego tutti, si candida e si accorda con la tipa che si tatua di nascosto quando fa cose brutte. Fanno tutti dei gran manini per avere consensi, ma alla fine lei non regge la pressione e cambia bandiera, appoggiando la Dunbar, che però perde.

Degno del famosissimo spot Beautiful in sei minuti, di Sky. Chi se lo fosse perso smetta subito di leggere queste quattro fregnacce e recuperi!

E ora veniamo al finale. Diciamo subito che ci si aspettava di meglio, almeno in casa mia. Tutto è troppo scontato, arrivati a questo punto. A metà puntata speravo ci fosse un ribaltamento di fronte, tipo che Doug si voltasse verso la povera malcapitata nel camion, la slegasse, le desse in mano una P38 e le chiedesse di ucciderlo. E invece niente: lui la lascia andare, in un lacrimevole momento alla Breaking Bad, in cui “Doug, guardami, non sei cattivo! Io lo so che mi lascerai andare!”. Ma no, ragazza, lui è proprio cattivo, anche se gioca al bravo zio coi nipotini e finge interesse per il fratello. Stolta e sciocca pulzella, come hai fatto a sperarci anche solo per un secondo. Ti rincorre con l’auto e poi ti interra nel deserto. RIP Hank Schrader. Povera e ingenua Rachel-Cassie. Ci mancherai. Ma anche no.

Oh shit...

Oh shit…

E questa era tutta la trama del capitolo 39, perché sul fronte KEVIN (sì, lo scriverò sempre maiuscolo perché LUI è maiuscolo) tutto un piattume indicibile. Ma vediamo brevemente i pensieri dei personaggi:

Volevo restare mora, accidenti!

Volevo restare mora, accidenti!

– La testa della moglie: ah votate il presidente perché se lo amo io da ventordici anni allora anche voi dovete amarlo, e poi chissà se è proprio vero che lo amo. Sto con lui. Ma lo amo o non lo amo? Proviamo a provocarlo col sesso selvaggio, che so che con le zoccolette lui ci va giù pesante ma a me mi tratta come un fiore di campo e invece io voglio l’uomo rude. Ecco, non ce la fa. Lo sapevo. Pusillanime. Lo lascio. No dai, non lo lascio. Ma potrei lasciarlo. Sì, lo lascio. E glielo dico proprio così, in faccia: ti lascio. Vamolà. Piglia e porta a casa.

Sorridi e nessuno vedrà la tua anima

Sorridi e nessuno vedrà la tua anima

– La testa di KEVIN: quanto sono potente, oh my God quanto sono potente. Come mi amo. E vincerò. E se ne accorgeranno tutti di vivere sotto la suola della mia scarpa. Li sbrindellerò, li maciullerò per bene e mi ringrazieranno con festosi applausi. E pure la mugliera mi ringrazierà, che finora ha solo rotto le balle coi suoi “ora è il mio turno”. Vedrà di cosa sono capace. Ah e glielo dico chiaro e tondo, che può anche fingere di fare la brava moglie ma che comando io, perché ho sempre comandato io, e ho fatto credere a tutti per due serie che lei sarebbe stata la prossima a ricoprire un ruolo di potere (ma quale?? Probabilmente la successiva incarnazione di Freezer, votata allo sterminio del genere umano. Non si sa). Ma non è vero. Sarò sempre e soltanto io. Perché IO-SO-NO-KE-VIN!

Fine.

Quindi?

Ci aspetta un ritorno di Desperate Housewives? Finirà tipo Guerra dei Roses? Cosa?

Previsioni per l'estate

Previsioni per l’estate

Almeno non si capisce niente e dalla prossima serie si potrà dare un bel colpo di spugna e via, ripartire verso obiettivi più concreti. Per ora ci sono piaciuti i campi lunghi che inquadrano il nulla del deserto, che ci hanno ricordato Walter White dentro un camper scassone, e KEVIN. Come sempre.

Ci aspetta una lunga estate senza di te.